Controvento

FIUTO MANCINI

RICCARDO SIGNORI - 09/10/2026

E vissero tutti felici e contenti. Finalmente ci siamo liberati del magone Italia, magone nel senso di tormento dell’animo tifoso. Liberi fino a novembre, poi ricomincerà lo sfogliar di margherita: ce la faranno? Non ce la faranno? Vinceranno? Stupiranno? I giovani cresceranno? Sarà spettacolo? Giochisti o risultatisti? Ma quest’ultimo è tormento che ci avvelena soprattutto durante il campionato, che ha già ripreso il sopravvento e propone sfide tra nuovo (Fabregas e il Como) e quasi nuovo (Gasperini e la Roma). Ma fino a novembre vivremo nel godimento di una nazionale che, comunque, sarà testa di serie per i sorteggi europei e sta rivalutando i giovani. Poi che passi ai quarti di finale della Nations League sarà altra storia. La storia appunto verrà decisa il 12 novembre a Milano contro la Francia e, infine, in Belgio, il 15 novembre a Bruxelles, dove saranno rose o piagnucolamenti sommessi.

Per il vero, il Belgio ci ha fatto già un favore: la sberla rimediata ad inizio torneo, due gol che pareva avessero fatto cadere il mondo, sono stati un disastro rigenerante, ceffone tonificante. Hanno svegliato o risvegliato tutti. I giocatori, anziani e giovani, hanno capito che non basta vestire una maglia per dirsi bravi. E Mancini ha dovuto ascoltare il solito suonar di tromboni, prima di farli zittire. Purtroppo in Italia la critica calcistica si muove molto a vento, badando meno alla sostanza. Per esempio, la nazionale under 21 ha chiuso un bel ciclo di partite di qualificazione all’Europeo del prossimo anno battendo 6-2 la Polonia. Un gol da 75 metri di Ndour, bresciano di papà senegalese che ha calciato in stile maradoniano, ha preso gli occhi di tutti. Sei gol hanno esaltato, ma che dire della scarsa qualità dei polacchi? Le nazionali under 21 hanno spesso illuso, eppoi deluso.

L’Italia “under” non vince l’Europeo dal 2004, Claudio Gentile ct. Non proprio ieri. Ora tutti vorrebbero vedere un po’ di azzurri under con Mancini: probabilmente accadrà, ma vogliamo parlare degli azzurri, affermati o esordienti, che hanno battuto con merito due volte la Turchia e pareggiato a Parigi con la Francia, dove il Belgio ha preso schiaffoni? La critica fa il suo mestiere ma stavolta non ha lasciato tempo perché un ct lavorasse e la squadra si raccapezzasse tra insegnamenti e tattica o semplicemente che i giocatori si capissero l’un con l’altro sul campo: non solo a tavola. Prima è stato tormento, poi visioni e sogni di gloria. Tipico del nostro pallone.

Direte: in questi 15 giorni di partite ha vinto tutta l’Italia, intesa come squadre e ct. E se Baldini sta già nel cuore di tutti, ma è tipico per i tecnici “under” meno pressati dalla necessità del risultato, Roberto Mancini si è dovuto rimboccare maniche in ogni senso. Dapprima osteggiato dal duo Maldini-Leonardo che ha fatto le valigie, in seguito dai nostalgici di Antonio Conte, infine dal risultato negativo contro il Belgio dopo soli tre giorni di raduno. Senza dimenticare la patetica gestione del caso “Malagò sì, Malagò no”, nella guerra tra Coni e Federcalcio, che in qualche modo toccava anche lui: voluto ad ogni costo da Malagò.

Mancini ne è uscito bene, dimostrando di essere il più adatto a lanciare giovani: ha sempre avuto coraggio nel provarli, ha occhio lungo sul talento e fiuto sui ragazzi. Poi si è visto gioco per ricordare che non si vince un Europeo, com’è successo nel 2021, solo per caso. La battuta di Mancini (”Dopo il Belgio, pareva che la mia serie di 37 gare senza ko fosse mai esistita”) è la foto del tifare nazionale. Ora, in quanto a vittorie, gli stanno davanti solo Pozzo e Bearzot. I numeri dicono qualcosa. In questa Italia pare ci siano meno figurine da collezione e più giocatori da attendere nel futuro.

E, comunque, meglio badare solo al campo, perché la ignobile commedia Coni-Figc per il tesseramento “mancante” di Malagò presidente, ha ridicolizzato un mondo. Ma due aspetti sono chiari: Luciano Buonfiglio è già diventato il presidente più dimenticabile della storia del Coni. E Andrea Abodi, ministro per lo sport, si è autoproclamato: ministro contro lo sport.