Proposta quasi indecente: facciamo diventare ottobre il mese del libro. Sappiamo che esiste già il 23 aprile, giornata mondiale ad esso dedicata, evoluzione di quanto organizzato per la prima volta il 7 ottobre del 1926 in Spagna. Un mese intero perché nel decimo mese dell’anno sono nati Raffaele La Capria, Andrea Zanzotto, Italo Calvino, nel 1906 Dino Buzzati, Edmondo De Amicis e il nostro Gianni Rodari. Elenco certamente non completo ma tutto di autori italiani di grande qualità. Varese avrebbe titolo per candidarsi visto che tra le molte iniziative troviamo da anni la premiazione dei finalisti, scrittori di racconti, al Premio Chiara. Quest’anno si terrà, come ormai da tradizione, domenica 18 ottobre alle Ville Ponti, dopo vari eventi che stanno punteggiando il calendario ottobrino.
Ma la piccola provocazione ha un altro scopo, meno indecente: ricordare la valenza del libro come strumento insostituibile di cultura. E, se volessimo essere più precisi, del libro come patrimonio da tutelare. Le statistiche potrebbero tranquillizzarci visto che, mentre i giornali cartacei sono agonizzanti, gli ebook non hanno ancora vinto la battaglia contro il libro stampato. Quel magico oggetto, con il suo odore di carta, che possiamo sottolineare, sentire fisicamente tra le mani. Un piacere quasi sensuale che ben conosce chi è affetto da libridine.
E nei trentuno giorni ci sarebbe l’occasione di far conoscere autori locali, magari meno noti ma di qualità. Insomma, far uscire da certe zone grigie chi scrive con la capacità – che è poi uno degli scopi principali – di offrire strumenti alternativi per capire chi siamo e come abitiamo il nostro mondo.
Possiamo segnalare a titolo esemplificativo “Anassimandro e i misteri dell’Isola Ombra” di Alessandro Ceccoli, un autore, forse, non conosciuto da tutti ma che merita. Ha già scritto, dopo una ricca esperienza professionale, vari romanzi, alcuni dei quali hanno vinto premi letterari, come “Il gioco dell’oca”, premiato al concorso letterario Guido Morselli. L’ultimo romanzo, in cui, come in una storia precedente, compare il nome di Anassimandro, è stato pubblicato direttamente dall’autore tramite la piattaforma Youcanprint. Per inciso, nell’immaginato mese del libro si potrebbe con rigore riflettere sul valore dell’autopubblicazione, intesa soprattutto come non dipendenza dal mercato editoriale. Ma questa è un’altra storia.
Merita invece qualche riflessione il contenuto di questo breve romanzo storico-filosofico, ambientato nel XVII secolo, su un’isola che però non si trova su nessuna mappa. Qui non è il caso di svelare la trama, che è un intreccio di colpi di scena e di pensieri profondi. C’è una umanità ricca, c’è una tenerissima famigliola di cagnolini e anche un gatto enigmatico. Dobbiamo dire, però, che i protagonisti del romanzo sono personaggi arrivati nella misteriosa isola per avere una nuova opportunità di vita.
E poi c’è Anassimandro, il demiurgo. La scelta del nome non è per nulla casuale e ci obbliga a ricordare il presocratico Anassimandro, vissuto nel VI sec. a.C., che è considerato, anche dalla fisica contemporanea (in particolare da Carlo Rovelli nel suo saggio “Che cos’è la scienza. La rivoluzione di Anassimandro”), il vero fondatore del pensiero scientifico razionale e della prima rivoluzione cosmologica della storia. Ma il suo ruolo nel romanzo di Ceccoli rimanda ad altro, all’attualità politica sottesa al principio dell’Àpeiron, cioè quanto è senza “limite” o “confine”. Il che ci porta a riflettere sull’uguaglianza e sull’antiautoritarismo.
Insomma, l’Àpeiron può portarci a rifiutare di avere una sola fazione, un solo gruppo o un solo interesse al di sopra degli altri. O, se vogliamo, farci riflettere su come nessuna forza sociale abbia il diritto naturale di dominare l’intero sistema.
C’è tutto questo nel romanzo di Ceccoli? Anche, ma soprattutto tanti spunti di riflessione per capire la realtà contemporanea segnata – come scrive l’autore in prefazione – da eventi sconcertanti e tragici. Un libro da leggere, anche senza pensare ad un auspicato mese del libro. Chissà, magari qualcuno riproporrà eventi come “Amor di libro”. Anni fa lo fece l’illuminato assessore alla cultura Giuseppe Armocida. E a noi, che non siamo su un’isola che non c’è, non resta che sperare e leggere.