Cultura

STORICI E ORACOLI

SERGIO REDAELLI - 09/10/2026

Un momento del convegno di Comerio

La macchina non va utilizzata come un oracolo, l’intelligenza artificiale non è la Sibilla Cumana o la profetessa di Harry Potter. Lo strumento informatico risponde in modo plausibile ma non mostra le fonti, non si basa su un’accurata ricerca d’archivio e non dice sempre la verità. Fornisce notizie che vanno controllate. Le domande e soprattutto l’analisi e la critica delle risposte restano compito di chi interroga il sistema: a maggior ragione per uno storico che – da umanista digitale qual è – non può accontentarsi del risultato fornito da un programma e che attraverso la critica delle fonti, prima di usare un documento, deve stabilire da dove proviene, chi lo ha prodotto, in quali circostanze e se la fonte è attendibile.

Lo storico, lo studente, il professionista, chiunque insomma abbia un approccio scrupoloso con l’IA, non può affidarsi ai miti classici o al fantasy contemporaneo. Un dato statistico lo dimostra: su 636 riferimenti bibliografici generati da ChatGPT e controllati uno per uno, il 55% non corrisponde ad alcuna pubblicazione esistente (fonte Scientific Reports, 2023). Lo ha fornito il convegno “Digital Humanities” tenutosi nei giorni scorsi all’Opera Village di Comerio, negli ampi ed eleganti spazi per attività culturali ricavati negli ex uffici della Ignis, oggi in dote alla Fondazione presieduta da Fabio Tedeschi (vice Angelo Maineri), intitolata agli industriali Enea Sacconaghi e Giovanni Borghi.

Organizzatrice del convegno è Marina Cavallera, ex docente di storia moderna alla Statale di Milano e di storia degli antichi Stati italiani all’università di Lugano, autrice di un centinaio di pubblicazioni di argomento storico, sociale ed economico del territorio varesino. Un’insegnante attenta, per vocazione, ai giovani e alle sfide del futuro: “Gli storici e i docenti non sono i depositari di un’antica sapienza fine a sé stessa – dice – devono invece tenere presente dove va il mondo, promuovere l’utilizzo virtuoso dei sistemi informatici, organizzare attività innovative, collaborare a costruire la nuova realtà. Noi dobbiamo coinvolgere i giovani nella ricerca storica, farli partecipare alle prospettive che guardano avanti”.

Ma come muoversi? C’è chi vorrebbe fermare o rallentare la corsa dell’intelligenza artificiale. Leader tecnologici, scienziati e movimenti globali paventano impatti sociali e ambientali incontrollati. I rischi esistono e tra gli effetti negativi – lo sappiamo – ci sono i danni sui bambini e sui ragazzi che usano male i computer, la dipendenza emotiva, il rischio di isolarsi, i contenuti inappropriati che bisogna combattere. Ma ci sono anche le infinite risorse da sfruttare: “Se parliamo di cultura – dice la docente, che siede nel consiglio direttivo della Società Storica Varesina – l’intelligenza artificiale può suggerire modelli per costruire una rete d’interazione fra gli archivi locali e le università, per favorire lo sviluppo del territorio, per capirne le criticità e le potenzialità”.

“Prendiamo le biblioteche: la Cittadella degli Archivi del Comune di Milano è un polo archivistico informatizzato tra i più avanzati d’Europa. Custodisce la memoria storica, amministrativa e artistica della città dal 1802 a oggi, attraverso milioni di documenti pubblici. Qualcosa del genere si potrebbe fare anche da noi, magari in questa stessa grande struttura di Comerio che ci ospita. Potrebbe coinvolgere le fondazioni, le scuole e le biblioteche, raccogliere gli archivi e i Fondi pubblici e privati, attivare iniziative culturali, convegni, seminari, mostre. Basti pensare al ricco patrimonio delle fonti archivistiche varesine che si potrebbero digitalizzare, ai materiali fragili e di difficile reperibilità che si possono consegnare ai ricercatori del futuro”.

Il convegno è stato presieduto dal professore Fabio Venuda della Statale di Milano, che ha parlato dell’applicazione delle nuove tecnologie in ambito archivistico, bibliografico e biblioteconomico (un tema sviluppato nel Nuovo Manuale di Biblioteconomia scritto con Giorgio Montecchi). Alice Raviola, associata di storia moderna dell’ateneo milanese, si è occupata dei mestieri della storia fra biblioteche, archivi e risorse digitali. Elisabetta Bertani e Stefania Peregalli hanno illustrato la rete del sistema bibliotecario varesino, Claudia Biraghi e Sara Fontana le attività del Centro di Ricerca delle storie locali dell’università dell’Insubria (Laura Facchin, responsabile di Villa Toeplitz, invitata, non ha potuto essere presente).

Ettore Pascal Valiani, nipote del senatore Leo Valiani scomparso nel 1999, ha parlato delle prospettive della ricerca storica con l’intelligenza artificiale, Simona Turbanti di come l’IA può valorizzare i centri multiculturali e Marica Casagrande di come coinvolgere i bambini, fin da piccoli, nel fascino della lettura e nella magia delle biblioteche. Utopia? Forse, ma è giusto tentare di realizzarla. I sistemi informatici oggi cambiano le prospettive rapidissimamente e l’IA e i robot sconvolgono la vecchia società. Ma questo è il fascino, in fondo, della storia dell’uomo.