Musica

SVOLTA BEATLES

CLAUDIO PIOVANELLI - 09/10/2026

Beatles forever! Eh sì, a 56 anni dal loro addio come gruppo alla scena musicale, avvenuto nella primavera del 1970, le loro canzoni continuano ad appassionare e ad affascinare non solo chi ha i capelli bianchi ma anche i più giovani, forse invitati all’ascolto da nonni e genitori.

Negli ultimi anni, per la gioia di coloro che con i quattro di Liverpool hanno condiviso l’adolescenza musicale, sono uscite molte riedizioni, cosiddette “deluxe”, dei loro album più significativi. Dopo l’Anthology degli anni Novanta, ricca di inediti e di curiosità e che ha abbracciato in pratica tutto il periodo della loro produzione (tra il 1962 e il 1970), si è cominciato per il cinquantenario di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” nel 2017, proseguendo poi con il “White album” nel 2018, con “Abbey Road” nel 2019 (anche in questi casi in occasione dei 50 anni dall’edizione originale), con “Let it be” nel 2021 e infine con “Revolver” nel 2022.

Adesso è la volta di “Rubber soul”, album uscito nel dicembre del 1965, la cui riedizione “deluxe” è in vendita dallo scorso 2 ottobre, anticipata dalla prima versione in studio del celeberrimo brano “Michelle”, disponibile all’ascolto già dalla fine di luglio su diverse piattaforme.

Le 14 canzoni del disco originale vengono ripresentate in versione stereo, mono e Dolby Atmos, con un suono rivitalizzato attraverso il supporto delle nuove e più sofisticate tecnologie. In tutto possiamo ascoltare 68 brani, distribuiti su quattro CD o su cinque LP; ma a rendere ghiotto il prodotto sono soprattutto gli inediti, che sono 23. Tra questi, anche tre “demo”, cioè le primissime versioni dei brani registrate in casa dagli autori; e poi versioni alternative, work in progress dei vari brani, esattamente come nelle precedenti edizioni deluxe degli altri lavori dei Beatles.

Ogni disco dei quattro di Liverpool rappresenta perfettamente un momento preciso della loro parabola musicale. Tra i primi album e quelli da “Sgt. Pepper” in poi c’è un vero e proprio abisso, ma è estremamente interessante esplorare anche la distanza che intercorre tra i primi lavori, che risalgono al 1963, e il quinto e sesto LP, “Help!” e appunto “Rubber soul”, entrambi del 1965.

Soprattutto “Rubber soul” scrive pagine assolutamente nuove, non solo o non tanto a livello compositivo, dove è evidente una maggiore maturità da parte di John Lennon e Paul McCartney, sempre meno coppia e sempre più propensi a inseguire le rispettive personali ispirazioni.

“Rubber soul”, come tutti i lavori precedenti e anche il successivo “Revolver”, inciso nel 1966 poco prima della decisione di non andare più in tournée e di non suonare più dal vivo, nasce nel giro di pochissimo tempo, un mese appena (tra ottobre e novembre 1965), durante il quale Lennon, McCartney e George Harrison scrivono più della metà delle 14 canzoni contenute nell’album.

A differenza di tutti i loro precedenti LP, qui si avvertono da parte dei Beatles e di George Martin, il produttore che tanta parte ha avuto nelle fortune del gruppo, i primi tentativi di arricchire il loro suono. E allora ecco in primissimo piano il sitar di George Harrison in “Norwegian wood” di Lennon, ecco l’Hammond di Mal Evans in “You won’t see me” di McCartney, ecco il breve quanto delizioso assolo di piano di George Martin in “In my life”, forse uno dei rari momenti in cui John e Paul scrivono di nuovo a quattro mani. Situazioni che poi torneranno con maggior forza ed evidenza nei lavori successivi, quelli che consacreranno la grandezza senza tempo di questi quattro ragazzi. E come scordare “Girl” e “Michelle”? Sono tra i primi frutti di quella autentica gara a livello compositivo che Lennon e McCartney hanno cominciato a ingaggiare, più o meno consapevolmente, e che finirà col regalarci straordinari capolavori di cui questi due titoli sono solo un chiarissimo esempio.

Una curiosità riguarda anche il metodo di lavoro dei Beatles durante la realizzazione di questo album: per la prima volta infatti incidono prevalentemente di notte, con sessioni che si allungano sino alle 7 del mattino, una prassi inusuale sino a quel momento che sarà poi ricorrente per i lavori successivi.

Per chi non desidera spendere i circa 140 euro richiesti per l’edizione deluxe in CD, o gli oltre 200 di quella in LP (e c’è anche un volume di 88 pagine con testi e foto inediti), sono a disposizione altre versioni per così dire ridotte che tuttavia non mancano di appagare il desiderio di un sempre emozionante tuffo nel passato.