Società

DONARE È BELLO

GIANFRANCO FABI - 14/11/2025

È ormai una tradizione. In un sabato di metà novembre, quest’anno proprio il 15, nei supermercati di tutta Italia si vive un’animazione particolare. Si rinnova infatti la Giornata nazionale della colletta alimentare, un giorno intero in cui giovani (tanti) e meno giovani (forse ancora di più) invitano a comprare generi di prima necessità per poi donarli a chi ne ha più bisogno.

L’iniziativa è promossa dal Banco alimentare, la Fondazione creata nel 1989 e che si è rapidamente allargata a tutto il Paese con un triplice obiettivo: 1) combattere gli sprechi alimentari, grazie soprattutto alla collaborazione con le grandi industrie e le catene della distribuzione; 2) contribuire a sostenere le famiglie in difficoltà distribuendo le eccedenze raccolte; 3) sollecitare un impegno responsabile promuovendo l’economia del dono, il volontariato, la solidarietà.

Nel concreto quest’anno in quasi 12mila supermercati oltre 150mila volontari, riconoscibili dalla pettorina arancione del Banco alimentare, inviteranno ad acquistare prodotti a lunga conservazione come olio, verdure e legumi in scatola, conserve di pomodoro e sughi pronti, tonno e carne in scatola, alimenti per l’infanzia e riso.

Tutti gli alimenti donati sono poi distribuiti a oltre 7.600 organizzazioni partner territoriali convenzionate (mense per i poveri, case-famiglia, comunità per i minori, centri d’ascolto, unità di strada, etc..) che accolgono quasi due milioni di persone in difficoltà.

A Varese il Banco Alimentare ha da quest’anno una nuova sede, inaugurata in maggio in zona stadio dove sono impegnati regolarmente 200 volontari. Nel 2024 ha distribuito 200 tonnellate di generi alimentari, raggiungendo quasi 700 famiglie. Saranno oltre duemila i volontari impegnati sabato a livello locale. Un grande impegno, anche organizzativo.

Il principio educativo è quello di “condividere i bisogni per condividere il senso della vita” sensibilizzando sul problema della povertà, richiamando ai concetti di condivisione, gratuità e carità

C’è da sottolineare che fatte salve le esigenze della vita quotidiana è cresciuta negli ultimi anni una maggiore consapevolezza del fatto che il tempo non è denaro e che alla carriera non devono essere necessariamente sacrificati i rapporti umani e le dimensioni personali extra-economiche. E sia a livello personale che sociale le relazioni, insieme alla solidarietà, hanno acquistato un posto sempre più importante. Magari silenziosamente, senza “fare notizia”, ma con effetti positivamente rilevanti.

Ci sono esperienze che sono impagabili: partecipare alla vita del quartiere, frequentare le biblioteche, svolgere attività di volontariato, visitare un museo quell’unico giorno al mese in cui non si paga l’ingresso. C’è un’economia della gratuità che è tutta da scoprire e che non è semplicemente la ricerca del gratuito. Come ha scritto Luigino Bruni “la gratuità rimanda a charis, grazia. La gratuità è infatti grazia, poiché è dono non solo per chi riceve atti di gratuità, ma anche per chi li compie, poiché la capacità di amare gratuitamente è qualcosa che accade in noi sorprendendoci sempre, come quando siamo capaci di ricominciare dopo un grosso fallimento, o di perdonare davvero gravi errori degli altri (e nostri). È questa gratuità che il mercato capitalistico non conosce, e che invece l’enciclica Caritas in veritate ci chiama a mettere al centro anche dei nostri rapporti economici, politici, sociali. Dove sembra impossibile, ma dove già sono in tanti a viverla, nell’economia civile e di comunione”.

E quindi gratuità è un modo di guardare con generosità all’impegno quotidiano, è quel valore aggiunto di un gesto di solidarietà che fa più bene a chi lo fa che a chi lo riceve.

E le donazioni, anche se solo una volta all’anno, al Banco alimentare sono una piccola leva per un mondo migliore: per chi dona, per chi dedica tempo ad un’opera meritoria, e, non ultimo, per chi viene aiutato nelle esigenze quotidiane.