Follow the money. Traduzione: segui i soldi. La frase – mutuata dal celebre film “Tutti gli uomini del presidente” di Alan J.Pakula, con due strepitosi Robert Redford e Dustin Hoffman – sarebbe stata sussurrata al giornalista Bob Woodward da una “gola profonda” come la pista da seguire per smascherare le bugie e gli inganni e scoprire la verità sullo scandalo Watergate che pose fine alla presidenza di Richard Nixon. Segui i flussi del denaro, insomma. Anche per capire Donald Trump è fondamentale usare la bussola del denaro, dei guadagni, degli affari. Morale: l’America e gli americani possono aspettare. I soldi come obiettivo, cioè monetizzare al massimo il suo mandato, ma anche come strumento.
Trump voleva che la Federal Reserve, la banca centrale americana tagliasse i tassi, anziché rialzarli. “La realtà dei fatti è che l’inflazione è troppo alta e lo è da troppo tempo” ha spiegato il presidente della Fed Kevin Warsh, nominato proprio da Trump che pensava di teleguidarlo. Gli è andata male. La Federal Reserve è concepita per essere al riparo dalle correnti politiche di Washington. I banchieri centrali sono tenuti a prendere decisioni da migliaia di miliardi di dollari sull’opportunità di aumentare o diminuire i tassi di interesse, basandosi su ciò che è meglio per l’economia, non per l’inquilino del 1600 di Pennsylvania Avenue. Una Fed che agisse su indicazione della Casa Bianca potrebbe perdere il controllo dei tassi di interesse di mercato, con un conseguente aumento vertiginoso del costo dei mutui, giusto per fare un esempio. Il Presidente voleva un taglio dei tassi perché, ha detto: ”In America c’è un boom di investimenti”. I suoi, ancora una volta, a cominciare dalle criptovalute. Follow the money anche sul fronte dell’intelligenza artificiale. Il presidente ha respinto l’appello di alcuni importanti dirigenti di aziende Big Tech, che chiedevano più regole e controlli nello sviluppo dei loro prodotti. “L’unico argine di cui l’Intelligenza Artificiale ha bisogno è un presidente forte e intelligente e gli Stati Uniti ne hanno uno” ha detto Trump, con la consueta modestia.
Anche qui sono i soldi a guidare l’azione del presidente: l’anno scorso ha spinto da par suo “Stargate”, l’iniziativa che punta a rivoluzionare il panorama tecnologico globale e che verrà attuata con fondi privati e il pieno supporto logistico e legislativo del governo. Il progetto prevede un investimento totale di 500 miliardi di dollari in quattro anni. Musica per le orecchie del tycoon. I soldi anche come strumento, dicevamo. Ecco dunque l’arma dei super dazi sui prodotti europei minacciati da Trump se Bruxelles procederà con la proposta di rendere il Canada il primo membro associato dell’Unione Europea. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il premier canadese Mark Carney hanno messo in fila i molteplici settori di cooperazione in cui l’Ue e il Canada possono prosperare insieme: commercio, energia, materie prime critiche, batterie, intelligenza artificiale, informatica quantistica, finanza, difesa, spazio. Tutta roba che, per il tycoon, profuma di soldi. Per questo non digerisce la sintonia tra i due, da una sponda all’altra dell’oceano.