In Confidenza

LA FESTA

Don ERMINIO VILLA - 25/09/2026

La festa di S. Efisio a Cagliari

Sui calendari, di solito, i giorni feriali vengono distinti, anche graficamente, dalle feste. Ma dalla maggior parte di essi sono spariti i santi. Per non far torto a nessuno, si dice. In nome di una libertà che, in una società plurale, andrebbe concepita “per sottrazione”.

Niente di più astratto e ingiusto. Sulle agende planning, inoltre, le righe su cui segnare gli impegni nei giorni festivi sono molto più ridotte. La festa c’è, ed è il giorno del disimpegno. Ma basta dire così? Che cos’è veramente la festa? Che fine ha fatto oggi?

La festa, come tutte le esperienze fondamentali dell’uomo (pensiamo all’amore, al dolore, alla libertà) è più facile da riconoscere che da definire. Proviamo dunque a riconoscerne i caratteri dentro l’esperienza, prendendo a prestito il metodo delle cinque W: Who (chi?), Whatt (cosa?), When (quando?), Where(dove?), Why (perché?) – ci chiediamo brevemente: “Qual è il soggetto che fa festa? Che cosa si festeggia, cioè qual è l’oggetto della festa? Quando si fa festa o qual è il tempo della festa? Dove e perché si fa festa?”.

Anche andando molto indietro nei secoli, presso tutti i popoli e tutte le culture si incontra la festa. Nell’etimologia della parola c’è la dimensione comunitaria. Il latino festum indica un giorno di gioia pubblica, di giubilo, di ‘baldoria’ e il greco festiao indica l’atto di accogliere presso il focolare domestico.

Il soggetto della festa come il suo ‘luogo’ è dunque la comunità. Può essere la famiglia, il quartiere, il paese, la nazione…

Prendere parte alla festa significa approfondire il proprio legame di appartenenza alla comunità. L’oggetto della festa è un avvenimento della vita e della storia della comunità: in famiglia semplicemente un compleanno o un anniversario, ma anche il Natale o la Pasqua; nel paese il santo patrono o l’inizio della vendemmia; nella nazione la liberazione o la nascita della repubblica; nella società civile il primo maggio piuttosto che il capodanno.

Ben al di là dell’”oggetto” festeggiato, la festa rimanda sempre a un oltre (si può quindi parlare di scopo) che travalica gli angusti limiti del quotidiano. In questo senso si può dire che la festa ha un carattere religioso.

Quello della festa è sempre un momento qualificato, perché orienta il tempo senza possederlo. E’ un tempo gratuito, che non si monetizza. Per questo in ogni festa è presente il rito, religioso o laico, quotidiano o solenne che sia. Si pensi alla messa, alla celebrazione del matrimonio, al corteo o alla processione, ma anche alla preghiera in famiglia prima del pranzo o al gioco della tombola…

Ultimamente il rito è sempre religioso, perché segnala un’eccedenza: il cercare la risposta alle domande ultime. Se le cose stanno così, nella festa ne va dell’umano. Come scriveva il filosofo greco Democrito più di 2000 anni fa: “La vita senza feste è un lungo viaggio senza soste”.