
Sono giorni decisivi ai piani alti delle televisioni: si definiscono gli ultimi dettagli dei palinsesti televisivi del prossimo autunno e – idealmente ma neanche poi tanto – fuori dalla porta degli uffici dei direttori si accampano star, starlette, autori, attori e questuanti assortiti alla ricerca di una conferma del posto, di uno strapuntino in più, di un piccolo taglio al budget in meno.
Ci sarà tempo, quando arriverà l’ufficialità, di ragionare sulla tv che sarà da settembre in poi, ma intanto possiamo già identificare il nome e il volto dell’agnello sacrificale della prossima stagione, la cui folta chioma è stata sfoltita di netto – direi rapata – dai tagli che sono il mantra della Rai 2025/26: Gigi Marzullo.
Lui, proprio lui: colui che meglio di chiunque altro rappresenta la Rai dell’altro ieri eppure ancora in voga, quella della bianca balena di demitiana memoria, quella dei Biagio Agnes, quella inamovibile, come i suoi programmi di interviste notturne e soporifere.
In una rara intervista subìta e non inferta, il Nostro ebbe a affermare che il suo “Mezzanotte e dintorni” – il celeberrimo format costruito sulle domande astruse eppure ipnotiche, quali ad esempio l’immarcescibile “Si faccia una domanda e si dia una risposta” nato nel 1989 e poi trasfigurato in Sottovoce e le sue tante varianti dedicate a libri, cinema, musica e altro – lo creò proprio sull’impulso di un ventilato taglio dal palinsesto, a cui lui riuscì a opporsi proponendo all’allora dirigente assetato di risparmi un programma praticamente a costo zero, tolto lo stipendio di chi muoveva la camera e del macchinista che disponeva le due sedie sulla scena.
Ebbene, a quanto pare, al 71enne conduttore irpino, l’anno prossimo non funzionerà più il badge ai tornelli d’ingresso RAI, e un severissimo vigilantes lo strattonerà fuori come si fa con gli importuni molesti nei ristoranti chic.
Ma sarà proprio così? Marzullo sembra che sia furente (ironia della sorte, la potente Simona Agnes, figlia del suo antico mentore e oggi Presidente del CdA Rai, avrebbe dichiarato addirittura che “starebbe facendo il pazzo”, noi ci permettiamo di dubitarne…) ma ha comunque un contratto fino al 2026 e dunque per l’anno prossimo dovrebbe subire un semplice ridimensionamento dei suoi spazi: probabilmente, gli monteranno in scena lampadine alogene dal voltaggio più basso.
Lui comunque minaccia nientemeno che di andarsene da mamma RAI, per approdare al lido amico del tavolo di Che Tempo che fa, da quel Fabio Fazio che gli aveva ultimamente cucito addosso la parte dell’intellettuale incompreso, colmandolo di soddisfazione, dopo un’amara carriera quarantennale spesa a fare domande strane in piena notte a gente non sempre famosa.
Ogni storia ha un cattivo e un buono, un protagonista e un antagonista: nella narrazione RAI dell’anno prossimo, potrebbe esserci forse il ritorno di un grande classico: il piccolo fiammiferaio. Noi scommettiamo però sul lieto fine.