I data center stanno rapidamente diventando una nuova presenza industriale anche nel territorio lombardo. Sono infrastrutture indispensabili per servizi digitali, cloud e intelligenza artificiale, ma la loro diffusione pone una questione che non può essere affrontata soltanto quando il singolo progetto arriva sulla scrivania di un Comune.
In Lombardia risultano già numerosi centri in funzione, altri sono in costruzione e continuano a emergere nuove richieste. Anche nel Varesotto le aree industriali dismesse o sottoutilizzate sono le prime candidate. All’ex Novartis di Origgio, dove si discute da tempo di un possibile insediamento, il gruppo proprietario dell’area ha chiesto a Terna una fornitura di circa cento megawatt. Ma non è l’unico comparto produttivo in gioco.
Il recupero di aree già urbanizzate rappresenta certamente una soluzione preferibile rispetto al consumo di nuovo suolo. Ma collocare un data center in una fabbrica abbandonata non rende automaticamente sostenibile l’intervento.
Queste strutture possono richiedere enormi quantità di energia elettrica, importanti connessioni alla rete e, a seconda delle tecnologie utilizzate, acqua per il raffreddamento. Occorre considerare anche il rumore, i gruppi elettrogeni di emergenza, il calore prodotto e le conseguenze sulle infrastrutture esistenti. Soprattutto, bisogna valutare l’effetto cumulativo: dieci grandi impianti concentrati nello stesso territorio rappresentano qualcosa di molto diverso da dieci progetti esaminati separatamente. E non è un’ipotesi di scuola: una mappatura civica costruita sui dati pubblici di Terna ha contato ventidue richieste di data center in un raggio di dieci chilometri attorno a Cesate. Richieste, si badi, non impianti autorizzati.
Per questo Amici della Terra Varese ha chiesto alla Provincia di Varese una ricognizione dei data center esistenti, autorizzati e progettati, con il coinvolgimento dei Comuni e degli enti competenti. Prima ancora di stabilire se un singolo progetto sia accettabile, occorre conoscere quanta energia e quanta acqua il territorio possa mettere a disposizione senza compromettere altri utilizzi.
C’è poi una domanda economica. Quale beneficio rimane realmente al territorio? Il riutilizzo delle aree dismesse è positivo, ma vanno valutati anche l’occupazione generata, gli investimenti nelle infrastrutture e la possibilità di recuperare il calore prodotto, ad esempio per reti di teleriscaldamento.
Il nuovo PGT di Varese potrebbe rappresentare un’occasione per introdurre criteri preventivi: priorità alle aree dismesse e degradate, niente nuovo consumo di suolo, verifica della disponibilità idrica ed energetica, compatibilità con la rete e recupero del calore.
Ma la dimensione del fenomeno supera i confini comunali. Provincia e Regione dovrebbero costruire un quadro complessivo e pubblico.
La trasformazione digitale è inevitabile e può creare opportunità. Proprio per questo non dovrebbe essere subita. Prima che siano gli investimenti a disegnare il territorio, dovrebbe essere il territorio a stabilire dove, quanti e a quali condizioni possano insediarsi i nuovi data center.