
In Un’altra donna – uno dei film più belli e meno ricordati di Woody Allen, interpretato da una straordinaria Gena Rowlands – Marion Post sfoglia un volume di poesie appartenuto alla madre.
E ritrova Torso arcaico di Apollo di Rainer Maria Rilke.
Ricorda che la madre amava particolarmente quella poesia e che alcune sue lacrime erano cadute proprio sulle parole conclusive:
“Non c’è luogo che non ti veda.
Devi cambiare la tua vita”.
“Devi”.
Non “potresti”.
Non “sarebbe forse opportuno”.
Non “pensaci”.
Devi.
Marion è una donna colta, intelligente, affermata.
Insegna filosofia.
Ha costruito la propria esistenza con metodo, tenendo sotto controllo sentimenti, desideri, rimpianti e perfino il dolore.
Crede di conoscersi.
Poi, attraverso un muro, ascolta casualmente le sedute psicoanalitiche di un’altra donna – da qui il titolo – e quelle parole, pronunciate da una sconosciuta, finiscono per riguardare lei.
Accade così, qualche volta.
È necessario che sia un altro, possibilmente uno che non sappia nulla di noi, a raccontarci chi siamo.
Marion comincia allora a rileggere la propria vita.
Gli affetti trascurati.
L’amore respinto.
Il figlio non avuto.
Le persone ferite senza quasi accorgersene.
Le scelte presentate a se stessa come inevitabili e che inevitabili, forse, non erano.
Niente di quanto è accaduto cambia.
Eppure cambia tutto.
Perché il passato non è soltanto ciò che è stato.
E’ anche ciò che, molti anni dopo, comprendiamo sia stato.
Rilke scrive:
“Devi cambiare la tua vita”.
Woody Allen racconta il momento nel quale una persona scopre perché dovrebbe farlo.
Bob Dylan, in Things Have Changed – la meravigliosa canzone composta per Wonder Boys, uno dei film che amo di più – arriva dopo e prende atto della situazione:
Le cose sono cambiate.
Non stanno cambiando.
Non cambieranno.
Sono già cambiate.
“I used to care, but things have changed.”
Una frase terribile.
Perché il mondo si è mosso mentre noi continuavamo a comportarci come se fosse rimasto fermo.
E quando finalmente ce ne accorgiamo, il cambiamento è già avvenuto.
Rilke impartisce l’ordine.
Woody Allen rappresenta la presa di coscienza.
Bob Dylan registra il fatto compiuto.
Ma cambiare vita, quando molta vita è ormai trascorsa, non significa necessariamente cominciarne un’altra.
Può significare guardare diversamente quella vissuta.
Riconoscere gli errori.
Le omissioni.
Le occasioni mancate.
Le persone non comprese.
Le svolte che sembravano casuali e che invece hanno deciso tutto.
Non sempre possiamo cambiare la vita.
Possiamo però cambiare il giudizio che ne diamo.
E talvolta – sia pure troppo tardi, come quasi sempre accade – è precisamente questo a cambiarla