(S)Temo di non capire più nulla. Il governo annuncia un decreto legge, quindi un provvedimento d’urgenza, per mettere il limite della presenza di stranieri nelle classi delle scuole italiane e si alza un vespaio incredibile. Toni rancorosi, questa non è una novità, da Schlein, preoccupazione dei vescovi, moniti da Mattarella. Ma si parla di un limite che esiste da 16 anni, per di più stabilito con una circolare ministeriale, una fonte di diritto di basso livello.
(O)Repubblica spiega: “…il tetto del 30 per cento nelle classi italiane. Una misura, quest’ultima, che sarebbe addirittura di buon senso se non si scontrasse con una semplice realtà: che cosa si fa quando il tetto viene superato? Si cacciano i bambini? Li si iscrive in istituti a decine di chilometri di distanza condannandoli a un destino di evasione scolastica?” Non è malvagio il sospetto che si corra a chiudere la stalla quando i buoi sono scappati, perché ci si accorge di quel che succede in Germania e si teme che un effetto imitazione gonfi il portafoglio-voti di tale Vannacci.
(C) Cerchiamo di vederci chiaro. Nel 2010 il Ministero emise la Circolare n. 2 dell’8 gennaio 2010, introducendo come criterio ordinario la soglia del 30% di alunni con cittadinanza non italiana per classe. La ragione era evidente: concentrazioni molto elevate di alunni con una conoscenza insufficiente dell’italiano rendono più difficile sia l’apprendimento della lingua sia lo svolgimento ordinario della didattica della classe.
(S) 2010? Ultimo governo Berlusconi, ministro Gelmini, non ricordo fossero particolarmente amati dalla sinistra, ma non si levò un lamento. Ovviamente una circolare ammette deroghe, ma poteva anche sembrare un’imposizione non fondata su una base giuridica solida. Tuttavia non fu messa in discussione, tanto che è una direttiva valida tuttora, dai successivi governi: Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte-Salvini, Conte-PD, Draghi. Quindi non cadiamo dal pero, come fa Repubblica, si tratta di verificare quello che si fa già adesso ed eventualmente migliorarne l’applicazione, proprio perché una legge richiede un regolamento applicativo più vincolante di una circolare e più garantista nei confronti dei soggetti interessati.
(O)Ma siccome si tratta di una norma che si applica all’iscrizione, è chiaro che riguarda il prossimo anno scolastico, quindi insisto sul sospetto che si tratti di una urgenza elettorale e non didattica. Come diceva Andreotti, a pensar male s’indovina sempre.
(C)Voglio vedere il lato positivo: buttare il sasso nello stagno consente di guardare davvero il problema, che come colgono bene Zuppi e Mattarella è quello dell’uguaglianza delle opportunità: sarebbe forse meglio lasciare andare tutto al caso, trovandosi come alla primaria di Monfalcone, dove in uno dei due Istituti comprensivi, l’«Ezio Giacich», nelle scuole primarie quest’anno si sono iscritti 560 bambini stranieri sui complessivi 734?
(O)Come abbiano gestito la situazione non lo so, so che la discriminante non deve essere la nazionalità, sapete bene che possono essere ‘stranieri’ anche bambini nati in Italia, perfettamente parlanti italiano, che non sarebbero d’impaccio alla didattica. Inoltre come consideriamo i comunitari? Dovrebbero essere esclusi dal computo, l’UE non accetterebbe questa discriminazione. Ripeto: il pasticcio nasce dallo scopo elettorale dell’effetto annuncio, che rischia di ottenere l’effetto contrario.
(S)Guarda che Liardo, dirigente scolastica dello stesso Istituto, dichiara che la vera sfida è la contraria, sarà di fare in modo che i bambini monfalconesi non se ne vadano più a studiare altrove, perché nonostante il grande sforzo nella direzione dell’intercultura, non è facile far accettare ai genitori una condizione di grave disagio didattico per i loro figli. Stiamo proprio parlando di uguaglianza, non di discriminazione razziale.
(O)Quindi il vero tema non è la percentuale, se è troppo bassa o troppo alta, se mettere a disposizione lo scuolabus è una tutela o una discriminazione, ma come si affronta complessivamente il tema dell’inclusione. Starnazzare a vanvera sulla discriminazione, quando la difficoltà che nasce dall’inazione colpisce entrambi i soggetti, avvalora il sospetto che ambedue le parti politiche facciano un “gioco al massacro”. Anche sulla scuola? Sui bambini? Inaccettabile. Abbiamo appena superato persino il dualismo MAZZOLA-RIVERA, sia pure in articulo mortis.
(C)Dovrei dare un suggerimento, pur essendo fuori dalla scuola da decenni? Lo do, l’ho già dato settimana scorsa: oltre alla creazione di una composizione non sproporzionata, con eventuale riduzione del numero massimo, si deve applicare una didattica personalizzata, come già si dovrebbe fare, ma non si fa, per i disabili. Troppo oneroso? La crisi demografica riduce le classi e rende disponibili i ‘perdenti posto’, un rimedio fragile, lo so, infatti il punto vero è la mancanza di personale adeguato in qualità e in numero. Si parla anche di corsi di lingua italiana dedicati ai genitori, ottimo, ma di difficile realizzazione. Una proposta più drastica: scuola materna obbligatoria o perlomeno fortemente consigliata e agevolata per i bambini non parlanti italiano. Questa, lo so per esperienza diretta, funziona.
(S)Sebastiano Conformi (O)Onirio Desti (C)Costante