
(S)Cercando un’alternativa al populismo, m’imbatto in De Luca, ora sindaco di Salerno, già presidente della Campania, definito ‘cacicco’ dalla maggioranza piddina, che gli impedisce la ricandidatura in Campania, ma deve subire la sua quasi trionfale rielezione a sindaco di Salerno, senza simbolo del PD, senza campo largo, anzi contro il candidato di M5S e AVS. Però sostiene la candidatura del grillino Fico a presidente della Regione. Ma è antipopulista o IPER-populista? È antipolitica radicale o è per un decisionismo politico da leader carismatico?
(O)Confrontandolo con l’imitazione che ne fa Crozza, affermo che l’originale è inarrivabile, ma anch’io non capisco se quella tecnica tra irrisione e decisionismo, che mescola abilmente, si può applicare ad una dimensione nazionale o rimane un caso della Campania, un simpatico Pulcinella dalla doppia maschera.
(C) Facciamolo parlare dei temi più controversi, citandolo alla lettera da FB.
Sulla vittoria della destra in GERMANIA: “Soprattutto, quel partito di estrema destra ha espresso non solo un’attenzione per la crisi sociale che riguarda il mondo del lavoro, il mondo operaio e la crisi dell’industria, ma ha espresso qualcosa che pesa anche in Italia, ovvero l’insofferenza per la politica politicante, per queste immagini di cialtroneria, di persone che non hanno nessun legame con la vita reale, con i territori, con le persone in carne e ossa. Anime morte i dirigenti in Germania, in Italia, in Francia. Anime morte. Si comincia a esprimere una protesta per il modo di essere, di presentarsi, di parlare di questo ceto politico che appare sempre più insopportabile. C’è qualcosa che va al di là del giudizio politico e dei programmi: “Non vi sopportiamo più, basta…Il problema reale è la sicurezza, è la serenità di vita delle persone che non viene garantita.”
(S)Non sta parlando solo dei ‘nemici’, della destra, anzi paragona ironicamente una foto di Bonelli e Fratoianni al ristorante con “i grandi della terra riuniti a Yalta”, poi ne spara una più pesante: “Abbiamo l’avventura infinita delle primarie intestate all’opposizione. Si fanno, non si fanno, e quell’immagine orribile – volevo dire pornografica, ma non lo dico perché è politicamente scorretto – dei quattro che scendono dalla scalinata di Montecitorio. Ovviamente le emittenti televisive ripetono sempre quell’immagine. I dirigenti dell’opposizione non se ne rendono conto che è un modo per fargli perdere ogni volta centomila voti?”
(O)La differenza nasce da una impostazione profonda, non da un battutismo crozziano: distinguerei due questioni: compatibilità programmatica e compatibilità del modello politico, per individuare i punti qualificanti del “deluchismo”.
- La politica è anzitutto governo e capacità amministrativa. È probabilmente il tratto fondamentale. De Luca tende a giudicare i partiti dalla capacità di decidere, realizzare opere, governare sanità, trasporti, urbanistica, sicurezza, più che dalla rappresentazione delle identità sociali, o piuttosto delle opinioni in ordine ai diritti ‘civili’. Vede quindi nel “campo largo” un ostacolo reale alla capacità decisionale, ma pensa che sia possibile anteporre cronologicamente un accordo programmatico ad uno politico.
- La sicurezza. “Una delle mie tesi è questa, ma non sono ancora riuscito a convincere il mondo progressista: la sicurezza serve alla povera gente, non agli altri. A chi vive la propria vita sociale nei quartieri popolari, alle famiglie normali… Allora qual è la condizione di vita reale?… Che cosa succede di notte… ormai abbiamo un’esplosione di microdelinquenza. Abbiamo bande giovanili che sono incontrollabili, con un ingresso massiccio anche di extracomunitari – senza generalizzazioni, per l’amor di Dio… Poi abbiamo gente che comincia a fare spaccio di droga, gruppi di extracomunitari che occupano militarmente alcune piazze e alcuni luoghi.”
- Una sinistra del lavoro e dei ceti popolari, ma anche dei ceti produttivi. De Luca critica il PD perché ritiene che non riesca ad allargarsi oltre il 19-21% e insiste sulla necessità di recuperare ceto medio, lavoro autonomo, imprese e territori, oltre al lavoro dipendente.
(S)Ma questo non è e non sarà mai il programma del “campo largo”.
(C)Non credo di aver fatto un tentativo d’invitare a votare pro o contro uno schieramento. Tanto meno di rilevare disomogeneità all’interno della sinistra, troppo evidenti da sole sui temi di politica estera. I due rami del bipolarismo hanno gli stessi problemi: nello schieramento politico coprire contemporaneamente sia il centro sia la propria estrema, nel programma economico-sociale soddisfare bisogni crescenti delle famiglie senza compromettere il bilancio e il debito. Nemmeno De Luca ha la formula magica, ma ha il pregio di dichiarare apertamente che il tempo dei sofismi politici è finito e sta ritornando quello delle chiare identità sociali, di cui le posizioni politiche devono diventare coerenti e legittime conseguenze.
(S)Sebastiano Conformi (O) Onirio Desti (C)Costante