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Cara Varese

TRITACARNE SANITÀ

PIERFAUSTO VEDANI - 15/04/2016

ANGERAIn base a rigorose  disposizioni  date dal governo  alle regioni per riequilibrare l’enorme spesa nazionale per la sanità, Milano ha eseguito  un ordine di rara antipatia perché colpisce comunità e famiglie che hanno una lunga storia di fiducia e rispetto per i loro pubblici “punti nascita”, i luoghi delle  maternità tradizionali. Aboliti e accorpati ad altri ospedali  quelli che  non “producono” almeno 500 parti all’anno.

Alla base della decisione criteri aziendalistici, cioè pure valutazioni economiche in ordine alla gestione, un calcio alla lunga catena di affetti e sentimenti che da anni e anni legava la comunità al reparto ospedaliero. Angera è finita nel cieco tritacarne  governativo della maternità che ha colpito in tutta Italia, dove però ci sono state reazioni anche  ben diverse. Avendo la regione emiliana  tentato di applicare alla lettera l’ordine ministeriale  a tutta la zona  appenninica, si è trovata di fronte  alla clamorosa ribellione di sacre istituzioni democratiche  come l’intero pianeta delle cooperative – una vera potenza economica e politica –  che ha trascinato con sé altre realtà del lavoro e sociali, a conferma di una generale sensibilità culturale e democratica di gente che  ha fatto della partecipazione attiva  alla vita pubblica un obiettivo  irrinunciabile.

A  Reggio Emilia i rappresentanti della  regione sono ancora in difficoltà, la politica rischia infatti di pagare  a caro prezzo una norma che per difficoltà ambientali e logistiche di attuazione può effettivamente avere risvolti  pericolosi per la salute di future mamme che già oggi per raggiungere il loro punto nascita devono farsi magari un’ora e mezzo di  auto,  in .montagna.

Angera ha levato  con dignità e speranza  la sua voce, la notizia di questo SOS non ha fatto molta strada –  non sono pochi i punti deboli della sanità nella nostra provincia – solo Roberto Maroni, che viste le negatività  gestionali   attribuite dalla magistratura  milanese a suoi collaboratori azzurri e leghisti, si è fatto carico della sanità regionale, ed  esaminerà personalmente il problema di Angera.

Anche questa piccola vicenda  ha comunque un significato se valutata nel quadro di una  sanità in movimento   per alleggerire i suoi  bilanci nazionali  e regionali. Di questi tempi è sicuramente  un  guaio finire nel mirino dei micragnosi contabili degli apparati centrali e delle aziende ospedaliere  locali , in  particolare nella nostra provincia  dove storicamente si è ben lontani per esempio dal senso di appartenenza della gente reggiana che coltiva semmai campanilismi, molto accentuati,  di lunghissima tradizione e ben ricambiati,  ma verso altre città e province.

Il Varesotto è un vero campionario di  diversità, di divisioni  che hanno a monte   campanilismi  dovuti a fattori  anche etnici, a   situazioni,  tradizioni,  cultura e sensibilità sociale di diversa interpretazione,   di interessi e orizzonti  che collidono e possono non giovare, se non addirittura fare danni.

La politica da sempre non ha lavorato per dare un’identità meglio definita alle nostre zone, una unità  decisiva  in termine di immagine e di concreta affermazione della nostra presenza e della nostra importanza in ambito nazionale. La politica ha coltivato queste divisioni per trarne i massimi vantaggi nell’immediato, così  abbiamo visto affermarsi i potentati bianco azzurri – veri padroni del Varesotto – con capitale Busto Arsizio e la marea leghista   a  Varese, infine  signorie  varie nelle valli e nella zona del Verbano, dove si è  piccoli ma di qualità.

Di queste divisioni ha tratto vantaggi politici chi a Milano  contava di più, cioè aveva e ha rapporti proficui con quella lobby regionale  che dalla roccaforte dell’asse Milano-Brescia controlla e comanda. Un asse che  ha dato spazio all’avventura formigoniana, con pesanti ricadute  sul nostro  territorio per il  saccheggio del nostro sistema sanitario.

La cura di sacri egoismi locali (ndr: va finalmente in controtendenza l’incontro tra i candidati sindaci di centrodestra, Antonelli a Palazzo Gilardoni e Orrigoni a Palazzo Estense, foriero di speranze costruttive per la comunità), di mondi piccoli e  la mancata attenzione ai vantaggi di un’identità unica hanno fermato il volo di  Varese, anche perché  secondo attendibili ma appena sussurrati pareri di vecchi navigatori del centrodestra, il declino della nostra zona sarebbe in parte dovuto alla  vendetta del Sud nei confronti di Varese che sconquassando  la sua tradizione cattoliberale  vent’anni fa fece la scelta leghista. Ci può stare  anche una teoria del genere, resta il fatto che le frantumazioni dei politici, la coltivazione dei loro orti o poderi alla fine possono avere bloccato la nostra Varese che sembrava una astronave  di  successo e che in pochi anni  già ricorda  il traghetto per l’Isolino Virginia.

Cascano le braccia davanti a una politica  così piccola che non sa leggere  nemmeno il suo territorio, dove chi è intelligente  per prima cosa impara subito a vincere. Come gli industriali che hanno puntato sull’ unione, sul lavoro assieme fatto nell’interesse di tutti. Oggi sono per importanza la terza forza in Italia nel loro importante settore e, con la  attiva partecipazione  dei dipendenti, tra le migliori espressioni del nostro territorio.

Se trapiantassimo i loro vertici a Palazzo Lombardia o a Palazzo  Estense avremmo il massimo della concretezza  nell’agire e nei risultati. E anche, guardando a Milano, il rispetto della democrazia.

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