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Cara Varese

EMERGENZA COMUNE

PIERFAUSTO VEDANI - 18/11/2016

ospedaleRosaria Bindi ha lasciato più volte tracce del suo impegno politico nell’ambito parlamentare. Poco meno di venti anni fa per esempio ci fu il decreto Bindi che affidava ai sindaci, non più responsabili della gestione del servizio sanitario, poteri di programmazione e anche di controllo e di giudizio sull’operato del direttore generale della ASL.

Vale a dire che se qualcosa di importante non funziona nella tutela della salute dei cittadini, un sindaco ha diritto di parola, di chiedere, di valutare e di giudicare sempre nell’interesse dei suoi amministrati.

In un lunghissimo periodo di problemi di accoglienza dei cittadini al Circolo si possono ricordare alcune presenze amichevoli dei vertici ospedalieri in consiglio comunale, ma mai c’è stata un’azione decisa e chiarificatrice per iniziativa del sindaco o dello stesso consiglio comunale quando erano evidenti il depotenziamento e l’inadeguatezza della struttura.

Mai è stata scalfita la cortina del silenzio di una sanità regionale che ha fatto sparire, ignota la destinazione, 200 posti letto che essa stessa aveva assegnato ufficialmente al “Circolo” di Varese all’inizio del secolo, quando si trattava di definire dimensioni e ruolo del nuovo ospedale.

Forse con un sindaco come Pellicini, che difende l’ospedale della sua Luino con grinta e determinazione, a Varese non saremmo arrivati alla situazione attuale, di recente denunciata clamorosamente da Paolo Cherubino, uno dei padri della nostra Università e ortopedico di fama nazionale.

Nessuno a Milano si sogna per esempio di fare e disfare impunemente a Busto Arsizio dove c’è un elettorato fedele ma attento, critico, pronto a intuire e a intervenire, tramite gli eletti, se si profila qualche novità sgradita. C’è insomma una partecipazione attiva alle vicende cittadine che invece è decisamente assente a Varese dove da anni si vota e poi non si controllano mai gli eletti. Una cultura, chiamiamola così, che ci ha visto scendere in classifica senza reagire quando la crisi ha cominciato a picchiare duro, ma che già prima aveva consentito a Palazzo Lombardia, al clan formigoniano in particolare, di trattarci da marturot in più occasioni.

L’arrivo di Maroni ai vertici lombardi ha visto qualche iniziativa tesa a migliorare la situazione al “Circolo”, ma le generali difficoltà sembrano ormai tali da impedire di ottenere ciò che ci spettava e ci spetta di diritto.

Che possiamo fare? Molto perché alle battaglie per i diritti, per la trasparenza, per la democrazia mai si deve rinunciare.

La prima mossa tocca a un sindaco che ha già detto e lo ha anche dimostrato con alcune scelte, di battersi per la qualità della vita dei suoi concittadini. La tutela della salute offerta dalle istituzioni è fondamentale per la qualità della vita e quindi sono indispensabili un forte rapporto istituzionale e una conoscenza dettagliata da parte di Palazzo Estense in ordine alle attività ospedaliere. Non guerra, ma solo esercizio di un diritto e controlli accurati di situazioni che non rispondono alle esigenze della comunità.

A conferma del flop di programma e organizzativo della sanità regionale nei confronti di Varese ecco un altro riscontro importante. Quando il nuovo ospedale, con 757 posti stabiliti ufficialmente, venne presentato dai vertici sanitari al Consiglio comunale, l’allora direttore generale Lucchina ammonì i responsabili della città: la struttura avrebbe soddisfatto le esigenze della comunità non oltre il 2030. Con 200 letti di meno era inevitabile che si entrasse in crisi a metà cammino.

Oggi si continua a far credere che una tazzina da caffè possa ricevere mezzo litro d’acqua e si agisce di conseguenza. Si è persino fatto ricorso a una dozzina di “saggi” della sanità per dimostrare che il sistema di accoglienza e cura al “Circolo” funziona, ma come? Rispedendo a casa, magari alla vigilia del ricovero, pazienti che si erano prenotati da tempo. Tra arrivi e partenze in via Guicciardini si batte tranquillamente le stazioni. Ma ci sono momenti in cui non si possono rispedire a casa ammalati gravi ed ecco che qualche barella rispunta. A conferma che chi lavora sul campo continua ad avere buon senso e umanità.

La sanità è come la vita, ci sono agguati impensabili, non è facile prevedere tutto. Allora se tagli e risparmi possono essere accettati in normali aziende, ben diverse si presentano situazioni analoghe in una organizzazione per la cura della salute. I saggi? Dodici pareri da ascoltare, un prezioso riferimento per i vertici ospedalieri varesini, ma se si verificasse un incidente di percorso non sappiamo in quale misura questi saggi saranno altrettanto credibili in sedi più autorevoli.

L’errore grave, imperdonabile di Milano è stato quello di avviare la nuova riforma considerando il Circolo come un punto fermo, un pilastro collaudato del sistema salute della nostra zona. Tutti, politici, medici e cittadini, da tempo sanno che non è più così e ne conoscono bene i motivi.

I politici continuano a prenderci in giro. Vogliono una vita spericolata? L’avranno. Varese ha già mandato un segnale. Potrà essere un segnale ancora più forte e chiaro il giorno in cui la comunità valuterà l’ operato della Regione.

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