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Cara Varese

LA QUINTA CARTA

PIERFAUSTO VEDANI - 07/06/2018

Una partita al Palazzetto di Varese

Una partita al Palazzetto di Varese

Nei giorni scorsi un arbitro di calcio della sezione di Legnano con un erroraccio – inversione di un fallo che è costato un rigore – partita alla Reggiana che contendeva al Siena la promozione dalla D alla C- mi ha ricordato che assieme all’ampio e variegato mondo della politica regionale, da anni annaspa pure il calcio lombardo che poco o nulla ha combinato di buono a cominciare dalle sue due grandi ex vedette, per lungo tempo dominatrici anche nel pianeta europeo e mondiale dello sport più seguito e giocato. Non voglio affrontare la questione arbitrale né la sfortunata esibizione del Carneade legnanese, ma statisticamente sarebbe rilevante sapere da quanto tempo Milano non ha più arbitri degni della serie A mentre non hanno di certo brillato come stelle quelli regionali ai quali i poteri tecnici e politici hanno concesso il palcoscenico più prestigioso.

Citare la povertà arbitrale e accostarla ai tanti problemi lombardi di questi decenni non è un rilievo fuori luogo, è semplicemente fare una puntualizzazione cronistica che peraltro non può prescindere da una constatazione di base: non ci sono più tanti giovani che si accostano a una attività sportiva delicata e importante come l’arbitraggio calcistico, che richiede doti fisiche, lucidità anche dopo 90 minuti di corsa, senso di responsabilità.

Portare in serie A un arbitro costa non solo grandi sacrifici all ‘interessato,ma anche all’intera struttura organizzativa che merita maggiore attenzione in periferia, non solo a Roma fornitrice di arbitri della Real Casa.

La riservatezza, l’orgogliosa e giusta difesa della categoria al centro per tradizione più di critiche che di costruttive attenzioni da parte delle componenti del calcio, oggi non aiutano la crescita del settore arbitrale vittima appunto più di polemiche che di contributi positivi utili alla crescita e alla formazione anche di giovani lombardi.

Noi varesini abbiamo sempre avuto massima attenzione agli arbitri di basket per il miglior nostro trentennio di questa attività sportiva, che sempre abbiamo visto attenta alle novità tecniche: la loro adozione e il loro sviluppo hanno garantito qualità e sicurezza in ordine ai risultati. Nel calcio anche l’adozione della video- assistenza all’arbitro ha provocato polemiche. Evidentemente è un mondo dai vizi antichi che di strada deve farne ancora, ma soprattutto ritengo che non abbia ancora trovato la forza e l’autonomia di un bucato rigeneratore, allontanando, soprattutto in alcune zone d’Italia e con misure convincenti l’antica ma ancora arzilla attenzione del male esterno. Una piccola roccaforte dello sport vero esiste già, la compongono i giovani meridionali che arbitrano, difesi spesso solo da un paio di carabinieri.

Ma è chiaro che nessuno è senza peccato, delle mie esperienze di suiveur del basket mi piace ricordarne una davvero singolare e alla quale accennai tanto tempo fa.

Al palasport di Masnago avevamo dei mangiaarbitri (a parole) che al termine degli incontri venivano con grande discrezione controllati dalla società, per la precisione da amici di Giancarlo Gualco, storico dg.

Accade una volta che mentre passavo davanti allo spogliatoio degli arbitri, una coppia di toscani preparata e quindi non “casalinga”, vidi spuntare una celebre “malalingua”. ” Giuro che non faccio casino, ho promesso a Gualco che non gli farò pagare la multa, desidero solo parlare con un arbitro, è una questione tecnica”. Fu convincente, uno degli addetti entrò nello spogliatoio e poco dopo uscì seguito dal primo arbitro. “Che c’è, che è accaduto?” chiese al nostro tutto compito.” La sua curiosità fu subito esaudita. ”Lei è il quinto re del mazzo di carte” gli disse educatamente il tifoso. “Che mi vuole dire ?” replicò il direttore di gara. “Ecco, lei è un re … bambì !!!!”. E se ne andò soddisfatto.

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