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Attualità

NUOVA STAGIONE

EDOARDO ZIN - 25/10/2019

cattoliciNell’editoriale apparso sull’ultimo numero di queste pagine, il direttore si chiede se non stia per nascere una “sottaciuta alleanza” tra il “partito di Conte” e il mondo cattolico. Esso mi offre l’opportunità di ritornare a un mio inveterato interesse: il rapporto tra fede e politica. Meglio, la presenza – ormai irrilevante – dei cattolici in politica.

Risulta a tutti che c’è una certa incertezza a risolvere questo rapporto; taluni non vogliono decidere, altri non comprendono, molti mancano della faticosa operazione del discernimento. Da una parte c’è un mondo pluralista e spesso relativista, dall’altra un mondo adagiato sulla nostalgia dei “bei tempi”, dei giorni dell’onnipotenza, che fugge dall’oggi colpevole d’essere foriero solo di mali, d’ingiustizia, di disgrazie, di sofferenze. Questa visione della storia porta molti cristiani a non vivere nella polis, che considerano estranea alla loro fede e a non partecipare attivamente alla vita socio-politica. Dobbiamo ammettere inoltre che non tutti i laici impegnati in politica hanno dato prova di rettitudine e nello stesso tempo constatare che molte voci profetiche del laicato sono state messe a tacere da soggetti ecclesiastici che si sono sostituiti ad essi nel consegnare a Dio ciò che appartiene a Cesare.

Il risultato di queste dissonanze è che i cristiani impegnati in politica oggi sono in diaspora. E’ vero che il Vangelo non offre alcuna ricetta per le scelte politiche contingenti, ma è altrettanto vero che esso contiene insegnamenti di grande portata per coloro che si dedicano all’impegno politico. Basti pensare al discorso della Montagna – le Beatitudini – che un uomo politico francese ha recentemente definito “la migliore Costituzione”.

Eppure molti cristiani rimangono muti sui gravi problemi che riguardano l’uomo e i suoi diritti, altri sono eccessivamente loquaci nel condannare i problemi inerenti al concepimento e al fine vita, all’aborto, al divorzio, al matrimonio tra persone dello stesso genere, temi che devono essere ben presenti all’orizzonte dell’agire politico del cristiano, ma che non possono essere spacciati per valori puramente evangelici, spesso difesi solo per i propri interessi elettorali.

Occorre superare queste visioni contrapposte: il Vangelo è foriero di una “buona notizia” per ogni uomo e per tutta la vita dell’uomo. Esso non ci consegna una cultura, mentre si incultura; non ci invita a creare ghetti ben recintati, ma abita le case di ognuno di noi e cammina sulle strade degli uomini; non si identifica con la pratica religiosa, ma nell’incontro con Cristo.

La “differenza cristiana” – come la chiama Enzo Bianchi – è tutta qui: il messaggio evangelico non è contro qualcuno, ma ha una sua specificità che è ben riassunta nella lettera a Diogneto, scritta probabilmente nel II° secolo e rimasta ignorata fino al 1592: “I cristiani sono nel mondo ciò che l’anima è del corpo….essi vivono nelle città del mondo…sono nel mondo, ma la loro pietà rimane invisibile….i cristiani amano coloro che li odiano…dimorano nel mondo come pellegrini…obbediscono alle leggi stabilite, ma con il loro tenore di vita superano le leggi…sono ingiuriati e essi benedicono.”

I cristiani devono vivere la politica ispirandosi alla Parola di Dio e nel medesimo tempo tenendo conto delle sempre variabili circostanze della storia. Assumono scelte politiche e opzioni di governo alla luce della Parola, tenendo presente però che il tempo della cristianità è terminato. Oggi è tempo di totale de-sacralizzazione e de-mitizzazione del potere politico, dove trionfa l’individualismo più sbrigliato e non la solidarietà, la disumanizzazione e non l’umanesimo integrale, le barbarie e non gli atti di fraternità, l’edonismo e non la sobrietà. Tutto ciò chiama i cristiani ad un’insurrezione delle coscienze e a resistere contro le derive antidemocratiche. Ma come? Il cammino non è facile.

Ci sono cattolici che vorrebbero rifondare un partito d’ispirazione cattolica (non “cattolico!”). Si è fatto portavoce di questa istanza il vescovo emerito di Prato nel marzo scorso. In un suo articolo fa intendere la necessità di dar vita a un partito che nei programmi si riconosca nell’insegnamento sociale della Chiesa: “Mi parrebbe venuta l’ora di costituire un partito democratico che sia impegnato a far vivere i valori del personalismo cristiano integrale e comunitario”. Un partito, quindi, d’ispirazione cristiana, ma aperto a quanti si riconoscono ai valori dell’umanesimo.

Sturzo lanciò il suo appello non ai cattolici, ma agli uomini “liberi e forti”. Dapprima il PPI e, dopo la dittatura, la Democrazia Cristiana, il cui progetto politico era fondato oltre che sull’insegnamento sociale della Chiesa, sull’esperienza dei cristiani in Belgio, sul codice di Camaldoli, diffusero una politica stabilita sulla centralità della persona e dei suoi diritti, sulla famiglia come cellula della società, sulla scuola come strumento di formazione tramite la cultura, sull’ abbattimento delle diseguaglianze sociali, su una politica estera fondata sull’atlantismo e sull’unità europea, espressioni del desiderio di pace. Per attuare tale politica, gli uomini chiesero l’appoggio della Chiesa e delle sue associazioni: nacque il collateralismo.

Dopo il Concilio – che distinse l’azione pastorale della Chiesa da quella politica propria dei battezzati laici – e sull’onda di una società sempre più laicizzata, ci fu chi invocò una nuova stagione per i cattolici in politica sostenuta da una profonda riforma della Chiesa. Quei tempi sono arrivati con Papa Francesco.

Ma come è possibile una loro presenza in politica se sono divenuti astenici? O se sono divenuti afoni? O se continuano ad essere autoreferenziali, identitari su base settaria o staccati dalla storia? Se seguono il narcisismo dominante che privilegia le emozioni? Se sono dipendenti da leader carismatici il cui scopo è di dividere per poter governare piuttosto che unirsi?

Sarà possibile se essi cammineranno con uomini di altra formazione e apertamente non credenti con cui condividere amore per la giustizia, rispetto per il creato, ricerca della verità. I cristiani, se si inseriranno nella storia di ogni giorno, senza steccati, senza pretese, senza arroganze, senza fare dei loro leader degli idoli, diverranno “profeti”, capaci cioè di annunciare con chiarezza ciò che la Parola proclama e la metteranno in pratica.

I cattolici, in tal modo, si inseriranno in politica confermando la loro fede alle istanze evangeliche irrinunciabili, tenendo presente quello che Papa Giovanni diceva:” Non è il Vangelo che cambia, siamo noi che lo comprendiamo meglio!”.

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