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Cara Varese

TERRITORIO DA RECORD

PIERFAUSTO VEDANI - 05/12/2019

L’ing. Puricelli e l’inaugurazione della Milano-Varese

L’ing. Puricelli e l’inaugurazione della Milano-Varese

Sono già trascorsi 5 anni, era il 2014, dal novantesimo della Milano – Varese, la prima autostrada del mondo progettata e voluta da un varesino di adozione, l’ingegner Puricelli, futuro conte di Lomnago.

Il professionista con l’idea di un collegamento stradale unico al mondo, primo cioè a essere esclusivamente riservato alle auto, seppe scomodare e infiammare Mussolini e poi re Vittorio Emanuele III. Il piccolo Aosta colse l’occasione per un record personale: nulla infatti si perse dell’impegnativo programma dell’inaugurazione, una giornata intera di incontri e volate in auto! A quei tempi chi non si divertiva a giocare con le automobiline…

Ho pensato che questo fosse l’evento, tutto varesino, che occupò un’epoca e giovò a più generazioni di lombardi lacustri prima di finire negli archivi polverosi delle nostre comunità, oggi visitati raramente in misura adeguata in rapporto alla grande portata di storici eventi.

Al centenario dell’autostrada mancano pochi anni, informazioni su progetto e protagonisti dello storico 1924, Varesesenews da tempo ce le concede, ben dettagliate, con un solo clic: a questa interessante quantità di notizie oggi posso solo aggiungere che i tedeschi, mica poco bruciati dal record degli italiani, tentarono di contrapporre la pista dell’Avus di Berlino che invece inizialmente fu dedicata ai test delle auto commerciali fabbricate in Germania e in seguito venne impiegata per le corse automobilistiche. Insomma l’Avus con la Milano- Varese e i suoi rapidi sviluppi nulla ha mai avuto a che fare in termini di servizio economico, turistico, sociale.

E già che ci siamo con i record mondiali di casa nostra ricordiamo quello di velocità con un idrovolante ”Macchi Castoldi” pilotato da Francesco Agello, e quello delle trasvolate atlantiche di… massa degli idrovolanti costruiti a Sesto Calende, uno dei capolinea della Milano Laghi.

Da qualche tempo facciamo abbuffate di altri record: ci siamo evoluti, siamo più intelligenti e attenti alla democrazia. Per esempio sospendiamo subito dal servizio il docente che ha annunciato la bocciatura degli studenti che “giocheranno alle sardine”. Da Roma invece ancora silenzio sui provvedimenti che verranno presi nei confronti di astensionisti contro Salvini.

Nell’attesa ecco una grande bella notizia: se rovesciamo l’intera classifica ufficiale delle nazioni europee possiamo constatare con soddisfazione che siamo da podio. Roba da piangere, ma è meglio sorridere sulle invettive che invadono il nostro quotidiano e colloquiare.

Erano gli Anni Quaranta ed ero a Roma quando zia Iride, avendo perso l’autobus si lasciò sfuggire l’imprecazione “Mannaggia li pescetti”, ancora oggi del tutto bonaria e anche senza senso e perciò in disuso.

Sono infatti altri accostamenti, non i pescetti, quelli che possono appesantire il mannaggia, termine che sottintende un invio.

Dopo la recente consacrazione bolognese dei sardinisti, pensando a quello che accadde dopo le occupazioni di massa dei sessantottini e alle derive armate degli iniziali contrapposti pescetti, senza cattiveria, solo con un pizzico di preoccupazione, ho mandato loro un bel mannaggia. Dovrei commentare di più e meglio, approfondire, ma è subentrato a razzo un altro ricordo romano ben più vicino.

Il corteo del funerale della splendida nonna di mia cognata in silenzio percorreva la strada verso la chiesa del borghese e conservatore quartiere capitolino. Traffico bloccato, saracinesche dei negozi abbassate compresa quella, tutta dipinta in bianco e azzurro, a testimonianza della travolgente passione per la Lazio del titolare che, commosso e berretto in mano, salutava l’ultimo passaggio davanti al negozio di una sua affezionata cliente.

Accadde l’inimmaginabile. Un nipote della cara estinta alla vista del fruttarolo e del negozio vera e clamorosa sinfonia laziale sibilò un irrefrenabile, automatico “Forza Roma!!” che nelle intenzioni non doveva essere udito, ma non c’è nulla di più fragile del funereo silenzio. Infatti il fruttivendolo, taglia da peso massimo e vocione da baritono replicò “A li mortacci tua!!”. Di colpo il corteo accelerò il passo, tutti i parenti tenevano le mani sul volto perché un corteo funebre che ride sarebbe stata notizia da prima pagina per tutti i giornali.

Ritorno alle sardine 2019 sottolineando che secondo numerose voci Prodi potrebbe essere un loro riferimento. Prodi, appassionato di bici, anni fa durante le vacanze scorrazzava per l’Appennino reggiano e sempre faceva tappa a Casina dove viveva, centenaria, la sua prima maestra, l’autorevole e adorabile signora Manenti, amica intima di due altre insegnanti degne della storia della comunità locale, mia suocera Rina Camorani e Ada Gregori.

L’attenzione di Prodi per la sua maestra era sincera e affettuosa tanto che in onore del grande politico i “bianchi” locali attivarono, dedicandogliela, una fontanella al termine di una dura salita che porta alla periferia del paese. Per favorire l’individuazione e l’accesso alla fresca fonte, sull’asfalto stradale, a lettere cubitali, una sardina prodiana scrisse: “AQUA !!”. Con tanto di freccia direzionale. Speriamo di non avere nostalgia delle sardine del pennello.

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