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Libriamo

MERAVIGLIOSO PARCO

DEDO ROSSI - 15/05/2020

parco-1Sono passati già 30 anni esatti, da quando è nato quel libro. Era il 1990. E il Parco Regionale del Campo dei Fiori, dopo un tormentato travaglio durato decenni, dal 1984 aveva ormai preso finalmente la sua strada.

Il libro a cui ci riferiamo si intitolava “Parco Campo dei fiori, 40 itinerari sportivi”. Era nato da un’idea di Carlo Meazza, fotografo e giornalista. Progetto grafico di Claudio Benzoni. Editore Eureka, la casa editrice de “L’occasione”, settimanale di annunci gratuiti in quegli anni in buona salute e in fermento. “L’occasione” aveva sviluppato, grazie all’ingresso di nuovi soci, l’idea di inserire un settimanale di notizie e inchieste all’interno del settimanale di annunci, affiancando le inserzioni. L’idea editoriale aveva avuto un parto difficile e una vita non quieta, per divergenze vivaci all’interno del consiglio di amministrazione allora presieduto da Umberto Colombo. Ma questa è un’altra storia che un giorno sarà interessante raccontare.

Torniamo al libro. Oggi è praticamente introvabile. Ma se vi capita di incontrarlo nei canali dell’usato o nelle biblioteche scoprirete come questo libro può essere, ancora oggi dopo 30 anni, attuale e utile. Oltre che bello.

Ricordo bene ogni passaggio (sempre travagliato) di questa iniziativa, avendone curato il “coordinamento editoriale”. Il libro accompagnava le 250 foto in bianco e nero di Carlo Meazza con molti itinerari adatti alle diverse discipline sportive.

Scriveva nell’introduzione Carlo Brusa, allora professore ordinario di geografia all’Università di Macerata: “Una varietà di proposte per inserirci correttamente e in modo stimolante, ma rispettoso dell’ambiente, nel territorio del Parco”. E ancora: “Il Campo dei Fiori deve cessare di essere considerato solo un generico punto favorevole al turismo del belvedere o una miniera di verde e di fresco”.

Il Parco – questa l’idea di fondo del libro – è un territorio da vivere, non solo da osservareparco-1 come un museo, un territorio in cui è possibile immergersi per le proprie attività sportive, ovviamente nel massimo rispetto. Si era agli inizi dell’avventura del Parco Regionale e l’idea di un “uso sportivo” di questo territorio non era tanto sulle corde dei responsabili, più interessati all’aspetto naturalistico, di salvaguardia e cura che alla fruibilità sportiva del territorio. Ed era anche comprensibile questa posizione. Il lavoro dal fare per la salvaguardia e la cura del territorio era allora enorme. E vi era un certo sospetto che le attività atletiche snaturassero la “sacra idea” di un Parco Regionale, che lo trasformassero in una specie di parco giochi. E, a distanza di decenni, bisogna ammettere che questa preoccupazione era comprensibile, in particolare quando notiamo oggi un eccesso di mountain-bike condotte in modo a volte poco rispettoso su alcuni sentieri piani, come il sentiero 10 tra Luvinate e Orino.

Ricordo una lunga chiacchierata con Emilio Binda, allora sindaco di Luvinate, figura fondamentare nella nascita del Parco di cui era stato lo storico presidente per anni. Avevamo sollecitato un intervento ufficiale dell’ente regionale in questo progetto editoriale. Sembrava logico. Non tanto come ricerca di uno sponsor per un supporto economico (da questo punto di vista il progetto era ampiamente coperto dall’Editrice Eureka: quindi non servivano soldi) quanto perché sembrava evidente che il Parco in prima persona dovesse essere coinvolto e che potesse poi utilizzare questo libro come veicolo di promozione. Devo dire che in quegli anni (e anche per molto tempo dopo, ad essere sinceri) il modo di comunicare del Parco non era di grande qualità, forse per una sottovalutazione dell’importanza della comunicazione. Ma si era agli inizi e le priorità dei dirigenti dell’Ente erano quelle più concrete. La comunicazione, insomma, era vista come un lusso superfluo.

Ma pazienza, pur senza la presenza ufficiale del Parco Regionale, il libro aveva preso vita e forma e aveva aggregato, attorno al lavoro fotografico come sempre di alta qualità di Meazza, nomi significativi nelle varie discipline sportive, per poter spiegare in modo preciso e fruibile cosa si sarebbe potuto fare in questo territorio.

Nella prefazione, Robi Ronza (allora caporedattore di “Bell’Italia”) aveva sottolineato come il Campo dei Fiori fosse un luogo chiave della geografia e della memoria. Scriveva Ronza: “Difesa dai venti del Nord, luogo di eremo e di meditazione, oppure di passeggiata a due passi da casa; monte silvestre e domestico ad un tempo; parco, giardino e bosco; palestra di roccia, di speleologia, di corsa campestre ed ora anche di deltaplano; belvedere di alpi e di stelle; segno inconfondibile che nella lontananza indica la posizione a chi dalla pianura si volge o viaggia verso queste terre e questi laghi: il Campo dei Fiori per i varesini è tutte queste cose, e tante altre ancora”. Per finire: “Una montagna dove salire per riposarsi e per svagarsi, ma anche per meditare, per guardarsi dentro, per cercare quello che nel mondo in cui viviamo è più difficile cercare: il significato del nostro vivere e di tutto il brutto ma anche di tutto il bello che ci sta attorno”.

In questo senso, questo libro aveva tante chiavi di lettura: era un libro fotografico da gustare per le immagini, era un manuale di pronto uso, ma era anche un gesto di affetto verso questo territorio.

parco-2Per gli sportivi, era soprattutto un libro utile. Gianni Giacobbo, allora presidente del Cai, era stato l’autore degli itinerari escursionistici, mentre Gino Buscaini e Livio Visintini, due noti scalatori varesini, avevano curato la parte dedicata alla roccia. Gianni Zen, dello Sci Nordico Varese aveva presentato le proposte di percorsi con gli sci e Augusto Binda, figura ben nota negli ambienti speleologici italiani, aveva accompagnato i lettori nelle sue esperienze nelle grotte.

Rosa Nahmias ed Alessandro Cattaneo avevano descritto possibili itinerari a cavallo nel Parco mentre Alberto Grioni era stato l’autore delle proposte relative alla mountain-bike.

Le possibilità offerte dal Parco agli appassionati di corsa erano stato presentate da Roberto Marabini, atleta e allora giovane giornalista. E anche deltaplano e volo a vela avevano trovato una adeguata spiegazione nei testi di Luigi Peroni ed Emilio Gonalba.

Il libro, dicevamo, voleva essere un vero e proprio manuale. Per questo gli itinerari erano dettagliati, precisi, utili. Non una generica chiacchierata ma una vera guida, con tanto di dati, di numeri, di tempi, di indicazioni. Insomma, un libro da usare, non solo da guardare.

E per finire, un testo appassionato di Salvatore Furia (“Dai fiori alle stelle”) proponeva un ulteriore utilizzo del Parco, quello della scienza: la proposta della sua “Cittadella”, un complesso per lo studio delle stelle e della natura.

Al libro era seguita poi una mostra di buon successo presso i Musei di Villa Mirabello, curata da Carlo Meazza e Claudio Benzoni, con la collaborazione del Club Alpino Italiano e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Varese (assessore Arturo Bortoluzzi, sindaco Luciano Bronzi).

Grande assente il Parco del Campo dei Fiori. Peccato.

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