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Società

CHE FUTURO

LIVIO GHIRINGHELLI - 18/06/2021

tecnologiaDue sono le dimensioni da prendere in esame dal punto di vista dello sviluppo tecnologico: la conoscenza di informazioni di carattere tecnico da acquisire e insieme, al contempo, la consapevolezza di tutte le implicazioni di carattere etico, sociale, politico e giuridico, che ne conseguono. Questo perché si possa parlare di un’educazione tecnologica di tipo critico-riflessivo, estremamente necessaria. Già in passato si era profilato il rischio di non inserire già nei programmi di istruzione obbligatoria la tecnologia nella prospettiva di una educazione integrale per tutti, non essendo l’educazione tecnologica una disciplina meramente professionalizzante o alternativa. La tradizione limitava per lo più questo insegnamento a una metodologia da laboratorio di artigianato, senza soverchia considerazione del contenuto riflessivo. Ora si impone sempre più di istituire un processo progressivo di integrazione tra l’insegnamento delle scienze naturali e quello della tecnologia, attendendo alla progettazione e soluzione di problemi concreti, l’individuazione di concetti trasversali, nonché di concetti disciplinari relativi ai quattro campi fondamentali delle scienze fisiche, biologiche, della terra e dello spazio.

In Italia già ai tempi della scuola media unica (1963) si parlava di applicazioni tecniche, ma obbligatorie solo nella prima classe, differenziabili nelle due successive. Con la riforma Moratti (2003) di tecnologia e informatica, con la legge Gelmini (2009) semplicemente di tecnologia. L’impostazione vigente è quella data nel 1979. Purtroppo si è lasciata cadere la prospettiva concreta di un’educazione tecnologica critico-riflessiva. Per quanto riguarda l’istruzione secondaria superiore l’orientamento professionalizzante è prevalente negli Istituti Tecnici. Per quanto concerne invece i Licei ci si limita a vaghi riferimenti del tipo: l’educazione tecnologica deve portare gli studenti a utilizzare criticamente gli strumenti informatici e telematici nelle attività di studio e di approfondimento e a comprendere la valenza metodologica dell’informatica nella formalizzazione e modellizzazione dei processi complessi e nell’individuazione dei procedimenti risolutivi (DPR 10 marzo 2010, n.89). Poco più si individua negli indirizzi del Liceo Scientifico e di quello scientifico-tecnologico.

È da prendere efficacemente in considerazione la metodologia della ricerca-azione. Parimenti è da sottolineare l’importanza che un’educazione tecnologica-critica-riflessiva può avere nella formazione di una autentica coscienza civica del cittadino: la cittadinanza digitale. Né sono da trascurare tutti quegli spazi didattici da investire in termini di collaborazione interdisciplinare tra i docenti. Specialmente nell’ambito dell’istruzione universitaria parecchi corsi di laurea dovrebbero prevedere l’importanza che occupano le competenze legate ai problemi sociali, politici ed etici derivanti dallo sviluppo delle nuove tecnologie.

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