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Società

POST-MODERNITÀ

EDOARDO ZIN - 29/10/2021

nogreenpassVi ricordate lo spirito unitario, la concordia nazionale che esplosero all’inizio della pandemia nel gennaio dell’anno scorso? Appendemmo ai balconi il tricolore, scrivemmo “Andrà tutto bene”, i bambini disegnavano arcobaleni, segno di speranza. E ora?

Siamo nella “babele informativa”: no vax contro i sostenitori dei vaccini, no green pass contro i cittadini che vedono nel passaporto verde un’attestazione di un compiuto dovere civico. Ci sono politici che sposano la tesi della “democrazia sospesa”, accademici che sbraitano contro il pericolo di una “dittatura sanitaria”, manifestazioni di piazza che sembrano sfilate allegoriche.

Una minoranza inganna la maggioranza, si arroga l’uso di disporre a suo piacimento delle masse, d’interpretare la scienza, è impegnatissima a trovare logori slogan per condannare verità esperimentate e certificate da migliaia e migliaia di studi: coloro che ne fanno parte credono che le parole siano idee, ma nei loro comizietti sono già bistrattati dalla storia, di cui condannano il valore, e rispondono con scetticismo o ironia a domande che richiedono intelligenza, dicendo cose diverse da quelle che pensano.

Gridano: “Libertà, liberta” e offendono tutti coloro che dalle Termopoli all’Afghanistan hanno difeso questo valore o lo vogliono conquistare per neutralizzare ogni costrizione illegittima e amorale. La loro metafisica è sempre la solita: negare tutto ciò che è evidente. La loro morale è semplice: obbedienza cieca al capo e disprezzo per chi è “diverso”, chi parla una lingua sconosciuta deve essere rigorosamente tenuto al di là dei confini, perché le razze non devono incrociarsi e gli interessi economici devono essere salvaguardati. Costoro non vogliono un mondo complesso e difficile: solo loro sanno renderlo facile, basta usare un po’ di violenza e lo sistemano una volta per sempre.

Peccato che i morti non possano parlare, chiedere il contraddittorio!

Viviamo nella post–modernità: l’economia ha il primato su tutto, non è più il lavoro che produce ricchezza, ma i mercati finanziari. Siamo sommersi al telefono, alla TV, sui social dall’aggressività dei messaggi pubblicitari. Il cellulare ci trasmette il flusso ininterrotto di informazioni. Facciamo un uso smaliziato della storia e siamo incapaci di seguire gli avvenimenti drammatici dell’oggi. Dopo il nichilismo di Nietzsche, dopo il secolo breve di Vattimo, dopo che Bauman ha condannato il pensiero liquido che ha fatto perdere punti saldi nella società, oggi la post–modernità ha spazzato via i fondamenti su cui si poggia l’identità occidentale e non solo. Occorre recuperarli.

Mi limito a tracciare molto sommariamente due di essi: uno di carattere razionale e uno di carattere prevalentemente morale e spirituale.

Le nuove tecnologie stanno mettendo in crisi la scrittura, mediante la quale si trasmette il pensiero umano. Esse hanno trasformato lo sforzo costante dello studio in divertimento con i computer e con esso hanno svilito le due più importanti funzioni che gli uomini devono compiere per divenire saggi: insegnare e imparare. Le nuove generazioni leggono sempre meno e scrivono sempre peggio. Inoltre la velocità del computer impoverisce la riflessione, con esso entriamo in contatto con migliaia di informazioni, ma non con il silenzio. Gli adulti, d’altro canto, usano la TV non più come strumento di svago, ma come una vera e propria “scuola di pensiero” che Popper considera un pericolo per la democrazia.

Con la crisi della scrittura si è contratta la memoria, il senso di appartenenza al gruppo familiare e alla comunità. E con essa è accresciuto l’oblio del valore della persona e della sua sacralità. Si ammazzano le donne, gli uomini sui posti di lavoro, bande rivali non esitano a uccidere per motivi banali. La nostra cultura è fondata sulla ragione, che abbiamo ereditato dalla cultura greca, sul diritto, che abbiamo ereditato da Roma, e sulla scienza iniziata nel Seicento: solo coloro che chiamavamo “barbari” usavano il fanatismo, l’arbitrio e la forza!

Fondativo della conoscenza e del valore della persona è l’amore, che possiamo attingere solo guardando in alto. «La più beata consolazione, cioè la prova eternamente certa, è che io sono amato da Dio» scriveva Kierkegaard. Non si è mai credenti, ma lo si può diventare, in spirito di umiltà e autentico desiderio.

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