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Chiesa

IL FASCINO DELLO SGUARDO DEL PAPA

GIAMPAOLO COTTINI - 09/06/2012

La visita del Papa a Milano è stato un evento veramente straordinario che ha dimostrato ancora una volta come la realtà superi sempre ogni pensiero ed ogni aspettativa. Il viaggio si è svolgeva in un periodo molto difficile per il Papa, segnato da violenti attacchi della stampa e di una certa opinione pubblica che, come ha rilevato il Cardinal Scola parlando ai giornalisti, non capisce nulla della persona di Benedetto XVI che, lungi dall’essere quel rigido pastore tradizionalista che si vorrebbe far apparire, è in realtà un uomo di straordinaria concretezza ed intelligenza, capace di gioire della bellezza del suo popolo proprio come fa un padre dinanzi alla sua famiglia radunata intorno a lui. Un Papa che ha ancora una volta mostrato la tenera fermezza di chi si sa ben radicato nel Mistero della volontà di un Altro che lo educa alla mite accoglienza di tutti gli uomini. E l’affetto della folla non ha tradito la sua delicata accettazione di quello che la visita milanese gli ha riservato.

La Giornata della famiglia è stata, infatti, non un insieme di manifestazioni di massa, ma l’avvenimento dell’incontro tra la realtà viva delle famiglie di tutto il mondo e il vicario di Cristo nella storia, in un dialogo così autentico da andare ben al di là di ogni cerimoniale o di ogni coreografia, per far risplendere la misteriosa ed unica realtà dell’amore così come si esprime nella semplicità dell’abbraccio del padre con i suoi figli.

Sotto questo profilo è apparsa sorprendente la naturalezza con cui Benedetto XVI ha vissuto i suoi passaggi tra la gente gioiosamente in festa, riuscendo a parlare anche delle questioni più delicate e spinose che riguardano le famiglie, nella certezza del valore assoluto che ogni nucleo familiare rappresenta per la crescita armonica dell’esperienza umana e dell’importanza per la crescita civile della formazione di famiglie consapevoli del loro compito. Con la grande levità del suo linguaggio a volte persino poetico e con la precisione della terminologia teologica necessaria, il Papa ha saputo parlare a tutti, andando al cuore del tema della Giornata delle famiglie, sia ridicendo da dove nasce l’unità coniugale e con i figli, sia spiegando il perché dell’alternarsi del tempo del lavoro con il tempo della festa, senza mai rinunciare al fascino della Verità ma senza cadere in inutili polemiche o in richiami solo precettistici.

Così l’incontro con la folla è stato un evento di bellezza tanto quanto è stato umanamente familiare l’incontro più ristretto con le Autorità, senza che ci fosse distonia tra la predicazione teologica sull’amore umano ed il richiamo più “politico” rivolto ai responsabili della cosa pubblica perché si prendano a cuore la causa della famiglia.

Ma cosa permette questa singolare unità della persona per cui il Papa ha potuto affrontare tutto con elementare naturalezza? Io credo solo la sua certezza della reale vicinanza di Dio che si rende presente in ogni circostanza.

Lo si è visto in tanti momenti, ma mi piace ricordarne almeno due in cui la cristallina fede di Benedetto XVI è apparsa in tutta la sua genuinità anche al di fuori dei gesti protocollari. Pensiamo al geniale commento seguito all’ascolto del Concerto alla Scala, quando parlando del significato dell’Inno alla Gioia della Nona di Beethoven, avendone riconosciuto la straordinaria bellezza pura, il Papa non ha esitato a richiamare l’insufficienza della fratellanza fondata sul Dio dell’Illuminismo proposta dal testo di Schiller, perché quella gioia cantata è troppo lontana dal dolore degli uomini quando sono toccati dalla sofferenza di sciagure come quella del terremoto! La risposta può venire solo se Dio si coinvolge nell’umana vicenda: “noi non cerchiamo un Dio che troneggia a distanza, …non abbiamo bisogno di un discorso irreale di un Dio lontano e di una fratellanza non impegnativa. Siamo in cerca del Dio vicino. Cerchiamo una fraternità che, in mezzo alla sofferenza, sostiene l’altro e così aiuta ad andare avanti”. Così anche il gaudio suscitato in lui dall’amata musica classica, diventa occasione senza forzature per far intuire come Dio c’entra con tutto. È un esempio per dire una profonda verità, come quando, durante la veglia serale del sabato, parlando della sua infanzia, ha tracciato le linee della sua personale esperienza familiare come un anticipo di Paradiso, cioè di vera umanità in cui a lui è stato dato di crescere “nella certezza che è buono essere uomo, perché vedevamo che la bontà di Dio si rifletteva nei genitori e nei fratelli”. E consolante per tutti sentire che per il piccolo Ratzinger è stata proprio la famiglia a donare quel clima di fiducia, di gioia, di amore attraverso cui ancora oggi gli è dato addirittura di pensare al Paradiso.

Intendiamoci, il Papa non ha nascosto le fatiche, le tensioni, le fratture di cui ogni famiglia talvolta soffre, ma ha scelto di descrivere con semplicità come è possibile vivere anche le difficoltà familiari cercando non anzitutto risposte di tipo sociologico né lanciando anatemi morali: ha scelto la via della sincerità dell’amore anche quando ha toccato questioni “scottanti” come quelle dei divorziati e non ha mancato di invitare a “guardare sempre oltre” per scoprire che la stoffa dell’essere è comunione. Nessuno potrà mai dimenticare la bellezza del suo sguardo e la magnanimità del suo approccio a tutti: e questo è il miglior tesoro pastorale che possiamo raccogliere da queste intense giornate.

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