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Opinioni

LA FINE DI UN’EPOCA

DINO AZZALIN - 15/06/2012

Siamo al passaggio di un’epoca, anzi da un’epoca all’altra. In pochi se ne sono accorti, ma noi e nostro malgrado siamo testimoni di questo evento storico che ha radici solo nell’antica Roma, e non solo per la crisi finanziaria ed economica, ma per una inversione del mondo, nella sua parte produttiva e culturale. Per una serie di fenomeni legati a un’espansione incontrollabile il potere romano cadde per le continue rivolte delle lontane province da sud a nord dell’impero, oggi paesi considerati a basso reddito si sono rivelati emergenti, ma solo perché riproducono i modelli che da noi hanno fallito. Allora i duces, i generali e i consoli della SPQR, soccombettero per il comando divenuto troppo pesante da controllare e gestire, oggi i pilastri della finanza mondiale sono caduti allo stesso modo perché incapaci di gestire una speculazione diventata più grande del mostro che l’aveva generata. E nel frattempo il mondo arabo si è imposto all’attenzione dei media negli ultimi vent’anni, come nessun altro è stato capace di farlo, e lo ha fatto con una semplice ma costante applicazione di una cultura religiosa. Fin dall’asilo i bambini studiano il Corano, e gli studenti vengono “indottrinati” a una fede che a Nord del mondo abbiamo dimenticato. Nei casi più estremi, il fondamentalismo islamico si imbottisce di tritolo lasciandosi dietro vedove, orfani e lutti, ma con la certezza di non essersi sacrificato invano. Quanti ebrei o cristiani sono pronti a farsi saltare in aria per una fede religiosa? Forse erano pronti duemila anni fa quando i cristiani si immolavano sulle croci e nei roghi e diedero, con l’imperatore Costantino, origine alla supremazia del mondo occidentale.

Oggi dunque si viene a riconsiderare civiltà che avevamo un po’ scordato sin dai tempi dell’Antico Testamento e che avevamo in qualche modo relegato a “un altro mondo” perché più occupati nella produttività scientifica e industriale. E si sono capovolti i fattori comuni, ma come ci insegna la matematica, il risultato non cambia. E nessun Monti potrà mai cambiare le sorti di un sistema in crisi, può solo con la serietà e l’impegno che gli sono propri non peggiorare le conseguenze. Ma è bene saperlo: nessuna IMU o altro balzello del genere ci traghetterà da qualche altra parte. In crisi è in realtà l’antropocentrismo e la sua cultura, che si è andato affermando in questi ultimi due secoli e che con la crisi globalizzata, sta subendo un forte ridimensionamento, alcune delle sue idee più forti sono diventate obsolete e minori. Così l’uomo s’inchina o è costretto a farlo di fronte a una Natura sempre più inesorabile, quasi vendicativa per i continui stupri (deforestazione, cementificazione) e la mancanza di ogni rispetto. E di fronte all’inevitabile limite di se stesso, l’uomo fragile come le sue opere. I terremoti, gli tsunami, le eruzioni dei vulcani, i tifoni, cambiano ogni giorno sul Pianeta la geografia dei luoghi, rimodellando pianure, montagne e il fondo degli oceani. Niente mai rimane come prima. E niente hanno potuto infatti all’epoca dei vascelli la scoperta di altri mondi o le industrie nate alla fine dell’800 come modello rivoluzionario di sviluppo riproduttivo, niente le libertà e niente hanno potuto le miscele ideologiche del comunismo o le dittature del nazismo o del fascismo, niente hanno potuto il boom economico e il capitalismo, hanno fallito perché “troppo umani” il loro obiettivo, e l’unica a regnare sul mondo è l’eterna disparità tra il bene e il male, tra chi mangia e chi soffre la fame.

E Dio solo sa perché i poveri li avremo sempre, ma nessun razzismo è possibile di fronte al destino comune in cui siamo. Per loro, i poveri, non cambia niente, niente avevano e niente hanno, siamo noi che ci vediamo erodere i nostri “privilegi” e questo ci fa paura e con quale diritto anche li affamiamo? Allora l’ultima speranza è che la crisi sia davvero un momento di ripartire con un pensiero nuovo, e basato su un concetto di armonia con la rifondazione culturale dell’occidente. Al centro della quale mettere un progetto che sappia sondare il mistero del vivere e interpretare i messaggi che ci manda il mondo, inteso come l’altro che ci vive accanto, inteso come Natura che chiede sintonia con le sue istanze, e che, se in armonia e con il rispetto di tutti, può essere una sorella benigna. Con l’Arte e la Bellezza preziose alleate.

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