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Cara Varese

SE MANCA IL RISPETTO

PIERFAUSTO VEDANI - 26/10/2012

Una comunità la si giudica dai comportamenti. Il mondo del calcio dopo essere stato scoperto come realtà nella quale corruzione, ingiustizie, ruberie (soprattutto sportive e fiscali) soprusi e favoritismi da tempo dilagavano, sembra abbia finalmente imboccato la via del riscatto. Lo ha fatto in particolare sul piano culturale e amministrativo se la gestione delle società sta diventando una cosa seria, se l’ammissione e la partecipazione ai campionati rispecchia severi parametri e può sopravvivere alle inquinanti ingerenze e al populismo di una politica molto attiva in alcune regioni dove si era usi profondere soprattutto i soldi degli altri.

Abbastanza incisiva l’azione pallonara anche verso le pecore nere degli ambienti ultrà che debordavano, quasi fossero detentori di diritti e tradizioni e non, invece, bande di violenti e, nella migliore delle ipotesi, di insensati, prevaricatori e scrocconi.

Dal calcio, in Italia e anche in Europa, insomma sono venuti segnali positivi: la repressione dei reati è stata accompagnata da motivazioni e stimoli di carattere culturale: il messaggio più efficace, rivolto a tutti i protagonisti, è stato affidato a una parola: ”Rispetto”.

Striscioni e cartelloni negli stadi, fasce al braccio dei calciatori, l’appello – monito sta raccogliendo consensi, sembra bussare bene alla porta di ogni coscienza. Ci vorrà tempo prima che in campo nessuno più violi il codice dell’onore sportivo o che scompaia la violenza e giocatori, tecnici e dirigenti non guardino più con la lente del sospetto agli inevitabili errori degli arbitri; si dovrà ancora pazientare prima che dagli spalti arrivi un tifo tutto nel segno della civiltà, ma già oggi il tentativo di rinascita morale del calcio nazionale sembra avere un futuro.

Una premessa magari lunga e dai contenuti apparentemente fuori tema per questo mio appuntamento con i lettori, ma mi sembrano ricchi di analogie i problemi che affliggono la nostra società civile e quelli dell’ex Eden pallonaro. Penso che il rispetto indicato come elisir di riscossa e vita per un pianeta tra i più acciaccati come il calcio, possa essere d’aiuto anche nell’operazione di recupero di quella dignità che sino a pochi decenni or sono era patrimonio e orgoglio della politica, e delle istituzioni che erano espressione della nostra comunità.

Pur avendo avuto problemi anche notevoli, non siamo arrivati ad aberrazioni, a sovvertimenti come è accaduto nel calcio, ma di sicuro a espressioni di dilettantismo incosciente là dove con maggiore attenzione e partecipazione, cioè con maggiore e reciproco rispetto, avremmo potuto risolvere da tempo problemi che ci trasciniamo da anni e la cui soluzione era già lontana appena poco tempo fa.

Solo quando si comincia a parlare di elezioni ci accorgiamo che spesso a noi è mancato il rispetto da parte degli eletti, mentre anche altre istituzioni hanno negato trasparenza, diritti, informazione alla comunità che le mantiene. Torri d’avorio che sembrano interpretare il servizio, a noi dovuto, quasi come una concessione. Per di più nella convinzione di essere sacerdoti dell’infallibilità.

Non vado lontano né nello spazio e neppure nel tempo: mi riferisco all’ospedale che vediamo al centro di cronache giudiziarie. È molto probabile che a monte di ci sia stata mancanza di rispetto. Delle regole o di uomini.

Quella del Circolo è una delle più belle comunità che ho conosciuto nella mia ormai lunghissima attività di cronista. Lo stile “fate largo all’uomo bianco” non può comparire dove attività, tradizione e cultura scientifiche sono grande storia e anche concreta attenzione a tutti i medici e al territorio. Sono cioè il massimo del rispetto

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