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Sport

PLATINI: SEMPRE NO

ETTORE PAGANI - 07/12/2012

Michel Platini – super presidente assoluto del calcio europeo – non sposta di una sola nota il ritmo del suo ritornello anti-tecnologia sui campi di gioco. È una vecchia musica la sua: niente moviole, niente apparecchi di sorta quindi niente possibilità di rivedere lo svolgimento di un’azione, l’esistenza, o meno, di un fuori gioco, niente possibilità di valutare un fallo o se la palla abbia, o meno, varcato la linea di porta. Niente di niente, insomma, da riconsultare con mezzi tecnici e, quindi, tutto affidato alla valutazione dell’arbitro o dei suoi assistenti alle cui decisioni ci si deve continuare ad inchinare.

Sostiene – meglio ha sempre sostenuto – Platini che la tecnologia importa interruzioni di gioco non accettabili in una continuità di un incontro e aggiunge – per la verità solo da qualche tempo – per rafforzare la sua tesi – che anche i costi di applicazione dei mezzi meccanici sarebbero troppo elevati.

Costi a parte – sui quali non è dato esprimersi anche perché una quantificazione precisa non è mai stata fatta – resta la convinzione che l’ostinazione presidenziale sia, a dir poco, eccessiva. In tal senso va – innegabilmente – valutata alla luce della continua presenza sui campi di gioco di interpretazioni arbitrali macroscopicamente errate. Né a mitigarne il peso può valere l’ormai intramontabile concetto di una buona fede nell’errore. Questo ai fini della regolarità di un risultato (spesso proprio falsato dall’errore) non significa proprio nulla. Anzi la ripetizione di situazioni negative porta addirittura all’accantonamento della teoria della giustificazione per far posto a quella di sospetti come dimostrano le frequenti doglianze che sorgono in materia da parte di chi si considera danneggiato.

Vero è che neppure la tesi di Platini può considerarsi del tutto infondata circa l’incidenza negativa sullo spettacolo di necessitate interruzioni. Ma non è men vero che per la soluzione di un grave inconveniente vada ricercato il male minore fermo restando che le interruzioni che necessiterebbero dell’intervento del mezzo tecnico sarebbero ridotte alle più gravi e alle più incerte che del resto – attualmente – vengono comunque interrotte dal fischio arbitrale.

E visto che l’aggiunta di assistenti, così come è stato fatto, in aiuto al direttore di gara non ha, certo, sortito esito particolarmente positivo, forse sulla ricerca del minor danno (magari per evitare l’ingiusta modifica di una classifica) varrebbe la pena di insistere. Senza neppure ricorrere al paragone con altre specialità (scherma, per esempio) nelle quali l’aiuto tecnico all’arbitro è già ampiamente praticato senza disagio alcuno da interruzioni agli atleti in azione.

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