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Storia

LE ZECCHE NEL VARESOTTO

FERNANDO COVA - 01/02/2013

Moneta coniata a Castelseprio

Ci furono tempi in cui nel nostro territorio si batteva moneta.

A Castelseprio la iudiciaria del Seprio si caratterizzò per la sua vastità. La sua giurisdizione si estendeva con ogni probabilità dal lago di Como al Canton Ticino, spingendosi a meridione, in profondità nel Milanese sino a comprendere la località di Turate.

La iudicaria era un distretto politico-amministrativo di frontiera con spiccate funzioni strategico-militari, dove probabilmente si addensava il patrimonio del fisco regio.

Furono i Longobardi che fecero di Castelseprio il centro di una arimannia e di una nobiltà locale abbastanza ricca da poter far costruire e affrescare la chiesa di Santa Maria foris portas. Fu anche sede di una zecca come documentato da monete d’oro (tremisse) emesse da Flavia Sibrium durante il regno di Desiderio. Pombia, Castelseprio e Castelnovate assunsero la dignità di «città flavie», ovvero di centri urbani fortificati alle dirette dipendenze della corona, destinate a ospitare i sovrani specialmente durante le operazioni belliche e deputate a svolgere attività di zecca.

I tremissi d’oro erano una imitazione dei nummi bizantini e si ipotizza siano stati coniati tra i primi del 700 fino alla morte di Carlo Magno avvenuta nell’814.

Diversi secoli dopo troviamo la zecca di Maccagno Inferiore. In ricompensa della loro fedeltà l’imperatore concesse ai Mandelli, i feudatari della zona, di battere moneta. Sette sono i diplomi confermanti il diritto di battere moneta. Il primo fu rilasciato il 18 luglio 1622 da Ferdinando II a Giacomo Mandelli, anche se già l’anno prima risulta coniato un tallero di argento contraffacendo il tallero d’Olanda.

L’ultimo diploma fu concesso da Carlo VI a Giovanni Battista Mandelli il 10 novembre 1716. Solo Giacomo e Giovanni batterono moneta, gli altri, pur autorizzati, non lo fecero. Con la concessione si era autorizzati a istituire una zecca con la facoltà di battervi moneta di qualsiasi genere e valore: d’oro, d’argento, di rame e potervi raffigurare il proprio stemma, incidere il proprio nome e cognome nonché motti vari. Le monete catalogate sono una settantina emesse da Giacomo e una decina da Giovanni; il materiale è oro, argento o rame.

Moneta coniata a Maccagno

In un primo tempo la zecca fu impiantata in un edificio oggi trasformato nell’albergo Torre Imperiale, successivamente la zecca fu appaltata al luogotenente Pellegrino Vanni. Alcune monete portano incise santo Stefano, protettore di Maccagno, altre sant’Aloisio, protettore dei Mandelli, altre ancora raffigurano la Vergine. Questa zecca non fu di grande importanza ma favorì la conoscenza del paese.

Vi era poi, chi la zecca, con spirito imprenditoriale, se la organizzava in casa. Nel 1607, infatti, a Cittiglio furono arrestati tre individui: una coppia originaria di Brescia e un ex frate espulso da un convento eremitano di Crema perché detenevano attrezzi e stampi oltre che argento, rame, piombo, stagno e ottone nonché alcuni scritti per fare leghe a basso tenore di argento e qualche moneta. Avevano impiantato una zecca clandestina!

In tempi più recenti altri si dedicarono a questa lucrosa attività: il 24 agosto 1867 un funzionario di polizia di Milano, scortato da numerose guardie di “pubblica finanza” si recarono a Malnate per perquisire la casa dei fabbricatori di carta Soldati, arrestandoli quali indiziati di falsificazione di biglietti di banca. Furono tradotti a Milano per essere giudicati. Analoga perquisizione fu effettuata presso la fabbrica di Gemonio sempre di proprietà dei fratelli Soldati. Nel 1891, il 21 di marzo, vennero arrestati a Varese due falsari che spacciavano denaro falso. Nel novembre 1902 arrivò la notizia che a Intra e Laveno furono arrestati alcuni “spenditori e fabbricatori di monete false”.

Delitti vecchi ma quanto mai attuali.

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