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Chiesa

IN MARGINE AL CONCILIO VATICANO II

LIVIO GHIRINGHELLI - 15/02/2013

Il Concilio ha voluto ravvivare l’annuncio della fede in forme aggiornate, ma non ha ancora saputo andare alla sostanza di quanto è essenziale e costitutivo dell’età moderna e comunque è risultato come una Pentecoste dello Spirito. Riassumendone brevemente la storia si nota l’assenza di testi ufficiali durante tutto il primo periodo dei lavori, ove si escludano le allocuzioni di Giovanni XXIII e il messaggio dei Padri conciliari a tutti gli uomini. Solo progressivamente e a prezzo di conflitti molto dolorosi si delinea la concezione di un governo pastorale della Chiesa, tra reazioni di insicurezza e prese di posizioni contrastanti. Si tratta di un processo di apprendimento e di conversione che riguarda al contempo i singoli che la collettività, nel desiderio di portare la luce del Vangelo a tutte le nazioni (Humanae salutis, 25 dicembre 1961), interpretando con scrupolosa attenzione i segni dei tempi; questo sul fondamento di un ottimismo, ch’è ispirato dalla fiducia del Papa nella presenza di Cristo. Vanno ricercate le vie più efficaci per rinnovare noi stessi, divenendo testimoni sempre più fedeli del Vangelo. I Padri sentono di portare nei loro cuori le ansie di tutti i popoli.

Nel discorso di apertura Giovanni XXIII auspica che la sostanza viva del Vangelo venga approfondita ed esposta secondo i metodi di ricerca e di presentazione utilizzati dal pensiero moderno, realtà che non opera solo negli individui, ma anche nella cultura di quanti l’accolgono, segno messianico per eccellenza. Tre le parole chiave della Gaudium et Spes, promulgata il 7 dicembre 1965, che caratterizzano questo processo di interpretazione: avvenimenti, esigenze, aspirazioni (esigenze come l’attuale sfida ecologica, desiderio di soluzioni pienamente umane dei problemi n.11). Interviene quindi un duplice ascolto: della parola di Dio e di quanto è autenticamente umano nella società. La parola di Dio non deve mai essere sovrastata dalle voci della tradizione, cui invece si affida perentoriamente il Card. Ottaviani ; Lercaro insiste sul necessario processo di evangelizzazione dei poveri secondo il Vangelo di Luca. Il Decreto Ad Gentes richiede che siano riesaminati fatti e parole oggetti della Rivelazione (n. 22). Si avverte la concordanza profonda fra la pluralità dei punti di vista contemporanei e la pluralità delle espressioni dello Spirito Santo nelle Scritture e nelle Chiese neotestamentarie. Giovanni XXIII a Suenens dichiara che primo dovere del Papa è di ascoltare e di tacere per lasciare libero campo allo Spirito Santo. Nel Diario alla data del 19 novembre 1962: permane una mentalità che non sa divincolarsi dal tono della lezione scolastica: La semicecità di un occhio è ombra nella visione dell’insieme.

Il 25 febbraio 1963 Ottaviani contesta il voto della commissione mista sul De revelatione e arriva a mettere in dubbio la fedeltà di Augustin Bea (cardinale gesuita tedesco) verso la fede cattolica. Ci si rende conto che il modo evangelico o collegiale di procedere nel ricercare insieme la verità in nessun modo può essere imposto in termini di regolamento: la conversione di tutti i partecipanti non può essere programmata. È la maniera pentecostale di mettersi d’accordo che s’apre alla comprensione di quanti ricevono il messaggio. E il Decreto sull’ecumenismo (Unitatis redintegratio, autunno del 1964, n.11) codifica questo modo collegiale di procedere. Si esige la concordanza tra la verità e il modo di cercarla assieme in fraterna emulazione. Così la recezione del messaggio si rivela al contempo fedele e creativa. Insieme si discernono i segni dei tempi sotto l’unica autorità della Parola di Dio. Lettura delle Scritture e discernimento diventano inseparabili. Ma la pastorale degli eventi non deve far trascurare, come sovente accade, il lavoro pedagogico in profondità.

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