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Chiesa

HABEMUS PAPAM

LIVIO GHIRINGHELLI - 19/04/2013

Giotto, Innocenzo III approva la Regola francescana, Basilica di Assisi

Con i gesti dimessi e non solenni, la semplicità affabile delle parole, la cordialità dell’approccio, la disposizione a comprendere, più che a condannare, lo stile di vita austero  senza irrigidimenti  o esibizioni, la vocazione alla povertà, come serena accettazione dei valori fondamentali del Cristianesimo, papa Francesco si è già imposto all’attenzione e all’affetto delle moltitudini. Mi sovviene negli affreschi di Giotto che impreziosiscono  la basilica superiore di Assisi la scena in cui Francesco si prosterna umile  dinanzi a Innocenzo III, perché gli venga approvata  oralmente nel 1210 la Regola, che sarà poi confermata  con bolla pontificia da Onorio III. Cinto dell’umile capestro in veste disadorna  di fronte al Papa  nello splendore della sua corte  il santo esprime tutta la dignità dello spirito.  Ora la prospettiva si presenta  come capovolta: è il Pastore universale  che chiede al suo popolo di pregare  per lui, per la sua missione in tempi tanto  tempestosi, che però affronta con animo sereno in un clima che ridesta l’ottimismo conciliare. Vuole essere benedetto prima di benedire.

Di papa Francesco si ricordano il diploma di perito chimico, l’ingresso nella Compagnia di Gesù, la laurea in filosofia, la tesi dottorale in teologia conseguita in Germania. È nota la sua passione per la cultura tedesca, la conoscenza approfondita  di un romantico come  Hölderlin. Certo il suo cammino presbiterale  e poi di vescovo si è illuminato con il continuo ricorso ai documenti pastorali del Concilio Vaticano II. Nell’epoca intercorrente tra il 1973 e il 1979  ha ricoperto il ruolo di Provinciale dei Gesuiti in Argentina senza compromettersi con la dittatura dei generali. Da quando è diventato nel 1998 arcivescovo di Buenos Aires  ha marcato netta la sua distanza  dal potere politico ed economico. Sempre ha avuto parole di fuoco nei confronti del capitalismo selvaggio e dell’esportazione di capitali all’estero. E non ha benedetto la teologia della liberazione. Spartana la vita, piccolo e modesto l’appartamento in uso, mezzi di locomozione semplicemente il bus e la metropolitana. Al petto solo una croce di ferro con l’immagine del Buon Pastore.

Le Eminenze chiamate dallo Spirito a eleggerlo si sono certo meravigliate di questa rivoluzione silenziosa attuatasi nella Chiesa. Si dichiara a preferenza non Sommo pontefice, ma vescovo della Chiesa di Roma, che presiede tutte le Chiese nella carità. Invoca e predica senza clangori  fratellanza, amore, fiducia, speranza. Ha una comunicazione semplice e trasparente, si affida più ai gesti che alle parole e crede nell’esempio, oltre la proclamazione dei principi. È simbolo di una Chiesa  che esce dai propri palazzi. Parla a braccio senza ostentazione di dottrina. E si affida alla pietà  e spiritualità popolari. Grande l’abbraccio ecumenico, la tenerezza per i poveri  e gli ammalati, l’attenzione per le donne.

Che cosa ci si attende da lui?  Qualcuno si aspetta revisioni e aperture che gli sono probabilmente impossibili, specie in tema di etica. È sempre stato critico del cosiddetto “matrimonio egualitario”, aperto anche alle coppie omosessuali; non ha convocato nessun sinodo nella sua archidiocesi; ha dichiarato che la Chiesa  non è propriamente una ONG assistenziale.

Quali nuovi spazi accorderà ai divorziati, alle donne? Come si pronuncerà sul celibato sacerdotale facoltativo? Stimolerà la riflessione teologica in compromesso con i tempi o sarà più che altro custode – misericordioso – della sana dottrina? Esigerà la trasparenza nelle finanze vaticane  come largamente atteso?

Certo squarci interessanti sono risultati l’invito a essere gelosi custodi della creazione, a rispettare profondamente le altre religioni in spirito di fraternità e cultura del dialogo, l’interpretazione del Vangelo del primato di Pietro in ottica comunitaria. Nella prima messa con i fratelli cardinali si è espresso per tre direttive: camminare, costruire, confessare. Vuole perseguire verità, bontà, bellezza. Papa Francesco, il primo gesuita ad avere assunto la somma responsabilità della Chiesa, il primo latino americano, il primo ad avere scelto un nome augurale che è tutto un programma, pare davvero un uomo moderato e solido, un conservatore dal volto umano. Una gerarchia al servizio del popolo.

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