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Cara Varese

IL DECLINO TURISTICO

PIERFAUSTO VEDANI - 20/06/2014

Sono numerosi gli abitanti del nostro territorio che, a volte dopo lungo tempo, riscoprono le bellezze naturali di casa.

All’entusiasmo per l’impatto con così tanti tesori spesso segue la delusione per lo stato di abbandono in cui li hanno trovati. Inevitabili fioccano allora polemiche e rampogne all’indirizzo delle istituzioni che hanno trascurato doveri elementari e che per di più tentano di spacciare le nostre zone come Eden per i turisti. Prendersela con Regione, Comuni e surrogati dell’ex Provincia si può, anzi è un dovere civico, resta il fatto che, per quanto almeno riguarda casa nostra, a monte della crisi del turismo c’è un declino di idee, interventi e professionalità legati alla fine del rapporto istituzionale con Roma.

Per capirci bene: la nostra situazione era nettamente migliore ai tempi in cui era l’EPT, l’Ente Provinciale per il Turismo, a occuparsi della promozione del nostro territorio. L’EPT era in sintonia con gli organismi centrali, progetti e piani di sviluppo erano frutto di un’attenta collaborazione con Roma, i responsabili locali dell’Ente erano molto preparati. Noi a Varese abbiamo avuto stagioni mitiche grazie a presidenti EPT come Mario Beretta, Emilio Giudici, Giorgio Bignardi, Ernesto Redaelli, e grazie anche a un direttore davvero leggendario, Manlio Raffo, mentre il notaio Luigi Zanzi guidando l’Azienda di Soggiorno realizzava gioielli come il parco alla Schiranna e creava le premesse per le strutture di via Albani, palaghiaccio e piscina, progetto concretato da Giulio Nidoli.

La belle époque del nostro turismo finì con le Regioni, all’inizio degli Anni 70: il centralismo veniva messo in soffitta, largo a sistemi e uomini nuovi di partiti che nel settore sino a quel momento avevano bene operato. Occorsero alcuni anni prima che Milano riuscisse a organizzarsi. Si doveva capire e riflettere su piani e finanziamenti: già promettendo di tutto e di più i soldini adesso li gestiva la capitale morale d’Italia. Che Milano sia stata “ladrona” come Roma non credo proprio, ma parolaia, o meglio ganassa, certamente.

Lo dimostrano oggi proprio l’incuria che caratterizza non pochi piccoli patrimoni ambientali e culturali, lo scarso livello di collaborazione da parte dei Comuni nell’erogare servizi utili alla promozione del turismo, per non parlare di discutibili progettazioni.

Il degrado non è venuto dal basso, ma da una burocrazia nuova, dalla presunzione di una politica che credeva di essere espressione della tradizionale capacità imprenditoriale dei lombardi e invece non era capace di andare oltre una forma di provincialismo deteriore, quello che vedeva e vede Milano specchiarsi in opere di regime che ne affermino la grandezza oppure organizzare oggi missioni nelle periferie nel tentativo di recuperare voti e credibilità persi in contesti sociali un tempo fedelissimi.

Se le istituzioni non riescono a recuperare l’attenzione all’ambiente e alle potenzialità di un turismo rinnovato, associazioni e privati nel territorio in cui gravitano si impegnano a fondo in questa direzione: meritano attenzione e collaborazione da parte dei cittadini e di quella politica che è già capace di guardare al futuro.

La stagione memorabile del turismo varesino venne favorita da un centralismo statale davvero intelligente: Roma si affidava non solo a funzionari preparati, ma puntava pure sul volontariato di cittadini intraprendenti che nella loro vita avevano imboccato la strada del successo grazie a sensibilità e capacità di rilievo.

Oggi per rilanciare il turismo occorrono anche modelli e bandiere locali, riferimenti nei quali la gente possa vedere degli amici. E noi, che siamo la gente, una mano la possiamo dare a chi va oltre le segnalazioni e le proteste e già si impegna per recuperare dignità a un patrimonio turistico che ha urgenti necessità di cure e di amore.

 

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