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Chiesa

LA NUOVA PARROCCHIA

LIVIO GHIRINGHELLI - 01/08/2014

Giornata di studio pastorale in Germania

A una prima constatazione non sfugge che il numero dei preti diminuisce e al contempo che il modello piramidale – centralistico a noi trasmesso dalla tradizione non convince più. Calo delle vocazioni e invecchiamento del clero, ma anche scelte in sintonia con le esigenze dell’uomo d’oggi, impongono nuove soluzioni.

Va superata l’autoreferenzialità ripiegata ad intra della pastorale parrocchiale, promossa maggiormente la corresponsabilità nei rapporti col laicato, realizzata la progettualità unitaria delle comunità, oltre la semplice collaborazione. Necessario è sempre comunque il radicamento nel territorio; perciò non bisogna sopprimere le parrocchie, bensì metterle in rete secondo una logica non aggregativa, ma integrativa, secondo quanto prescrive la CEI. Senz’altro rimane la centralità della parrocchia nel vissuto e nella trasmissione della fede. Se il segno meno caratterizza la presenza dei sacerdoti, la frequenza di messe, di servizi, la residenzialità, bisogna che più ci si preoccupi della qualità, dell’incontro, dello scambio di esperienze, dell’intensità e molteplicità delle iniziative. I preti non vanno ridotti a stressati funzionari del sacro.

Le parrocchie senza parroco sono un fenomeno ben più preoccupante in Europa rispetto all’Italia (meno 47% rispetto a meno 8%). Qualcuno è tentato di ovviarvi col superamento dell’obbligo del celibato o con l’accesso delle donne al ministero presbiterale. Restano diffuse le perplessità (specie in ordine al secondo rimedio).

In Francia si è ricorso a équipes di animazione parrocchiale: si scelgono cinque laici per un triennio con mandato rinnovabile una sola volta al fine di coordinare catechesi, liturgia e carità, avendo come punto di riferimento il parroco, che non si occupa più della pastorale ordinaria, ma della comunione/coordinamento dei settori e del sostegno ai membri delle équipes.

In Germania tipica è la figura del Pastoral referent che, pur essendo un laico, svolge funzione di parroco. Elevata è la formazione teologica, con specifici servizi parrocchiali o zonali. Il pericolo sta nel riprodurre modelli vecchi, ma conosciuti, come nelle fughe in avanti.

In ogni modo più che fare cose importa per il prete relazionarsi con le persone, essere in minor misura l’uomo dell’intervento diretto e più l’uomo della comunione, promovendo ministeri, vocazioni, carismi. Ai laici, da preparare meglio, la catechesi e l’inculturazione del Vangelo. Dal prete dispensatore di servizi religiosi bisogna passare al prete formatore, superando le angustie del clericalismo. Certo in troppi casi la gente non vuole esercitare ministeri, ma solo riceverli. Le comunità presbiterali poi si devono caratterizzare per la vita in comune, maturando una spiritualità non individualista e un esercizio del ministero in chiave sinodale. Così nel potenziarsi reciproco di sinergia e missionarietà si viene a creare una Chiesa ben più partecipativa.

 

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