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Cara Varese

OMBRELLO ANTIGRANDINE

PIERFAUSTO VEDANI - 07/11/2014

Sono stagioni volubili, dispettose, che tradiscono facilmente. E non mi riferisco solamente al clima, pazzo sin dallo scorso inverno, ma ad aspetti, situazioni e nevrosi della politica in generale e della gestione della cosa pubblica se guardiamo alla piccola patria cittadina.

Un giorno non sarà più cronaca, ma storia la rivolta popolare contro la realizzazione di parcheggi sotterranei nel verde di Giubiano e della Prima Cappella della Via Sacra. Un vero moto di popolo, cinquemila firme in calce a un documento, poi altre adunate infuocate contro l’abbattimento di piante ai Giardini Estensi. Il tutto sino all’armistizio con la Giunta comunale, avventuratasi in progetti che alla fine, in momenti di autentica carestia e di valanghe di tasse, potrebbero avere imprevedibili conseguenze. Per esempio la rivolta fiscale dei lombardi contro Roma, minacciata da Maroni, con una anteprima proprio a Varese, ma contro la Lega.

Nell’aria c’era ancora la coda dell’uragano “verde” quando è scoppiato, inatteso, quello del licenziamento degli assessori NCD dalla Giunta comunale: una ritorsione dopo che il nuovo centrodestra aveva favorito l’elezione del PD Vincenzi in Provincia. La questione è arcinota, come lo è la sua conclusione, pure sorprendente. Un avanti e indré dal ritmo serrato e che ricorda la divertente samba postbellica degli anni 40, solo che a Palazzo Estense di questi tempi c’è poco da ridere e ballare, soprattutto se fossero seguite con maggiore attenzione le questioni sanitarie, in particolare quelle ospedaliere: se non ricordo male le amministrazioni civiche, per il tramite del loro sindaco, hanno diritti e poteri, riconosciuti da una norma regionale, in campo politico-sanitario. Il “palazzo” di Varese, nel caso fosse corretta la mia interpretazione, avrebbe la possibilità di farsi sentire ufficialmente su come la pensa sul continuo ridimensionamento dei nostri ospedali.

Le ultime da questo fronte: ci sono proteste dei cittadini per le lunghe attese di coloro che devono farsi operare al “Circolo”. I dirigenti tentano di rabbonirli spiegando che hanno la precedenza gli interventi importanti, ma non si dice perché questo non accadeva in un passato anche recente: oggi i posti letto vengono infatti tagliati, si risparmia anche sui ricoveri, indirettamente si scarica su altri ospedali la gestione di casi chirurgici considerati “minori”.

Sembra questa la filosofia del piano della annunciata riforma sanitaria lombarda che vede tanto entusiasmo nei ras milanesi della maggioranza e l’eterno, soave distacco dalle questioni sanitarie varesine da parte degli oppositori di Palazzo Lombardia, PD in testa.

Ma c’è anche il pericolo di una nuova tempesta sulla sanità varesina e la politica locale non può chiudere gli occhi.

È successo che di recente, in una causa a margine della nota vicenda della cardiochirurgia, il tribunale di Busto Arsizio abbia potuto riscontrare la fondatezza di contestazioni in ordine alla regolarità della documentazione presentata da un nostro cardiochirurgo a un ateneo straniero per ottenere un dottorato di ricerca, il Phd. Si tratta di un titolo prestigioso del quale si fregiano pochissimi medici del “Circolo”, compreso uno non amato da alcuni accademici e da dirigenti ospedalieri tanto che, non credendo essi alla sua richiesta di giustizia, hanno appoggiato ufficialmente il contestato conseguimento del Phd da parte di un altro medico.

Il nocciolo della questione: il supporto di dati scientifici per il Phd è incompleto. Sembra una questione piccola, ma si è nella élite della cultura medica europea dove si richiede perfezione assoluta nel sapere e stile nei comportamenti.

La conferma di dati evidentemente non controllati, per i vertici delle due nostre istituzioni è una forte negatività che teoricamente corre il rischio di avere conseguenze anche a livello politico locale. Dire sanità a Varese, al Circolo, oggi infatti vuol dire NCD.

La mano tesa dal nuovo centrodestra al PD per eleggere Vincenzi in provincia potrebbe allora essere anche un eccellente contratto assicurativo contro la… grandine.

Un ombrello se lo cercherà pure la porzione dei distratti, chiamiamoli così, di una rappresentanza accademica che, sempre a Cardiochirurgia, dopo anni di marcia di gruppo, spedita e coesa, ha conosciuto evitabili scollamenti, senza peraltro incidere sulla qualità medica e assistenziale del servizio alla comunità.

Ne sapremo di più quando, nelle tappe giudiziarie che attendono Cardiochirurgia, si conosceranno tutti gli atti e i particolari della complessa vicenda. Che in qualche suo risvolto sembra proporre sapori antichi, dei tempi in cui veniva ricordato ai dipendenti che “il padrone sono me”.

Ma nel 2014 la comunicazione e l’informazione sono un patrimonio irrinunciabile di libertà . In ambito pubblico nascondere notizie, scivoloni ed errori è antidemocratico. E può essere un suicidio politico.

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