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Cara Varese

SANITÀ A DUE FACCE

PIERFAUSTO VEDANI - 21/11/2014

Momenti di animazione al Molina

Momenti di animazione al Molina

Dopo aver letto la notizia della fine del mandato degli amministratori del “Molina”, istituzione tanto cara ai varesini, mi sono subito ricordato che chi gestisce la straordinaria residenza per anziani non percepisce compensi. Il pensiero allora subito è volato ai giorni sereni dei nostri ospedali, quando lo Stato prima e le Regioni poi non facevano della sanità pubblica un business politico. Quando cioè a gestire la nostra salute c’erano imprenditori e professionisti locali, di chiara fama e che, sempre a zero lire di compenso, invariabilmente offrivano alle comunità un servizio di qualità.

I fatti, la storia del nostro Paese hanno inequivocabilmente dimostrato che l’istituzione regionale sarà stata sì più vicina al territorio, ma ha portato nelle comunità anche i vizi della politica nazionale, a volte addirittura esaltandoli.

Da anni possiamo toccare con mano nelle regioni utopie, promesse non mantenute, scandali, ignavie, inganni,egoismi: non solo i drammi ambientali di questi giorni ce li ricordano. Noi varesini da tempo paghiamo le negatività di una delle più sventolate bandiere del governo regionale: l’assistenza sanitaria sarebbe un record nazionale di efficienza e organizzazione e chiude il bilancio in pareggio. Non si dice però che a Varese si tagliano posti letto e risorse, che il “Circolo” è avviato a un ridimensionamento visto che ci sono già reparti dei quali si può calcolare in nanocurie la capacità di accoglienza, che le attese per cure e interventi tendono ad aumentare.

Essendo poi stata proclamata la rinuncia ufficiale ai “luminari” per dar luogo a una evangelica uguaglianza nei vari reparti, l’ospedale collabora attivamente al depotenziamento inaugurato in ambito accademico se consideriamo che non c’è ancora il nuovo primario a Neurochirurgia e che a Cardiochirurgia la guida, pur molto efficiente, quanto a titoli sta completando la carriera.

L’annunciato addio ai luminari può anche far supporre che in realtà nessun “grande” in questo momento voglia venire a Varese. Nei fatti, cioè nella assistenza medica, non cambia nulla grazie alla formazione di alto profilo, alla scuola fatta dai nostri medici: e riavranno, speriamo presto, certamente riferimenti autorevoli come vuole la storia di qualsiasi ospedale legato a un ateneo.

Oltre a essere inquadrati in una fattoria collettiva di memoria sovietica, i medici del Circolo sembrano nel mirino per un’altra vecchia questione: poiché Milano e i suoi inviati non riescono a spiegarsi come mai mille litri di acqua non entrino in un barile – mi riferisco al Pronto Soccorso sempre assediato da chi chiede aiuto e cure – essi avrebbero cominciato a ipotizzare eventuali carenze nell’apparato assistenziale. Se così fosse saremmo in presenza di un autogol storico. Sparare alle spalle di chi è in trincea in politica capita, anche di frequente, ma sarebbe decisamente inaccettabile nel nostro caso. Lo dico da vecchio cronista del Pronto Soccorso che conosce l’impegno e i sacrifici di chi ci lavora.

Grande allora è la nostalgia della gestione di una sanità affidata come in passato alle comunità cittadine e perciò vedo nella Fondazione Molina, così bene amministrata e sempre lontana da polemiche e inefficienze, un concreto, attuale esempio per i nostri leader politici.

Ma invito anche i cittadini ad avere più attenzione alla sanità. Ci si può scatenare in cinquemila per i parcheggi, ma è bene anche presidiare idealmente gli ospedali e l’Università. Sono servizi che tra l’altro noi lombardi paghiamo con i nostri soldi, nessuno lo dimentichi. Anche coloro che raccontano storielle quando credono di ammaestrare collettività che nel campo sanitario hanno ammirevoli tradizioni mediche e di gestione.

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