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Società

IL CALCIO NON È IL SUDOKU

CESARE CHIERICATI - 27/02/2015

433Nel mondo del calcio nazionale stentano davvero a morire almeno due storici “dogmi” che ciclicamente riappaiono su gazzette e radiotelevisioni nostrane nonostante le numerose prove contrarie. Il primo recita: “gli arbitri italiani sono i migliori del mondo”, il secondo, riaggiustato secondo lapalissiana evidenza, più sommessamente dice: “ il campionato italiano non sarà il più bello del mondo ma è certo il più combattuto”.

A queste due verità rivelate, consolatorie e declinanti, si stanno aggiungendo nuove correnti di pensiero pedatorio articolate in diversi filoni, quasi una teologia calcistica, generata progressivamente dall’immancabile accoppiata di un telecronista e del suo tecnico di supporto, ovvero un ex calciatore possibilmente dotato di discreto blasone professionale e di accettabile eloquio.

La coppia di fatto preposta alla partita dimentica quasi sempre che anche gli utenti casalinghi la vedono e quindi risulta fuori luogo il piglio radiocronistico (ritmo più “epicità” del racconto) con ostinato, martellante puntiglio. I Carosio, i Martellini, i Pizzul, bravissimi ma anche avvantaggiati dal monopolio Rai, sono ormai nell’archivio degli appassionati meno giovani. Brillavano e sbagliavano in proprio i tre tenori del pallone.

Ora invece i loro avventurati epigoni brillano – non molto spesso – e sbagliano in due. Intendiamoci il loro è un mestiere per niente facile perché implica una sorta di sdoppiamento visivo a fasi alterne dove devi tener d’occhio il monitor (quello che le telecamere rappresentano e gli utenti ricevono) e il campo che invece ti dà distanze, profondità, geometrie reali. Per non parlare dei falli di gioco che nella “fiction” delle immagini risultano quasi sempre più gravi di quanto lo siano nella realtà. Ed è qui nella valutazione dei falli che la coppia di fatto spesso si divide e l’adagio latino ubi maior minor cessat trova il suo aureo compimento. Nel senso che il maior non può essere che l’ex calciatore assai più del cronista in grado di discernere tra fallo e fallo, tra volontarietà e involontarietà, tra finzione e realtà.

Accade però che nelle valutazioni vecchi arcigni peloteri si rivelino inopinatamente viole mammole di primo mattino. È il caso di Massimo Ambrosini, componente autorevole di una coppia di fatto Sky, centrocampista di scuola Milan, efficace ma ruvido la sua parte al punto che andando a San Siro, negli anni finali della sua onorata carriera, capitava di scommettere entro quanti minuti dall’inizio gara sarebbe stato ammonito. Ora professoreggia, ammonisce severo e stigmatizza le esuberanze dei giovani colleghi in campo. Chi l’avrebbe mai detto che proprio Ambro sarebbe diventato un buonista a tutto tondo.

Gran dottore degli schemi di gioco è invece Giancarlo Marocchi, pure lui centrocampista plurimedagliato della Juve anni ‘80. Nelle telecronache e nei commenti da studio è alla costante ricerca di schemi e geometrie che diano plausibilità ai risultati: dal classico 4-4-2 al 3-5-2 passando per l’albero di Natale di Ancelotti (4-3- 2-1) sul quale, quest’ultimo, ha addirittura scritto un libro, per finire con il più offensivo 4-3-3. Un enigmista della sfera di cuoio, forse un esploratore del Sudoku.

A relativizzare l’impostazione algebrica dell’ex juventino ma pure in parte quella di Beppe Bergomi, gran difensore interista, ha contribuito di recente Fiorello in una simpatica gag radiofonica in cui, imitandoli, mimava una cronaca dicendo: “ed ecco che gli attaccanti salgono i difensori scendono e non si incontrano mai…”. Di fronte alle derive buoniste e matematiche non resta che ricorrere a un padre riconosciuto della chiesa calcistica, Gianni Brera, che nel suo libro “Il gioco più bello del mondo” ha scritto. “Gli schemi si susseguono ora previsti ora del tutto improvvisati… essi vengono sempre influenzati dalla fantasia inventiva, dall’abilità specifica e dalla condizione psico-fisica degli atleti … È poi il calcio una pantomima euclidea fondata sul nerbo atletico e sull’ abilità giocolieristica”. Andrea Pirlo insegna.

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