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Chiesa

PROMEMORIA SUL PAPA

LIVIO GHIRINGHELLI - 27/03/2015

Bergoglio vescovo incontra Ratzinger

Bergoglio vescovo incontra Ratzinger

A fare miglior luce sui pronunciamenti, i moniti e le esortazioni che Papa Francesco rivolge ai fedeli e a tutto il mondo sui principali problemi che l’affliggono, valgono le meditazioni, gli atteggiamenti e le convinzioni via via professate lungo il corso del suo ministero in Argentina e all’attività pastorale svolta in qualità di Primate di quel lontano Paese. La nostra editoria, sia di parte religiosa che laica, va recuperando pensieri e convinzioni espressi con particolare lucidità ed efficacia.

Se ci si riferisce alle prese di posizione in campo teologico di fronte agli irrigidimenti di mera conservazione dei principi, che la tradizione ci ha consegnato o alla disinvolta messa in discussione degli stessi alla luce dei tempi, Francesco si ritiene allarmato per un pluralismo, che, non preoccupandosi dell’unità della fede, significa rinuncia alla verità; l’autentico pluralismo deve prendere coscienza d’essere parte e mai il tutto. La comunione della Chiesa peraltro è garantita soltanto se essa si esprime chiaramente nella dinamica concreta della riflessione teologica. Nel conformismo, nel ghetto, nell’integrismo si rinuncia alla missione creativa della teologia e si finisce nell’ideologia. Comunque l’uomo unidimensionale non può erigersi a signore della verità. E non va corso il pericolo degli atteggiamenti sincretistici, che significano un compromesso di parzialità autonome.

Fondamentali sono il richiamo costante alla Scrittura, la conoscenza delle grandi tradizioni cristiane e la comprensione attuale dell’uomo e del mondo nella tensione tra pluralità e unità. È l’apertura del cuore che giunge a scoprire lo Spirito che è in ogni testo rivelato. Comunque il criterio di prossimità comporta che qualsiasi mistero resti tale anche dopo che sia stato rivelato. Il mistero non è addomesticabile. Nel Vangelo la prossimità per eccellenza è quella del Dio incarnato (v. la parabola del buon samaritano). L’armonia cristiana si raggiunge soltanto passando attraverso la croce (armonia, non cacofonia che è tipica dello gnosticismo). Essenziale è che si pervenga all’unità di confessione, pur serbando la legittima diversità di spiegazione teologica. La verità del teologo deve trovare posto nello spazio dell’unica Chiesa, rimanendo certo che la comprensione della fede conosce innumerevoli gradi di profondità. Obiettivo è l’unanimità nell’espressione plurale.

Per quanto concerne la politica anche per Papa Francesco essa va rivalorizzata, in quanto rappresenta una delle forme più alte della carità, un’attività nobile quando rivolta al bene comune. Essa esige testimonianza e martirio. Non può essere mera intermediazione d’interessi, tanto meno va concepita nei termini della demagogia o della sola ricerca di immagine. Va però anche preso atto che i governanti sembrano ostaggi di forze che non controllano e rimangono sempre esposti.

Nel nostro mondo globalizzato i centri decisionali si perdono nell’anonimato. La partitocrazia ha tolto l’anima alla politica, che non viene esercitata come servizio, bensì si richiude all’interno e nella faziosità. Si insiste sulla seduzione, piuttosto che sulla persuasione. È vera politica quella che si pone nel cuore della frontiera e va oltre con creatività. Bisogna al contempo ritornare alle radici costitutive contro lo sradicamento (il cammino della memoria è quello dell’appartenenza, che dà identità), ma anche uscire dai rifugi culturali, in cui i fondamentalisti, gli integralisti resistono nella sfera di ciò che è sempre stato e sempre deve essere nella logica dell’egoismo consolidato. Va perseguito un sincretismo conciliante, per cui la nuova realtà conservi la virtualità dei due poli opposti. E non va sacrificata l’etica per il moralismo (l’eticismo dà progetti formali più che reali). I messianismi politici si traducono spesso in tirannidi. Più che di maestri un popolo ha bisogno di testimoni. Attrae la fascinazione degli organigrammi, imperversano i sofismi, che indorano la pillola e il relativo si presenta come forma latente di totalitarismo.

Per quanto attiene alla questione sociale il lavoro umano ne è la chiave essenziale, autentica partecipazione alla creazione, in collaborazione con il Creatore. L’uomo che lavora è libero, creativo, partecipativo e solidale. Col lavoro si rende legittima la proprietà privata rispetto alla destinazione universale dei beni. Della dimensione sociale del lavoro si deve avere una visione personale e organica. Ognuno desidera sentire che sta lavorando su qualcosa di proprio, è una vocazione che gli appartiene. Sempre il lavoro deve avere la priorità sul capitale e va evitata l’eccessiva centralizzazione burocratica. Il giusto salario offre la concreta verifica della giustizia di tutto il sistema socioeconomico, in cui deve valere la scelta preferenziale d’amore a favore dei più poveri, degli esclusi dal lavoro, esercitando lo sguardo del cuore.

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