Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Cara Varese

TRADIZIONE DELLA SCONFITTA

PIERFAUSTO VEDANI - 20/11/2015

Stop al polo pediatrico al Del Ponte

Stop al polo pediatrico al Del Ponte

Arrabbiati, delusi, traditi: tutto il grande clan di operatori, benefattori e sostenitori del nuovo ospedale pediatrico di Giubiano, il vecchio Del Ponte, è colmo di amarezza. Per di più la nera sfortuna di averlo ribattezzato il Ponte del Sorriso, considerato che a sorridere, se non a ridere, oggi al massimo ci saranno solo gli squadristi milanesi della solidarietà e dell’amore per il prossimo di Palazzo Lombardia. Stop alle spese, stop ai lavori: avremo sì rispetto al passato una pediatria rinnovata, più attrezzata, forte di una scuola medica già avanzata in alcune specializzazioni, non avremo però l’agognato polo, punto di eccellenza e di attrattività extraregionale per aiutare tanti adorabili cuccioli d’uomo.

Dietro lo stop al completamento del polo pediatrico ci sono situazioni pesanti, scippi? Niente di tutto questo: considerato che anche sul fronte dell’ospedale di Circolo i predicatori milanesi dell’amore e della generosità in termini di devastazione della nostra sanità hanno ottenuto un risultato analogo, allora anche alla luce di tanti altri traguardi di sviluppo falliti dalla città, possiamo dire che siamo nella normalità: non abbiamo più natiche per prendere calcioni, ma a noi va sempre bene, siamo veri cultori della tradizione della sconfitta,accettiamo sempre le bastonate da qualunque parte arrivino, senza mai pensare alla lotta democratica, al libero rifiuto, alla verifica, alla controprova.

Ci basta di essere la città di bravi ministri come Zamberletti e Maroni o di grandi uomini come don Pasquale Macchi, di essere una comunità laboriosa, spesso vittoriosa su difficili fronti dei mercati, di avere un grande cuore: l’ultima dimostrazione i tre milioni raccolti per l’ospedale dei bimbi, senza dimenticare le donazioni colossali dei Babini Cattaneo all’ospedale e alla città e la generosità di Giovanni Borghi che portò Varese nell’Olimpo dello sport.

La maggior parte delle sconfitte ce le hanno procurate i politici scelti da noi, siamo i re degli autogol: iniziative sbagliate, progetti realizzati dopo decenni di attesa, occasioni gettate al vento. Evviva, la comunità sembra appagata, balla un silenzioso slow quando ci sarebbe da fare la rivoluzione se pensiamo che da più di cinquant’anni attendiamo un teatro, storicamente il più antico luogo di cultura che ha arricchito la civiltà dei popoli.

Ci va bene tutto basta che non si cambi, che si possa vivere ancora e sempre da conservatori, lasciamo i progressisti fuori dai giochi, meglio non fidarsi.

A volte addirittura hanno ragione coloro che non vogliono cambiare: ho letto che il sindaco PD di Bologna ha dichiarato che il Crocifisso è roba da Medioevo. Una volta la chiamavano Bologna La Dotta. Oggi sono conciati male anche loro. E a questo punto a volte inaffidabili, sia pure non al livello del colto sindaco.

Tra qualche mese si va votare, dobbiamo rinnovare il Consiglio comunale e sceglierci il nuovo sindaco. Indubbiamente una operazione importante e non facile, ma spero che gli elettori di tutti i partiti oltre al candidato primo cittadino riservino attenzione alla squadra di coloro che saranno assessori. Le liste civiche infatti riaprono il dialogo con i professionisti e altri protagonisti del lavoro e della cultura: è l’occasione per formare squadre di amministratori più preparate, che siano vero supporto al sindaco. Ne abbiamo bisogno se vogliamo risalire la china o quanto meno invertire la rotta.

Vergogne come quelle dei due ospedali dimezzati non devono fare più notizia, la sanità non deve essere interesse anzi amore e impegno di pochi. Per esempio, è previsto dalla legge, i sindaci del territorio un ruolo in materia di sanità lo hanno, allora stiano dalla parte dei cittadini, protestino, se serve, anche in piazza o davanti ai palazzi di quel potere che danneggia la loro gente.

C’è necessità di controbattere l’arroganza di una cultura centralistica del potere amministrativo, ed è pericolosa, perché snaturata e in cattiva compagnia, anche quella culturale. Ci furono persone, colte, avvedute che sono state strapazzate o irrise per aver criticato il progetto, i lavori del grande Del Ponte. Ci vuole più rispetto anche a Varese se lo si pretende a Milano e Roma.

L’ho già detto, ma è bene ripeterlo. All’annuncio dello sviluppo della pediatria ci fu un momento di vera comunione tra i medici dei due ospedali: messe alle spalle le piccole rivalità, impegno di tutti per il successo del programma reso noto all’assemblea da Carlo Lucchina.

Non c’erano problemi finanziari alle viste, il progetto venne rimpolpato grazie alla spinta della Fondazione che vide tanti varesini impegnarsi sorridendo perché nulla al mondo è più bello di un bimbo sano, che ha riacquistato la salute perché ben curato.

È stato troppo traumatico lo stop imposto dalla Regione ai lavori perché di soldi non ce ne sono più. Il progetto cominciava sicuramente a fare acqua due anni fa, quando il governatore Maroni disse ai giornalisti che per il polo pediatrico si avvaleva della facoltà di non rispondere.

Avanzava già la crisi internazionale, ma la politica stette zitta e probabilmente consigliò o impose il silenzio a chi lavorava duramente a Varese per realizzare un primato della salute pubblica.

Incalzava sempre la bellissima, frenetica onda di entusiasmo che arrivava dalla città per il tramite della Fondazione, ma ad appesantire la crisi potrebbe esserci stato all’origine dell’impresa un errore di sottovalutazione, passato sotto silenzio,che ha concorso allo stop, decretato personalmente da Formigoni, dei finanziamenti anche al nuovo Del Ponte.

Nella voluminosa documentazione ufficiale di inizio opera si segnalavano dati che meritavano forse maggiore attenzione: da un punto di vista epidemiologico, cioè della previsione del numero di bimbi ammalati da curare, l’ospedale infatti poteva essere sovradimensionato. Se le cose sono andate così allora sicuramente sono stati spesi male giudizi, pareri, polemiche, reazioni pesanti nei confronti di coloro che non condividevano il megaprogetto e relativo investimento. Un’altra lezione per tutti: la cultura del rispetto non scava fossati tra vinti e vincitori.

Come cronista ho seguito a distanza di sicurezza tutta la vicenda per via di un possibile conflitto di interessi: era zia di mio padre l’Antonietta Vedani che tanto ha fatto per il Del Ponte, sempre che io abbia capito bene la complessa ricostruzione dinastica fatta da Nino Vedani che con la sua Vema ha portato a vertici internazionali stile e disegni della maglieria varesini.

Viste come sono andate le cose anche su questo secondo fronte della sanità cittadina posso dire che il silenzio sarà sì d’oro, ma non quando ci sono di mezzo un’opera pubblica, i soldi per realizzarla e relative responsabilità. Responsabilità che anche in questo caso non possono non essere condivise in termini di controllo anche da Palazzo Lombardia.

In tutta questa triste vicenda del secondo Titanic sanitario di Varese – che triste primato! – i ciellini e gli azzurri di Varese chiaramente sono stati obbligati al silenzio. Ma se far politica significa ingoiare questi rospi e in qualche misura venir meno al rapporto di fiducia con gli elettori è meglio fare delle salutari camminate, studiare, leggere un buon libro.

Su questo positivo modello di otium amato dai nostri avi romani molto potrebbe insegnare il PD regionale che è venuto meno al suo dovere di controllo. E soprattutto non ha raccolto gli appelli dei colleghi di partito di Palazzo Estense ai quali nessuno è riuscito a tappare la bocca.

E pensare che gli ex comunisti sono stati fautori e colonne del regionalismo. Per quanto ci riguarda altro che perfetto snodo della cinghia di trasmissione tra Roma e Varese. Non abbiamo più un centimetro di pelle sano perché alle pedate si sono aggiunte le cinghiate. I politici di Milano ci guardano come gente da palio. Di Bobbiate.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login