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Cara Varese

GALANTUOMINI: UN ALTRO CASO

PIERFAUSTO VEDANI - 12/02/2016

pintusLa vita riserva a tutti momenti difficili e amarezze. Anche a chi nella collettività emerge a vario titolo e diventa, per il suo servizio prestato agli altri, riferimento di probità, cultura e capacità.

Camillo Fiori era uno di questi uomini, da chi lo ha conosciuto sarà ricordato come esempio di partecipazione alla vita politica, di ricerca appassionata del bene comune attraverso studi e riflessioni di esemplare profondità. Se ne è andato onorato anche dai lontani da lui, cattolico e sino dagli anni giovani esploratore della frontiera del progresso.

Proprio in quel tempo il caro Camillo per le sue ricerche nel campo della giustizia sociale visse situazioni non facili. Me ne parlò quietamente decine di anni dopo come di una ferita ben rimarginata e solo se il discorso toccava la Varese del periodo di un Pci alleato modello di Mosca e una Dc che si avviava all’apertura ai socialisti. Fu allora che Camillo Fiori con qualche esponente dell’area conservatrice della Dc e pure con qualche ecclesiastico ebbe problemi per aver avuto un contatto con la realtà sovietica.

Fu un dissenso che non ebbe echi pubblici, ma riverberi privati certamente insidiosi per Camillo. Il suo lungo ed esemplare viaggio politico è la migliore testimonianza di una coerenza e di una trasparenza immutate negli anni, esempio e riferimento per chi oggi, tempo delle banderuole, fa o si accinge a fare politica.

Camillo Fiori mai cercò rivalse o volle recuperare pubblicamente il pesante episodio che avrebbe potuto costargli il suo percorso politico; a volte ne parlò con amici come esempio di difficoltà e di esperienze sempre utili per una corretta crescita personale senza ledere gli interessi del partito.

Diversa ma non nella sofferenza è la vicenda di Francesco Pintus, magistrato, di poco più anziano di Fiori, varesino d’adozione, morto alla fine di gennaio di due anni or sono. Diversa perché fortemente pubblica e importante e perché fece affiorare segnali della presenza di fattori di disgregazione nella politica gestionale di autorevoli istituzioni. Fattori in passato molto contenuti.

Durante un interessante periodo varesino come pubblico ministero attento all’evoluzione della società, ma lontano dai pretori d’assalto, Francesco Pintus ebbe modo di distinguersi come promotore e partecipe di iniziative culturali. Sarebbe poi stato atteso da un’esperienza pubblica come senatore della Sinistra indipendente. Il ritorno alla magistratura vide il suo approdo in Cassazione non grazie agli automatismi di carriera ma perché vincitore di un difficile concorso.

Nel corso della sua attività lontano da Varese avendo Pintus sempre fatto del rispetto di se stesso, cioè della sua autonomia di giudizio che emanava da un quadro di rigore giuridico assoluto, non gli mancarono nemici e intralci al momento di raggiungere traguardi prestigiosi. Non ne fece mai un dramma, anzi questi eventi rafforzarono nel Pintus magistrato sempre e comunque equilibrio e attenzione professionali, corroborati da riscontri e approfondimenti, tutti nel segno della legittimità e della verità dei fatti.

Di recente Gian Carlo Caselli, procuratore coraggioso, protagonista di lotte epiche contro il terrorismo e la mafia, nel suo libro “Nient’altro che la verità” ricorda anche l’episodio del suicidio di Luigi Lombardini, giudice a Cagliari, accusato di violazioni della legge durante le indagini su un sequestro di persona.

La tragedia avvenne subito dopo il civilissimo interrogatorio di Lombardini da parte dello stesso Caselli, chiamato a far luce sull’ episodio. La morte di Lombardini scatenò polemiche feroci, ma Caselli si era comportato correttamente. Mass media in ebollizione: ci furono querele e condanne. Francesco Pintus, procuratore a Cagliari, al momento della tragedia espresse a sua volta giudizi ma nel rispetto della legge se successivamente fu sempre assolto nei procedimenti intentatigli.

Pintus a Varese, senza battere la grancassa, aveva parlato della vicenda Lombardini e dei suoi singolari metodi di indagine, adottati dal giudice, sottolineando però un obiettivo raggiunto: l’attenuazione e poi la fine dei sequestri in Sardegna. Pintus aveva accennato anche al suo personale coinvolgimento giudiziario dicendosi tranquillo davanti alla legge e agli uomini.

Carattere diverso, ma pari discrezione per il magistrato Pintus e il politologo Fiori, ugualmente degni del ricordo che la comunità dedica ai galantuomini per il servizio che le hanno reso.

Essi da sempre hanno avuto in comune l’attenzione al progresso, a dinamiche nuove e rispettose della dignità umana. E non hanno mai cercato o preteso la ribalta anche quando per loro sarebbe stato facile. Grazie Francesco, grazie Camillo.

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