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Cultura

L’ARCHEOLOGO CUI DOBBIAMO MOLTO

ALBERTO PEDROLI - 19/02/2016

 

Era stata da poco prorogata sino al 13 marzo la mostra allestita presso il museo Castiglioni di villa Toeplitz dal titolo “Pashed: l’artista del faraone” con la ricostruzione di una tomba egizia. La notizia della morte improvvisa di Alfredo, che con il fratello gemello Angelo aveva dato vita a questa suggestiva iniziativa nel museo a loro intitolato, ci lascia ora un’ombra di tristezza seppur mitigata dalla consapevolezza della grande ed affascinante eredità di una vita dedicata alla ricerca in campo archeologico ed etnografico che il fratello ed altri sapranno certamente continuare.

Varese, seppur spesso “distratta” sul fronte culturale, deve molto ai fratelli Castiglioni.

Nati a Milano nel 1937 ma varesini d’adozione hanno iniziato giovanissimi a coltivare la passione per i viaggi, specialmente nel continente africano dove in sessant’anni di missioni hanno effettuato importanti scoperte archeologiche e documentato vita ed usanze di gruppi etnici ormai scomparsi: è il caso di “Africa ama”, il  film-documentario di successo del 1971 ma anche delle numerose spedizioni nel nord del Camerun tra le popolazioni paleonegritiche, nel Golfo di Guinea e nel bacino del fiume Congo facendo ricerche sulla medicina tradizionale e sui riti di iniziazione, o in sud Sudan ripercorrendo le tracce di esploratori italiani dell’ottocento od ancora presso i Tuareg d’Algeria e i Nilocamiti. Una delle loro avventure è stata anche raccontata su queste pagine.

Non meno interessanti le scoperte archeologiche, di cui la più famosa quella avvenuta nel 1989 dell’antica città mineraria di Berenice Pancrisia, dove i faraoni egiziani si approvvigionavano d’oro e citata da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia. Più di recente, nel 1997, la scoperta nel deserto occidentale egiziano di resti umani e reperti riferibili alla dinastia persiana degli Achemenidi che fa presupporre il ritrovamento della armata perduta di Cambise II (529-522 a.C.) descritta da Erodoto nelle “Historiae”.

Risale invece al 1982 la ricerca sui graffiti preistorici della valle del Bergiug, nel Sahara libico risalenti a dieci – dodicimila anni fa. I calchi delle incisioni, alcune delle quali appaiono di straordinaria modernità, vennero esposti in occasione del Festival dei Due Mondi di Spoleto ma successivamente anche a Varese – con notevole successo – ai musei di Villa Mirabello iniziando così una collaborazione destinata a dare ulteriori frutti ed a continuare a tutt’oggi.

Fu infatti sul finire degli anni ’80 che i gemelli Castiglioni decisero di donare al Comune di Varese le loro collezioni, a patto di dar vita ad uno specifico museo etnografico che venne effettivamente realizzato ed inaugurato nel 1990 presso la dependance del Castello di Masnago non ancora utilizzato come sede delle collezioni d’arte dei musei civici. Elemento di grande novità e suggestione era l’allestimento di una tenda Tuareg, fatta rivivere attraverso tecniche multimediali che descrivevano la vita che vi si svolgeva con una voce narrante ed illuminando selettivamente vari dettagli. Peccato solo che l’odore delle pelli di capra costringeva ad un continuo ricambio d’aria e che le attrezzature analogiche fossero spesso in panne…

Il museo trovò successivamente collocazione presso la dependance di Villa Toeplitz conquistando maggiori spazi ma soffrendo un po’ per le difficoltà di gestione dovute alla posizione isolata che ne hanno determinato una lunga chiusura al pubblico. Solo di recente il museo ha ripreso vita grazie all’impegno dell’assessorato comunale alla Cultura e di numerosi validi collaboratori tra cui l’associazione Conoscere Varese presieduta da Marco Castiglioni che ha preso in gestione la struttura.

Con il contributo di Regione Lombardia l’esposizione è stata rinnovata ed ampliata comprendendo, tra i molti suggestivi reperti, alcuni dei calchi delle incisioni del Bergiug, le elaborate acconciature in uso tra i Nilocamiti e la già citata tenda Tuareg con un nuovo più efficiente sistema multimediale su base digitale.

Il museo può quindi a buon diritto entrare nel sistema culturale cittadino “VareseMusei”, usufruendo di una maggiore visibilità e di tutti i benefici legati alla messa in rete, inclusa la realizzazione di un completo sito internet.

È visitabile, insieme alla mostra con la ricostruzione della tomba egizia, da giovedì a domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. Sul sito del museo si possono anche trovare le proposte dei Laboratori dedicati agli alunni delle scuole primarie.

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