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Cara Varese

FRANCESCANESIMO CULTURALE

PIERFAUSTO VEDANI - 01/07/2016

san_francescoPerché il maggio 2016 possa un giorno essere ricordato come una svolta nella nostra storia civica siamo in molti a essere convinti che si debba stare alla larga da proclami rivoluzionari, che bastino iniziative concrete, addirittura suggerite anche dalla rilettura di periodi in cui il leghismo non era ancora una moda totalizzante.

Al sindaco e alla sua squadra la città chiede solo grande concretezza in qualsiasi tappa della loro attività volta a risolvere molti problemi.

In questa attività ci sono delle precedenze da programmare e rispettare, alcune hanno addirittura il carattere dell’urgenza perché possono cancellare la sensazione di abbandono e declino che prova la comunità guardando il suo recente passato, vissuto a velocità di moviola, con rarissimi sprazzi di vivacità.

Si vuole, giustamente, puntare sulla cultura come nuovo propellente, il sindaco ha abbozzato qualche indicazione per un recupero importante di Varese in un settore che ha grandi ricadute turistiche ed economiche. Certamente a Varese non si potrà ricorrere ai piloni flottanti della passeggiata sul lago di Iseo: potrebbe scapparci una imputazione di genocidio causato da acque e profumi rivoltanti, ma è giusto ricordare la determinazione e la capacità di un assessore socialista, Salvatore Caminiti, medico analista all’ospedale di Circolo, che portò Varese alla ribalta nazionale con grandi mostre. Era sindaco Pippo Gibilisco, un ragazzino in relazione all’età e all’esperienza amministrativa. Sono convinto che nel mondo delle professioni, dove anche la cultura personale ha notevole peso, e in quello dell’insegnamento sia esso accademico o delle superiori, Varese abbia le persone adatte per un recupero della nostra città ai piani alti che le competono dopo la navigazione a vista impostale dalla regionalizzazione del turismo, dalla triste e generale abitudine di considerare un accessorio le spese culturali quando la crisi morde.

Il rilancio può avvenire con la guida di esperti dei vari settori della cultura ma anche con il coinvolgimento dei giovani emergenti che galoppano negli spazi immensi della tecnologia dando lustro a Varese. Il ritorno a un positivo passato organizzativo non sarebbe del tutto utile senza l’aggancio al futuro dove appunto abbiamo tanti protagonisti, come ci raccontano le cronache.

Sarebbe bello e utile poter avere presenti in un registro degli esploratori del futuro, varesini di cui si possa essere fieri e dei quali abbiamo notizie occasionalmente.

Ne aggiungo due, i fratelli Poggio, che ho conosciuto quando erano bimbi e Marco era alunno di mia moglie alle elementari di Masnago. Diceva che da grande gli sarebbe piaciuto vendere auto: oggi a Singapore, snodo strategico internazionale delle marche automobilistiche più importanti, dirige l’intero settore logistico. Monica, sua sorella, chiese ai genitori di poter lasciare, era matricola, gli studi di medicina. Fece al galoppo scienze politiche a Milano, sei mesi dopo essere stata assunta da una importante azienda nazionale, comandava lei quelli che gli avevano fatto il test di ingresso. E oggi è la numero 1 mondiale delle risorse umane della Bayer.

Una città che nel portafogli delle sue conoscenze, dei suoi meriti, ha un lungo elenco di giovani riferimenti già proiettati nel futuro e che si affida per la cultura a coloro che a diversi e importanti livelli la diffondono tra più ceti sociali, non può non essere più locomotiva anche nel settore culturale. E con Varese il suo territorio, già oggi più agile del capoluogo per iniziative, fantasia, capacità attrattiva.

Sindaco, giunta, assessore alla cultura sono attesi da un grande impegno che sarà più lieve se potranno contare su un volontariato produttivo, intelligente e di spirito francescano da parte dei cittadini che vogliono saziare gli affamati di conoscenza.

Che sono tanti, troppi dopo la carestia e i vezzi infantili di chi vedeva in modo diverso la formazione culturale dei varesini.

 

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