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Cara Varese

IL PACIFISMO POSSIBILE

PIERFAUSTO VEDANI - 19/10/2012

Sono stati valutati in duemila i pacifisti che,  manifestando davanti allo stabilimento Alenia Aermacchi di Venegono,  hanno  protestato per la vendita di trenta aerei a Israele, hanno chiesto l’abolizione di tutto ciò che  si può collegare alla guerra  e la riconversione  a fini sociali delle “fabbriche della  morte” della nostra provincia  aggiungendo cioè l’ Agusta alla  Aermacchi,  senza trascurare la Nato di stanza a Solbiate Arno.

Li ho sempre rispettati  i  pacifisti,  ho sempre  amato la prospettiva  di mettere dei fiori nei cannoni, ma   penso  che   sia impossibile  raggiungere  determinati  obiettivi evitando   strettoie e   difficili passaggi  obbligati  che per il loro  superamento  richiedono una sensibilità e una cultura  diffuse e condivise. Se con un comunista   primo ministro siamo andati a distruggere con i “Tornado” centri vitali dell’economia degli amici serbi, se ancora oggi  le missioni di pace all’estero vedono morire tanti nostri ragazzi  e vedono  pure la tristezza  del  petto in fuori di rappresentanti del governo e tanta retorica ipocrita, allora il “tutto e subito” pacifista inevitabilmente si ripresenta come un sogno irrealizzabile.

La guerra,  il sangue versato sono comparsi  sulla terra poco  dopo l’arrivo dell’uomo e dall’età della pietra è un continuo peggioramento. Ogni  popolo   è rimasto coinvolto, sia pure in misura diversa, in vicende belliche o di violenza. Potenti e invincibili per qualche secolo ai tempi di Roma, noi italiani siamo stati concausa  della seconda guerra mondiale; raggiunta la democrazia,  obblighi internazionali ci hanno costretto e ci  costringono a un ruolo ingrato  quando avremmo potuto  chiedere e ottenere di  collaborare rinunciando  alle armi ed essere attivi  solo là  dove siamo imbattibili: nella solidarietà, nell’assistenza, in tutto quanto è protezione  civile.

A livello  internazionale  godiamo della considerazione che hanno pazienti e obbedienti  somarelli e  quindi  una volta di più non ci avrebbero ascoltati, sta di fatto che già al nostro interno, a livello di governo, c’è sempre stato  desiderio di offrire collaborazione militare. Per contro  abbiamo  sempre avuto aiuto e tutela come è accaduto per i due  marò, da mesi in balia del nazionalismo indiano.

Cambierà qualcosa? Oggi ci sono le premesse per una svolta politica nel Paese: chi non ama la guerra forse  troverà le condizioni  per  unirsi, per un’azione comune tesa a chiedere e raggiungere in ambito nazionale realistici  traguardi  di cultura e di totale pratica di pace.

Forse  si potrà iniziare un  percorso nuovo, da affrontare con  misura e senso pratico. E senza  mai dimenticare che nel  mondo, lo dice la storia,  ci saranno sempre le contrapposizioni, connaturate all’uomo.

È un progetto  di non facile realizzazione,  visto che  potenze e stati di ispirazione progressista anche quando  la situazione internazionale era promettente non si sono mai concessi  cortei e manifestazioni  per chiedere la smilitarizzazione.  Da noi democrazia vuole che ciò  sia comunque possibile e  rispettabile.

Nel  Varesotto  democraticamente accettabile, come  opinione e aspirazione,  è anche il progetto di riconversione delle  strutture industriali aeronautiche. Per le implicazioni che  esso oggi comporta   diventa però fantascientifico  se correlato a una crisi economica  che durerà nel tempo e ha già pesanti conseguenze. Senza contare  che si tratta di aziende statali che funzionano. Un record  al quale pochi  italiani  vorrebbero rinunciare.

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