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Cara Varese

IL PATTO DA STRINGERE

PIERFAUSTO VEDANI - 08/11/2012

La fine di gennaio è stata indicata come primo spazio temporale utile per rieleggere il Consiglio regionale. Un appuntamento con le urne che richiede attenzione supplementare se consideriamo i risultati delle elezioni regionali in Sicilia dove l’astensionismo ha duramente castigato la politica locale per una collezione di demeriti circoscritti all’isola, ma anche per le vergogne finanziarie delle istituzioni e dei partiti a livello nazionale.

I risultati di questa rivoluzione: un presidente regionale al PD ma senza i numeri per governare. È un lusso questo che noi varesini, sempre inclini alla concretezza, ci possiamo permettere? Si dà un significato politico alle elezioni regionali anche per la grande mobilitazione richiesta dagli obiettivi, io le guardo come opportunità per il nostro territorio per tradizione trascurato dai parlamentari. Ci hanno fatto i complimenti per due ministri, Zamberletti e Maroni, ma anche con loro le attese del territorio sono andate deluse.

Meglio in Regione, ma solo negli ultimi anni perché con la Seconda Repubblica il tributo elettorale dei varesini alla Lega si era tradotto solo nello sterile vanto di una Varese presente in posti di rappresentanza e non di governo. Per noi quindi una situazione… romana, quando invece in precedenza Giuseppe Adamoli – al tempo era nella maggioranza – aveva conquistato il nuovo ospedale per il nostro territorio. La rappresentanza dei moderati bosini al Pirellone è ritornata con Raffaele Cattaneo, uno che ci mette la faccia. Con Cattaneo a Milano altri due eccellenti consiglieri come Tosi e Alfieri, entrambi del Partito Democratico. È auspicabile che vengano riproposti e in caso di successo della loro coalizione almeno uno possa diventare assessore.

Con lo Stato vampiro e i Comuni pure disossati dal governo, non abbiamo possibilità di prospettive se non con una Regione bene in sella: un voto di tipo siculo sarebbe contrario ai nostri interessi in previsione anche di una ripresa economica. Ci possono essere diffidenza, disamore, rabbia nei confronti della politica, ma il vuoto è la peggiore soluzione possibile dei problemi di casa.

Che fare? Forse è percorribile la strada di un pubblico Patto per Varese da parte dei candidati di prima fila e, per quanto riguarda la comunità, di un recupero e della mobilitazione dei professionisti, singolarmente e come ordini o associazioni.

Senza un loro ritorno sulla scena Varese perderà ulteriormente immagine, sostanza, capacità propositiva e di realizzare. Sarebbe un ritorno al servizio della Varese presente al Pirellone in attesa di compiti più diretti in Consiglio comunale.

Fondamentale il Patto per Varese: ci sono principi e obiettivi di buon senso che travalicano ideologie e comportamenti. Chiede solo onestà intellettuale.

Saremmo rappresentati da una squadra ricca di positività, che, nei rispettivi ruoli, ha già fatto comunque la sua parte e merita attenzione. Ci sono anche negli altri partiti personaggi di profilo che possono rafforzare il patto.

Io guardo alla piccola patria, non ho la pretesa di andare oltre e nemmeno di lanciare ciambelle di salvataggio o di favorire l’alternanza. Nella piccola patria ci sono persone preparate, perbene, di diverso orientamento: scegliamole e chiediamo loro un impegno particolare. Il primo: difendere  dai rispettivi partiti gli elettori e i luoghi amati.

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