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Cara Varese

LA MALAVITA CHE ATTENTA AI GIOVANI

PIERFAUSTO VEDANI - 07/12/2012

Anche da studente non sono stato un modello: ho sprecato tempo in “imprese” di vario tipo, tutte alla fine nella legalità, ma molto vicine, tanto per intenderci, a quelle raccontate nei film della serie “Amici miei”. Avrei potuto studiare meglio e molto di più. Come dire che non sarei adatto a fare oggi prediche ai giovani, quanto meno perché nel loro mondo tira un’aria diversa. Nella seconda metà degli anni ‘40 in effetti per gli studenti non c’erano diritti da difendere o conquistare: avevamo solo il dovere di studiare e contribuire così alla rinascita del Paese semidistrutto dal folle conflitto scatenato dai dittatori. Dunque studio e disciplina da parte di tutti e non si poteva andare oltre certi limiti nelle nostre piccole ribellioni o licenze perché immediatamente ci veniva rinfacciato che eravamo studenti cioè “quelli che avevano inneggiato alla guerra“. Un fascio di tutta l’erba perché la mia generazione portava i calzoni corti quando l’Europa era in fiamme.

Esagero, lo so, dicendo che fu planetaria l’epopea della contestazione studentesca, il mitico1968, una vera svolta per i giovani, l’inizio di un rapporto diverso con la loro casa madre, la scuola.

Ai giorni nostri si è arrivati a un uso intelligente di spazi di agibilità, piazze comprese: magari non in tutta Italia, certamente nel nostro territorio. La voglia di partecipazione non è più sinonimo di rivoluzione: il segnale che mandano gli studenti è forte, chiaro, sorretto da motivazioni che esprimono spirito costruttivo e merita dunque la massima attenzione da un Paese che nella sua storia democratica non è ancora riuscito a darsi una scuola efficiente, credibile, strumento di crescita sociale oltre che culturale.

Nostri studenti hanno teso la mano ai docenti, è una iniziativa fondamentale perché onorare il ruolo di riferimento e guida ai “prof” significa rendere molto più solido l’edificio che si vuole costruire. Anche la richiesta di maggiore sicurezza è fondata perché ci sono spesso allarmi e brutte sorprese là dove si sarebbe dovuto edificare e gestire con particolare attenzione.

Per quello che ho potuto leggere non ho rilevato invece attenzione completa ai problemi della salute: non si può ignorare che la malavita tenti di fare della scuola un obiettivo del suo mercato della droga. Prendere o continuare o ampliare iniziative di conoscenza e prevenzione sulla droga, veramente un fronte di guerra, sarebbe una ulteriore garanzia della civiltà e della credibilità del nuovo mondo giovane, della consapevolezza di questi studenti che saranno la trave portante della società di domani.

Questa piccola rivoluzione che positivamente sta segnando, almeno qui da noi, questo tempo, inciderà anche moltissimo se sarà stata accompagnata da una altrettanto utile e pure innovativa applicazione negli studi. Opinione di un ex studente poco modello che ricorda con simpatia le monellerie, la parola sarebbe un’altra, degli anni giovani, ma che non si è mai perdonato di avere buttato al vento preziose occasioni di studio.

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