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Chiesa

QUESTI È DAVVERO IL PROFETA

MASSIMO CRESPI - 07/12/2012

Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: “Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!”. Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.

Venuta intanto la sera, i suoi discepoli scesero al mare e, saliti in una barca, si avviarono verso l’altra riva in direzione di Cafarnao. Era ormai buio, e Gesù non era ancora venuto da loro. Il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: “Sono io, non temete”. Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti. (Giovanni 6, 14-21)

Lorenzo Ghiberti, Gesù cammina sulle acque, Firenze porta nord del Battistero

Cosa accade, normalmente, quando qualcuno riscuote consensi, popolarità, successi, divenendo famoso oppure è celebrato, considerato quale leader capace e potente nel porsi nei confronti del pubblico che lo loda, lo stima tantissimo o persino lo teme? Succede che questo leader riconosciuto si fa portare volentieri sulle braccia dei suoi estimatori, si concede senza titubare e non perde l’occasione di farsi incoronare e governare come gli pare e piace: quasi sempre, e a prescindere dall’effettivo merito posseduto. Gesù? Se la meriterebbe quella gloria, no? Leggiamo però che quando “stavano per venire a prenderlo per farlo re”, lui “si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo”. Come si spiega questo comportamento? Meglio, cosa significa per noi questo gesto di certa superiorità, di saggezza, lungimiranza senza pari? Sì, perché è chiaro che rispondere nel modo del Nazareno quando l’avvisano che c’è gente che vuol premiarlo, ci invita a credere che vi siano qualità superiori nella personalità di colui che non si allinea, non si omologa all’agire comune e va controcorrente poiché sa che è giusto farlo. Ritirarsi quando tutto fa pensare sia l’ora dell’esporsi, del farsi notare, è segno di qualcosa di più grande. È per qualcosa di più che l’uomo, Gesù Cristo oppure l’uomo qualunque, rinuncia a godere del mondo, senza perciò spregiare la gloria mondana, terrena, ma andando oltre questa, desiderando quella duratura, pura, del regno di Dio. Persino Cristo non può disdegnare l’onore e l’osanna delle persone che gli vogliono bene, lo stimano sinceramente (diverso sarebbe essere onorati da chi fingesse di gradire ma avendo l’esclusivo scopo di ricevere vantaggi); ricordiamo: “Il giorno seguente, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele! Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto sopra un puledro d’asina”(Gv 12, 12-15).

Ritirarsi sulla montagna tuttavia assume il significato di cercare più su un beneficio maggiore, un godimento superiore perché “dell’altro mondo”; raggiungere la grande montagna ha lo stesso valore del giungere presso Dio, l’Immenso, offrendo la propria meritata fama, la soddisfazione personale, rinunciandovi per rilanciarla, consegnandola all’Onnipotente perché la trasformi in benessere perenne e stabile per sé e per tutti, dato che nessuno sta bene solitario, nemmeno se è l’Imperatore sulla terra. Qualunque gloria sulla terra, pur essendo connaturata al desiderio profondo dell’uomo, quindi giusta, auspicabile, non può non essere contaminata dal suo limite, dalla pochezza da cui l’uomo non riesce a liberarsi. Pertanto risulta vana allorché la si ricerca nella superficie e soltanto per sé stessi, ingannandosi nel credere sia tutta disponibile e raggiungibile con facilità dal singolo. Sperare nella gloria fa ritirare chi la cerca, nelle profondità del creato; così in profondità da sbocciare nel “non creato”, cioè nell’essenza del corpo di Cristo, nella sua passione per il prossimo perché stia bene e sia salvo, sicuramente per l’eternità. Allora ritirarsi diviene segreto di colui il quale comprende la verità: rinunciare alla propria grandezza per far crescere chi non ha mezzo, modo, opportunità; far crescere l’uomo separato, piccolo, sofferente. Ecco la vera gloria che si gode nell’intimo del cuore se è simile al cuore di Gesù. Restano le parole del Vangelo che descrive Gesù “tutto solo” sulla montagna. Capiamo che è necessario offrire la singolarità della persona al Signore perché la trasformi in bene comune e si gioisca nella comunione, se crediamo che Dio vuol sentirci singolarmente, vuol ascoltare da ciascuno di noi la proposta per la nostra vita; ha in serbo parole che sono per noi soltanto, come per il proprio figlio ogni padre riserva parole che non pronuncia per nessun altro quando quel figlio gli chiede di soddisfare la sua richiesta di senso, di felicità.

Gesù rinuncia alla grandezza per adoperarsi in favore dei bisognosi separati, piccoli, sofferenti, salendo sulla barca di Pietro, la sua Chiesa. Aiuta quegli uomini bisognosi di crescere, di fortificarsi dinnanzi al pericolo del buio, della tempesta che li tormenta nel momento della prova; arriva Gesù, scende dal luogo privilegiato che l’identifica come Dio per farsi vicino condividendo la vicenda apostolica. Adesso gli uomini lo vogliono prendere, ma non più per farlo re; bensì per farlo loro compagno, ben sapendo che la barca della Chiesa si salverà così dal male ed approderà, là dove vogliono tutti: sulla riva alla quale ci si dirige velocemente e senza perdersi. Così chiunque è davvero grande può rimpicciolire, laddove necessario per il bene superiore, quello che salva tutti coloro che lo vogliono. Sant’Ambrogio scriveva narrando della sua elezione episcopale richiesta a gran voce dal popolo di Milano: “Quale resistenza opposi per non essere ordinato! Alla fine, poiché ero costretto, chiesi almeno che l’ordinazione fosse ritardata. Ma non valse sollevare eccezioni, prevalse la violenza fattami”. Sia fatta la volontà del Signore.

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