Pensare il Futuro

BALLOTTAGGIO GLOBALE

MARIO AGOSTINELLI - 16/10/2026

La campagna di Luiz Inácio Lula da Silva entra nel tratto più rischioso. Al ballottaggio, previsto per il 25 ottobre, il presidente uscente dovrà affrontare Flávio Bolsonaro, che al primo turno del 4 ottobre lo ha preceduto di circa due punti (47 a 45 per cento), in un confronto che può incidere in modo determinante su relazioni internazionali e sicurezza. Perché lo scontro non resterebbe confinato alla politica brasiliana: diventerebbe un capitolo della competizione USA con il resto del mondo, e in particolare con i partner del “Sud globale”.

In questo scenario, Donald Trump vorrebbe consolidare l’alleato Bolsonaro e infliggere a Lula una sconfitta “esemplare”, dopo che il presidente brasiliano lo ha sfidato pubblicamente in più occasioni.

Tra i passaggi evocati c’è la chiusura temporanea dell’ambasciata statunitense alla vigilia del primo turno, interpretata da diversi osservatori come un gesto capace di produrre effetti politici interni e di condizionare il clima della contesa. E poi c’è un nodo più strutturale: l’eventuale cambio di governo dal 5 gennaio 2027. Se a vincere fosse l’estrema destra, si aprirebbero nuovi spazi di accordi, influenza e riallineamenti. Per Lula, dunque, la partita non è solo vincere: è evitare che il risultato elettorale venga trasformato in leva esterna, capace anche di mettere in discussione equilibri economici, sicurezza e posizionamento internazionale del Brasile.

Nelle preoccupazioni più vive, domina un elemento ulteriore: interferenze che non passerebbero soltanto per i canali diplomatici classici, bensì attraverso reti private e meccanismi di influenza politica. È qui che entra in scena il Rockbridge Network. Nato nel 2019 e collegato all’ecosistema MAGA statunitense, è stato cofondato da JD Vance, oggi vicepresidente degli Stati Uniti. Secondo le ricostruzioni, la regia politica starebbe nell’orbita di Peter Thiel. Rockbridge è descritto come un club ristretto e selettivo: non un attore “di massa”, ma un gruppo capace di agire in modo operativo. L’orizzonte non resterebbe limitato agli Stati Uniti. L’obiettivo sarebbe costruire relazioni con governi affini o sostenere candidati che mostrano consonanza con le priorità dei donatori. E il Brasile, in questa logica, diventa centrale: perché la competizione globale tra Stati Uniti e Cina, in particolare sulle infrastrutture e sulle filiere legate all’intelligenza artificiale, rende le materie prime strategiche un terreno decisivo.

In tale quadro, Washington guarderebbe con attenzione al posizionamento brasiliano e, per molti osservatori, cercherebbe di favorire Flávio Bolsonaro. Emissari associati a Rockbridge avrebbero avuto modo di parlare con imprenditori e figure politiche brasiliane, mirando ad aprire accesso e relazioni nell’orbita del candidato di destra. In mezzo, l’accusa più sensibile, lanciata dal candidato presidenziale Renan Santos e respinta dalla campagna di Flávio Bolsonaro: il possibile finanziamento indiretto della campagna attraverso la rete.

La vicinanza tra Rockbridge e l’area legata a Flávio Bolsonaro viene rafforzata da un presunto “memorandum strategico” che indicherebbe una possibile alleanza Brasile-Stati Uniti per lo sfruttamento di minerali critici e terre rare. Il documento, intitolato “Prosperity Partnership”, sostiene che un governo Bolsonaro si distanzierebbe dalla Cina e farebbe diventare il Brasile il fornitore di punta di materie strategiche. Il Paese così mirerebbe a essere un grande centro di lavorazione e un anello essenziale nelle catene di approvvigionamento coordinate con Washington, soprattutto nei settori difesa, energia e intelligenza artificiale.

Sul fronte industriale e delle risorse, i numeri rendono la posta ancora più alta. Il Brasile dispone di riserve rilevanti di terre rare, ma la capacità di estrazione resta limitata: nel 2025 si stimano circa duemila tonnellate, a fronte di giacimenti ben più ampi. È qui che l’interesse statunitense diventerebbe concreto. Ad aprile, infatti, il gruppo USA Rare Earth ha annunciato l’acquisizione di Serra Verde, società proprietaria dell’unica miniera brasiliana attiva per l’estrazione di terre rare. L’operazione, valutata in miliardi, punta ad aumentare la produzione e a rafforzarsi nella fornitura di magneti destinati a tecnologie connesse anche a impieghi in sistemi d’arma.

In conclusione, per molti analisti il Brasile è un tassello decisivo non solo per la politica interna, ma per l’equilibrio tra blocchi nel confronto globale. Con il Brasile al centro dell’attenzione, una vittoria dell’estrema destra potrebbe riorientare l’asse anche nei rapporti con Pechino, colpendo i Paesi BRICS e riducendo lo spazio di manovra di proposte progressiste provenienti dal Sud del mondo.

Per Lula la sfida è duplice e senza margini: vincere e, al tempo stesso, prepararsi all’ipotesi che gli Stati Uniti possano contestare o mettere in discussione l’esito, se il vincitore del ballottaggio dovesse risultare lui. Per resistere a una “tempesta” politica ed economica sostenuta da strumenti moderni – reti di donatori, pressione mediatica e progetti di influenza – servirebbero nuove alleanze interne e un sostegno nazionale solido, credibile anche fuori dal Brasile.