Zic & Zac

CAMPO “BELLA VISTA”

MARCO ZACCHERA - 16/10/2026

Fort Missoula oggi (da Wikipedia)

Mi piacciono le montagne, i boschi e il silenzio e così di recente seguivo la strada nazionale 93 che dal Canada scende in Montana, con alle spalle cento chilometri di foreste e praterie sconfinate.

Sono capitato a Seeley Lake e poi a Missoula, nel Montana, dove mi hanno raccontato, e ne ho visitato i luoghi, una vicenda che forse pochi conoscono: quella del transatlantico “Conte Biancamano” e del suo equipaggio approdato in Montana, ad occhio e croce a mille chilometri dall’oceano più vicino.

Un transatlantico, varato nel 1925 per il Lloyd Sabaudo ed allora uno dei più belli della nostra marina mercantile, che era normalmente adibito alle rotte Genova-New York e Genova-Buenos Aires, ma che nel 1940 era arrivato a Valparaiso, in Cile, e stava tornando. Una nave stupenda per il lusso di 180 passeggeri in prima classe, 220 in seconda, ma anche di oltre duemila poveracci stivati in terza classe, la dura realtà della nostra emigrazione verso il Sudamerica.

Nel giugno del 1940, quando l’Italia entrò in guerra, il transatlantico (quasi senza passeggeri) venne bloccato nel canale di Panama, che era allora territorio americano, e lì restò fermo. Nel marzo del 1941 – se anche la guerra con gli USA non era stata ancora dichiarata – le autorità statunitensi cercarono di requisirlo.

Comandante, ufficiali ed equipaggio reagirono e – prima che gli americani salissero a bordo – in pratica distrussero il transatlantico sabotando le turbine, i motori, il carburante. Gli americani si infuriarono e arrestarono tutto l’equipaggio, 532 persone. Dopo un avventuroso viaggio fino a New York, i marinai vennero fatti salire, con molti altri civili italiani bloccati dalla guerra negli USA (tra cui gli impiegati del nostro padiglione all’Esposizione universale di New York del 1939), su un treno che – a finestrini oscurati – partì per destinazione ignota.

Dopo una settimana arrivarono in Montana, in mezzo alle Montagne Rocciose, e furono imprigionati nel campo di Fort Missoula, praticamente in mezzo al nulla.

Alla fine si trattava in totale di 1120 italiani, oltre mille giapponesi e 24 tedeschi. Gli internati ribattezzarono ironicamente il campo “Bella vista”, tenuto conto delle montagne e delle foreste tutte intorno, anche se tra i reticolati la vita era dura, come ben mostrano le fotografie oggi conservate nel piccolo museo all’ingresso del campo.

Per gli italiani iniziò una lunga detenzione dagli incerti connotati giuridici, mentre in inverno la temperatura scendeva anche a 20 gradi sottozero. “Sulla parola” molti di loro ottennero poi nel tempo una certa semilibertà per lavorare nelle fattorie e nelle foreste dei dintorni, mentre altri (erano detenuti anche chef, cuochi, ufficiali di bordo) organizzarono una presenza italiana che entusiasmò i locali. Nacquero a Missoula – una cittadina oggi moderna, ma che al tempo aveva ancora tutti i connotati di un villaggio di frontiera – una scuola di cucina, un teatro italiano, una banda musicale. Alcuni internati si sposarono poi con ragazze locali, altri rimasero in America per sempre, mentre la maggior parte venne rimpatriata nel dopoguerra.

Oggi il campo è un’area “heritage”: sono state restaurate alcune baracche del tempo (squallide come tutti i campi di prigionia) con i letti a castello dei prigionieri ed ingiallite riviste italiane degli anni ’30, e c’è ancora la baracca con la chiesetta dedicata a San Michele. Le foreste che c’erano intorno al campo sono state invece abbattute e oggi la zona è sede di stabilimenti, ipermercati e aree residenziali.

Tra l’altro la “Biancamano” ebbe poi tutta una sua storia: trasformata in nave da trasporto-truppe con il nome di USS Hermitage, trasportò quasi 6000 soldati alla volta dagli USA ai fronti europei e fu restituita all’Italia nel 1947.

Portata ai cantieri di Monfalcone, nel 1948 subì un rifacimento totale, diventando un simbolo della rinnovata marina mercantile italiana del dopoguerra, e fu rimessa in linea verso le Americhe fino al 1960, per poi essere smantellata a La Spezia. Ma in qualche modo è ancora oggi visibile, visto che la plancia di comando è stata rimontata all’interno del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano.