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‘MAZZA GLI AMERICANI, AHÓ

CLAUDIO PIOVANELLI - 16/10/2026

Un derby lunare, ma forse venusiano, se non addirittura marziano. È quello andato in scena domenica scorsa al PalaEur di Roma davanti a 9315 spettatori paganti tra la Maxima e il Basket Club, le due nuovissime formazioni della Capitale che militano nella serie A di basket.

A beneficio di coloro che non seguono troppo da vicino le vicende del basket di casa nostra, giova ricordare in estrema sintesi ciò che è accaduto nella scorsa estate.

A Cremona patron Vanoli, da moltissimi anni sulla breccia, comunica per tempo la sua decisione di lasciare e di cedere i diritti in assenza di qualcuno disposto a proseguire il cammino; detto e fatto: nessuno si fa avanti e Vanoli cede i diritti sportivi della società a un gruppo statunitense capitanato da Donnie Nelson, dirigente della NBA, e da Luka Doncic, stella assoluta dei Los Angeles Lakers; così nasce il Basket Club Spqr Roma.

La stessa situazione, ma con tempi assolutamente più ristretti, si verifica poco dopo a Brescia: patron Ferrari coglie tutti di sorpresa cedendo i diritti sportivi a un fondo guidato da Paul Matiasic, finanziere statunitense che abbandona Trieste e che dà così vita alla Maxima Roma.

Sullo sfondo, per entrambe le operazioni, c’è lo sbarco, in prospettiva, della NBA in Europa. Ed entrambe le formazioni cercano di allestire, praticamente da zero, un gruppo di giocatori piuttosto competitivo: il Basket Club punta forte su Nico Mannion e attende il debutto di Kelly Olynyk, atleta canadese con eccellenti trascorsi a livello di NBA; la Maxima trasferisce da Brescia solo coach Cotelli e il pivot Miro Bilan, recuperando però anche l’ottimo John Brown e puntando molto su Aaron Holiday, con trascorsi in NBA e fratello dei più quotati Jrue e Justin (visto anche a Bologna).

Di più: nel tentativo di “romanizzarsi” almeno un pochino, i due club vanno alla ricerca di personaggi capaci di colpire l’immaginario collettivo: così la Maxima arruola Francesco Totti come uomo immagine, mentre il Basket Club consegna a Valerio Bianchini, che a Roma ha vinto scudetto e Coppa dei Campioni, il ruolo di presidente onorario.

Il campionato di serie A di basket ha consumato soltanto la sua terza giornata e, al di là della conclamata superiorità dell’Olimpia Milano e della Virtus Bologna, non è ancora possibile stabilire dove potranno collocarsi le due nuovissime realtà romane; sicuramente però entrambe le squadre hanno la possibilità, in un torneo che già rispetto alla scorsa stagione ha visto un consistente innalzamento dei valori tecnici, di giocare un ruolo importante anche in chiave playoff, pur con tutte le difficoltà e le incertezze determinate dalla loro nascita priva di background. Ma, come si è già detto in precedenza, l’obiettivo vero delle due neonate squadre romane non pare essere questo campionato di serie A ma, in prospettiva, la partecipazione alla NBA Europe che, nelle intenzioni, dovrebbe partire già nella prossima stagione, almeno secondo i piani di gente che conosce bene realtà sportiva e business, o meglio, la realtà sportiva come business. Un discorso che, sempre nelle intenzioni, riguarderebbe anche Varese e di cui non mancherà certo occasione di parlare.

E arriviamo dunque al derby di domenica scorsa e alla sua assoluta stranezza. L’ultima stracittadina si era disputata a Roma addirittura 46 anni orsono, nel febbraio 1980, tra Lazio e Stella Azzurra. Nel frattempo era cominciata l’era di una terza formazione della Capitale, la Virtus, giunta poi con Bianchini al timone ai massimi successi continentali nella prima metà degli anni Ottanta; poi, dopo la dorata parentesi Ferruzzi, un lento declino, sino al ritiro dal campionato e alla sparizione nel dicembre 2020, con la successiva ricomparsa nella serie B Nazionale come Virtus 1960.

Roma affamata di basket? Nutriamo qualche dubbio. Certamente però questa nuovissima e inattesa situazione ha incuriosito non poco appassionati e non romani, se è vero che alla partita hanno assistito quasi diecimila spettatori. In casa, al PalaEur, giocava la Maxima (il Basket Club disputa invece le sue partite casalinghe nell’assai più angusto palasport di viale Tiziano), capace alla fine di imporsi per 96-95 dopo ripetuti ribaltamenti di fronte. Il pubblico, in maggioranza, non si è schierato: ha sportivamente applaudito le giocate più spettacolari delle due formazioni, ripromettendosi probabilmente di ripensare all’evento e di considerare, non sappiamo in base a quali valutazioni, da che parte schierarsi.

Sicuramente una situazione come questa sarebbe stata a dir poco impensabile solo qualche tempo fa. Ma ormai lo sport, tutto lo sport di vertice, è assolutamente sotto scacco da parte del denaro. Lo si vede bene soprattutto nel calcio, dove diversi fondi di investimento detengono ormai la proprietà di larga parte delle società più importanti. Il basket, ormai, non è esente e Milano e Bologna, le due società più ricche d’Italia, da anni confermano che la disponibilità economica è fondamentale per puntare a vincere. E se è vero che la ricchezza non garantisce la vittoria, è altrettanto vero che oggi vincere con pochi quattrini appare sempre più un miraggio…