Storia

EROE DA COLLEZIONE

SERGIO REDAELLI - 29/05/2026

In questi giorni di ricorrenze risorgimentali a Varese torna a circolare il nome di Giuseppe Garibaldi, “croce e delizia” della destra italiana il cui fronte va dai leghisti della prima ora fedeli a Umberto Bossi – che vagheggiavano la secessione – ai sedicenti patrioti che hanno adottato l’incipit dell’inno di Mameli: tutti riuniti nella litigiosa maggioranza di governo. Garibaldi, in fondo, non passa mai di moda e se oggi non è venerato come a fine Ottocento, quando le città facevano a gara per erigergli una statua, è rimasto l’oggetto del desiderio di molti collezionisti. Il più famoso dei quali, Bettino Craxi, negli anni ’80 batteva a tappeto i mercatini di Milano, di Bollate e un po’ di tutta Italia, a caccia di cimeli garibaldini.

Cartoline militari della Grande Guerra che lo commemorano, francobolli russi e americani, lettere autografe, edizioni rare delle Memorie: sulle bancarelle si trova un po’ di tutto. Anche le curiosità: il Generale ritratto nel depliant del parrucchiere di fine ‘800 e sulle banconote da dieci pesos dell’Uruguay, testimonial di ristoranti, atelier di moda e lotterie benefiche, sponsor del cioccolato Talmone e del mélange Biffi di Milano, effigiato nelle serie francesi delle figurine Liebig, ricordato sulle confezioni dei sigari e sulle bottiglie di Sangiovese. E poi gli annulli filatelici, il calendario del 1907 con quindici foto-ricordo per il centenario della nascita, le cartoline dedicate dalla massoneria al Gran Maestro affiliato a Montevideo dal 1844.

Paragonato via via a Cesare, a Cincinnato, a Gesù, a S. Francesco o a Robin Hood, per più di un secolo ogni occasione è stata buona per celebrarlo: a venti, a cinquanta e a cento anni dalla nascita, dalla morte, dall’impresa dei Mille, dalle battaglie di Varese e di S. Fermo, dalla Repubblica Romana e via elencando. Il suo volto è inciso su centinaia di monete e medaglie commemorative di argento, rame, bronzo e ottone, disegnato sui biglietti da 25 centesimi del Fondo Sacro al Riscatto di Roma e Venezia, dipinto nelle tavole di Quinto Cenni, evocato nelle riproduzioni di celebri quadri: come lo sbarco dei Cacciatori delle Alpi a Sesto Calende, di Eleuterio Pagliano, conservato a Varese nel Museo del Risorgimento a villa Mirabello.

In vendita nei mercatini si trovano ancora le litografie d’arte ottocentesche, le stampe e le cartoline delle statue erette al Generale in tutto il mondo: da Luino (la prima in Italia) a Gallarate, New York, Parigi, Londra, Montevideo e Buenos Aires. Per non parlare dei tanti ritratti fotografici a cui il vanitoso condottiero si prestava più che volentieri: seduto su una seggiola, in piedi avvolto nel poncho, in sella alla cavalla Marsala, con Francesca Armosino non ancora sposata, con la gamba fasciata dopo la fucileria all’Aspromonte e ormai vecchio in poltrona, mentre legge il giornale con i pince-nez inforcati sul naso, in una stanza dell’albergo Tre Donzelle a Pisa. Ben conscio dell’importanza che quegli scatti avranno per alimentare la sua leggenda.

Protagonista della storia anche post mortem, Garibaldi è conteso dalla propaganda di destra e di sinistra – il centro cattolico lo paragona addirittura a Stalin – nella campagna elettorale che precede il voto del 18 aprile 1948. Il Fronte Democratico Popolare delle sinistre unite sfida la DC di Alcide De Gasperi che ha l’appoggio delle parrocchie, dell’Azione Cattolica, della Santa Sede e l’approvazione degli Stati Uniti. Stravince la coalizione centrista con il 48,5% dei voti e la maggioranza dei seggi alla Camera (+13% rispetto al ’46). La figura di Garibaldi ricorre in centinaia di manifesti, cartelloni pubblicitari e vignette satiriche – arruolato da questi e da quelli – e l’esito del voto indica la futura direzione politica degli italiani.

Di nuovo l’eroe in camicia rossa è l’indiscusso mattatore negli anni Sessanta e Settanta del ‘900 quando la storia (non solo il calcio) s’insegnava ai bambini con la raccolta delle figurine, facilitando il compito ai maestri delle scuole elementari e medie: lo testimoniano gli album delle Edizioni Lampo, Panini e Buste & Affini. Collezionando gli Eroi del Risorgimento, si concorreva all’estrazione di una fiammante Fiat 500. L’album costava 70 lire e le immagini raccontavano le guerre d’indipendenza, la difesa del Vascello a Roma, l’epopea dei Mille, il capanno di Ravenna dove morì Anita nel 1849, i ricordi di Caprera. E dalle figurine che illustravano i fatti di Varese, Calatafimi, Mentana, Bezzecca ecc gli studenti imparavano ad amare l’Italia.