
L’economia della provincia di Varese? È come la bicicletta: se non pedali e stai fermo, cadi. In altre parole: qui c’è più industria che altrove, se guardiamo il “peso” del manifatturiero sull’economia locale e la densità di aziende per chilometro quadrato, ma non è detto che sia un vantaggio. Perché l’occupazione cresce nei servizi e poi perché troppe imprese sono “micro” quindi con scarsa capacità di investire e innovare. Anche per questo, la locale Confindustria in questi ultimi anni ha lavorato per favorire l’innovazione e accordi con il mondo della finanza per promuovere la necessaria capitalizzazione. Anche alle imprese di recente costituzione, che vorrebbero crescere ma non sempre ce la fanno.

Roberto Grassi, imprenditore con non comuni capacità di visione e progettazione, la scorsa settimana, dopo un mandato record di 6 anni, nell’assemblea tenuta a Malpensa-Volandia ha passato la guida a Luigi Galdabini: un passaggio con la maggiore continuità. In primo luogo perché la gestione-Grassi ha avuto come faro la nascita di Mill, il “falansterio” che a Castellanza dovrà concentrare innovazione e formazione, combinando le energie con l’Università di casa, la Liuc, e fornendo anche offerta residenziale. Nuovamente Confindustria ha confermato nella realizzazione di Mill la “priorità delle priorità” e la larga affermazione alle comunali della lista della supplente sindaca uscente Cristina Borroni dovrebbe quanto meno agevolare la definizione del piano attuativo di quest’opera dove troverà anche la nuova sede di Confindustria Varese, lasciando nel capoluogo solo una, l’unica, sede secondaria. In questo quadro non può sfuggire che il neopresidente Galdabini è stato sin qui “project Manager” proprio del programma Mill.

In secondo luogo se Grassi è stato predicatore dell’Innovazione, il suo successore ne ha fatto ragion d’essere, prima come presidente di Ucimu (dal 2012 al 2016), l’Unione dei costruttori di macchine utensili, e poi presidente dell’AITA, che dell’Ucimu è uno spinoff e come Associazione per le Tecnologia Additive guarda i nuovi modi di produzione dei macchinari, con basi fortemente digitali.
Per perseguire l’innovazione – e queste è una delle novità – la Liuc sarà uno dei pilastri, ma non sarà l’unico, una sponda è stata aperta verso la varesina Insubria, che ha anche una “gamba” di insegnamenti scientifici a Como oltre che alcuni corsi a Busto Arsizio. Grassi è stato esplicito: “Il messaggio per il neo-Rettore Maria Pierro è: lavoriamo insieme” e i primi contatti sono già partiti, anche se Insubria e Liuc in quest’ottica hanno la caratteristica di essere più culle dell’insegnamento economico-manageriale che di quello tecnologico. Un analogo messaggio di apertura è stato rivolto all’altra università del mondo confindustriale, la romana Luiss che da poche settimane ha alla presidenza Giorgio Fossa, l’imprenditore gallaratese, presente a Malpensa, in passato già alla guida della Confindustria, nonché presidente della Sea e membro del CdA della Liuc.

Un’altra tessera di questo mosaico potrà essere una delle risorse meglio nascoste della provincia, questa volta con competenze decisamente tecnico-scientifiche. Si tratta del JRC Center di Ispra, il più grosso polo della ricerca dell’Unione Europea, con oltre 2 mila specialisti. Già presente lo scorso anno all’assemblea tenutasi alla MV alla Schiranna, anche quest’anno era ospite il direttore del sito Rien Stroosnijder, insieme con Francesca Campolongo, direttrice per i Dati e Trasformazione Digitale del JRC: la sua presenza nel panel dei relatori ha fatto capire come l’altro asse di questa politica di innovazione sarà quello dell’Intelligenza Artificiale, area in cui i ricercatori di Ispra stanno sperimentando nuove forme di adozione. Per fare che cosa? Per quanto riguarda Confindustria si parla soprattutto di “AI nella produzione”. A suggerirlo è stato anche Emanuele Orsini, il presidente di Confindustria nazionale, che a Malpensa ha rinnovato le critiche ormai proprie di tutto il mondo imprenditoriale nei confronti del programma governativo Industria 5.0, “troppo farraginoso e limitante rispetto al precedente 4.0” di ben maggior impatto. Orsini ha raccolto applausi dalla platea, preoccupata però più dall’incertezza sui dazi Usa, citando il ritorno al nucleare. Questa volta ha però evitato le fughe in avanti dello scorso anno, quando alla Schiranna auspicò, non senza qualche scetticismo, “mini-reattori modulari che potrebbero trovare posto nelle fabbriche dismesse”. “L’energia è un fattore competitivo, perché le nostre aziende la pagano il doppio dei concorrenti”, ha chiosato, planando su richieste più fattibili a breve termine a partire dallo sganciamento del prezzo dell’elettricità, sempre più economica da produrre grazie alle rinnovabili, da quello del gas.
Difficile tuttavia parlare di crescita e innovazione se non ci sono le risorse umane. Il tema non è nuovo agli industriali varesini, che da tempo puntano su strumenti come la formazione post-diploma e gli ITS, gli Istituti Tecnico Scientifici con cui è avviata una forte collaborazione. Più in generale, c’è la consapevolezza che l’introduzione delle nuove tecnologie richiederà chi le sappia sviluppare e utilizzare e in una provincia dove la disoccupazione è al 4%, trovare il personale non è facile. Grassi un’idea ce ‘ha. Non parla esplicitamente di immigrazione, ma dice: “dobbiamo essere attrattivi, avere qui nuove persone e politiche coerenti, compreso un programma di housing sociale”. Traduzione: Impresa, politica e società devono parlarsi.