Per chi abita nella zona dei laghi c’è un posto che incrociamo con gli occhi ogni giorno ma spesso è dimenticato: il Mottarone.
Oggi richiama alla memoria la sciagura della funivia di qualche anno fa, ma per il resto è una località un po’ decaduta pur essendo la “montagna di casa” a far da primo baluardo delle Prealpi verso la pianura, visibile da mezzo Piemonte e da Milano.
Nelle giornate buone la vista è perfetta con una corona di ben sette laghi diversi che appaiono all’orizzonte (Maggiore, Orta, Varese, Comabbio, Monate, Como e Mergozzo) e dalla parte opposta c’è l’impareggiabile visione del Monte Rosa e delle cime circostanti fino alla Svizzera e al Monviso in tutta la loro magnificenza.
La storia del Mottarone turistico è legato alla sua ferrovia a cremagliera che dal 1911 saliva da Stresa in vetta, con l’Hotel Guglielmina a rappresentare un punto di riferimento aristocratico con i suoi primi campi da sci, quando sciare era ancora una questione di élite.
Lo “slittone” era stato uno dei primi skilift italiani, così come nel 1935 venne realizzato un trampolino per il salto e ogni anno veniva disputata la “Coppa d’oro del Duce”, evento mondano e sportivo di prima grandezza.
L’hotel Gugliemina bruciò accidentalmente durante la guerra, mentre la cremagliera apparve poi sempre più inadatta a trasportare un congruo numero di sciatori od escursionisti estivi per la sua scarsa velocità. Tra il rinnovarla o chiuderla nel 1961 si decise di sopprimerla cancellando purtroppo un esempio tra i più significativi di ferrovie elettriche a cremagliera in Europa.
Lunghi anni per costruire poi la funivia, mentre lo sviluppo dell’auto permetteva di raggiungere la cima o per la strada privata borromea da Gignese o con la “provinciale” di Armeno, anche se il diminuire delle precipitazioni nevose comprometteva sempre di più l’utilizzo degli impianti.
La montagna (1491 metri in vetta) è infatti troppo bassa per assicurare un innevamento naturale sufficiente, anche se negli anni ’70 gli impianti si erano moltiplicati permettendo buone discese soprattutto per i principianti.
Che fare per rilanciare questa località così bella? Qualcuno comincia a ripensarci come Massimo Pedrani – amministratore di Gignese – che ha abbozzato un progetto organico e completo di rilancio che meriterebbe più attenzione.
Il futuro sarà forse lo sci di fondo più che da discesa, ma soprattutto il trekking, le passeggiate, la mountanbike con la scoperta dei sentieri per un turismo fatto di cultura, gastronomia, ambiente naturale (come i Giardini Alpinia) tutti da riscoprire.
Un tesoro nascosto che merita un rilancio.