
Nei giorni scorsi sono stato alla presentazione dell’accordo tra il consorzio Cantù Next e gli americani di Legends Global per la gestione della ormai quasi pronta Cantù Arena, l’impianto che riporterà il basket nel cuore della città brianzola dopo i tempi remoti della leggendaria palestra Parini (ricordo che la squadra ha poi giocato dal 1974 al 2016 al Pianella di Cucciago, una frazione, mentre dalla chiusura fino a giorni d’oggi sfrutta il palasport di Desio). È un contratto ventennale con un colosso dell’entertainment che si occupa di qualcosa come 450 impianti in tutto il mondo, dedicati sia allo sport sia all’intrattenimento. Sulla Cantù Arena, che sorge sulle ceneri e nello stesso posto del cosiddetto PalaBabele, progettato dall’architetto Gregotti, mai portato a termine e rimasto allo stadio di rudere per decenni, ne sono sentite di ogni. Ci sono state sia riflessioni in positivo – partendo proprio dal concetto che la squadra di basket, orgoglio locale e anche uno dei club che ha scritto la storia della pallacanestro internazionale, tornerà a casa, senza trascurare il fatto che ospiterà anche altri sport come il volley – sia in negativo: la critica forse più legittima si lega alla capienza non enorme (attorno ai 6000 posti), invece le perplessità maggiori vertono sui costi dell’operazione, lievitati in questi anni di gestazione sofferta e entrati nell’ordine delle decine di milioni di euro. E si aggiunge che ci sono riserve sulla sostenibilità del progetto sport-spettacolo, nonostante gli americani confidino di organizzare dai 70 agli 80 eventi all’anno, a dispetto della concorrenza di una Milano che, si sa, attira non poco.
Ma di fronte a tutte queste osservazioni di segno negativo, tendenti al catastrofismo, io mi pongo una domanda: a Cantù sono forse impazziti e vogliono buttare via i soldi? Detto che in ogni caso saranno il tempo e la storia a emettere il verdetto, dietro a questa operazione ci sono 21 imprenditori – che, immagino, sappiano il fatto loro – e una quota di risorse pubbliche (la Regione Lombardia, per dire, è intervenuta con un contributo finalizzato ad abbattere, almeno in parte, i costi lievitati in questi anni). E comunque, piaccia o non piaccia, da fine gennaio 2027 Cantù avrà un impianto nuovo di zecca, con annesso un pavillon per gli allenamenti delle squadre, e un centro commerciale affidato a un nome importante del commercio (che è pure partner del club di basket). Questo è un dato di fatto che fa pensare a quella che invece è la situazione di Varese e della Itelyum Arena, ovvero il palasport intitolato a Lino Oldrini e costruito nel 1964. Ampliato una prima volta con i fondi per i Mondiali di calcio 1990, ma con lavori rimasti incompiuti, è stato oggetto di recente di un ulteriore restyling. Incompiuto pure questo. È stata giusto sistemata l’ala orientata verso Sacro Monte e Campo dei Fiori, con la creazione di sky box e di una zona destinata a un ristorante e a un museo (per ora si parla di due spazi ancora vuoti, nonostante ci sia un vincolo regionale per dare vita a un museo).
Manca tutto il resto, ovvero il rifacimento dell’impianto acustico e l’efficientamento energetico della struttura, oltre – volendo – all’ampliamento anche della curva Nord per dare un senso omogeneo alla ristrutturazione. I soldi pare siano finiti e per ora non si vedono nuovi fondi all’orizzonte. Bel guaio perché senza efficientamento e senza impianto audio moderno non si può nemmeno dare corso alle iniziative che potrebbe sviluppare la costituita Varese Sport Entertainment, intenzionata a sua volta a coniugare sport e spettacolo. Difatti, al momento, è un contenitore che esiste ma che non opera. Morale: pur comprendendo la difficoltà nel reperire i quattrini, serve una svolta – senza gelosie, ovviamente, nei confronti dei canturini, rivali eterni – per evitare che due ristrutturazioni non completate lascino ancora una volta Varese e il suo impianto al campo delle cento pertiche. Si sta aspettando di agganciarsi al progetto legato a Nba Europe e alla ventilata partnership con Red Bird e il Milan? Chissà. Intanto Lucifero osserva, pronto ad azionare le sue fauci.