L’elezione di papa Francesco, prima, e poi di papa Leone sono chiari avvenimenti da leggere in chiave missionaria.
Un papa non europeo dopo 1.272 anni, il primo, e primo americano, il secondo, dicono quanto si era già cominciato a capire coi predecessori San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che è un dato significativo e inequivocabile dell’universalità – e dunque della ‘cattolicità’ – della nostra Chiesa.
Così lo Spirito Santo ha fatto rivivere alle nostre comunità una nuova Pentecoste che segnerà l’agognato cambiamento: quello che riguarda i nostri comportamenti e, soprattutto, il nostro modo di essere seguaci di Cristo.
Sappiamo tutti molto bene che parlare di Gesù Cristo, della Chiesa o del Regno di Dio, oggi non è facile; forse non lo è mai stato, ma in questo Terzo Millennio vi sono forme di resistenza e di pregiudizio che non andrebbero sottovalutate.
Non è il messaggio evangelico in quanto tale a fare problema, ma il fatto che esso venga associato a una comunità di credenti che spesso non si rivela all’altezza della situazione.
Fare finta di niente di fronte al fenomeno crescente della scristianizzazione significa essere ciechi… Come è fuorviante consolarsi col piccolo gregge di praticanti che va a messa, spesso fidelizzato attraverso discutibili forme di devozione.
Eppure, per quanto sia evidente il deficit di testimonianza nei comportamenti quotidiani, in parte per l’immobilismo di alcune tradizionali agenzie educative – dalla scuola alla famiglia, passando per le nostre stesse comunità cristiane -, vi è davvero un bisogno impellente di promuovere un sussulto di missionarietà!
Il cristianesimo, d’altronde, non può ridursi ad un algido compendio di leggi, leggine e dottrine, ma è innanzitutto e soprattutto un’esperienza di vita. Ebbene, di fronte a queste sfide, il cammino era stato indicato a chiare lettere da diversi pontefici, con umiltà e coraggio.
Ora il testimone della missione oltre ai pastori (papa, vescovi, consacrati) coinvolge i fedeli laici, chiamati col Sinodo sulla sinodalità a camminare insieme. C’è davvero bisogno di un cristianesimo che non appaia arroccato su posizioni dottrinali, ma che sia inclusivo, capace di trasformare il mondo con la forza della testimonianza. Solo così sarà possibile il rilancio della missione, di cui i Papi del nostro tempo si sono fatti interpreti.
Occorre voltare pagina, nella certezza che il rilancio della missione sarà un compito rivolto alla periferia, dove i poveri vivono immersi nei bassifondi della Storia.
Occorre passare dalle parole ai fatti, mettendo in pratica la parola di Dio e facendo tesoro del dettato conciliare che troppe volte abbiamo lasciato nel cassetto. La gente ha fame e sete di Dio e chiede di essere confermata nella fede. Solo riacquistando credibilità, corrisponderemo al mandato ricevuto.