Ricordo quando ai parrucchieri fu imposto di emettere una ricevuta al momento del pagamento della prestazione. La Guardia di Finanza, per controllare che tutto filasse secondo legge, di quando in quando si appostava nei pressi dei negozi. Fermava i clienti appena usciti e chiedeva di vedere la documentazione. Multe salate per il parrucchiere colto in fallo e per il cliente sprovvisto del necessario pezzo di carta.
Ora, il legislatore pensa a una disposizione. L’italiano pensa a come aggirarla. Sono due attività parallele. La seconda, generalmente, più veloce. Fu così che, nel ricordo che ne conservo, nacque una nuova figura professionale. L’accompagnatore fiscale. Costui era un tale pagato per uscire dalla barberia insieme al cliente. Aveva in tasca una ricevuta e, qualora fermati, la mostrava dichiarando di avere saldato lui per l’amico. Uno si era fatto tagliare i capelli. L’altro aveva la documentazione. L’amicizia spiegava il resto. Si voleva fare emergere il lavoro nero. Si era creato un mestiere.